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Bic for her: cancelleria per “femmine” (il rosa puzza!)

Amazon, vendita delle Bic for Her. Grande polemica in rete. Su Tumblr la tag vola per raccontare le tante declinazioni del sessismo che questo prodotto evoca.

A me viene solo da dire:

Ma tu guarda, la penna solo per donne. Nel 2012. Quando esiste una tastiera universale che per fortuna noi femmine, per la Bic immagino delle decerebrate, abbiamo imparato a usare tranquillamente. Che ci si dovrebbe fare con una penna solo per donne?

Su Tumblr dicono: scrivere ricette di cucina, segnare i giorni del ciclo… e qui vado in panne perché i giorni del mio ciclo li segna il mio compagno. Lo fa da sempre. Sa leggere i sintomi e sa prima di me quando stanno per arrivare. Come faccio a dirgli che per segnare questa cosa dovrà usare una pennina rosa for her?

Continued…

Posted in Critica femminista, Pensatoio.


Le donne della mia famiglia e la comprensione

Fin da piccola mi hanno insegnato a comprendere, nell’accezione di “aver comprensione, quindi giustificare”. Sia mio padre che mia nonna mi ripetevano che se ci fossi riuscita, a comprendere, sarei stata amata e voluta bene da tutt@.

Per molto tempo ho pensato che avessero ragione e che in fondo era quello che facevano tutte le donne della mia famiglia. Entrambe le mie nonne erano comprensive, capivano i loro mariti, i loro tradimenti, i loro scatti di ira, le volte che le picchiavano e umiliavano.

Erano uomini, erano lavoratori, erano i loro mariti che, avendo su di sé tutto il peso della famiglia, era comprensibile che a volte si arrabbiassero. Anche le mie zie, compresa mia mamma, sono sempre state comprensive.

Ricordo le liti furiose, le minacce, gli schiaffi, i calci, i pianti, le porte che sbattono e quel silenzio che segue la tempesta e che sembra inghiottire la casa. Ricordo le giustificazioni del giorno dopo, i famosi “papà era arrabbiato, lo avete fatto arrabbiare, aveva ragione ed ect”.

Ricordo quell’unica volta che mia madre, presa dalla disperazione fa le valige e solca il pianerottolo. Mio padre ci prende accanto e inizia a urlare che una madre non lo fa, non abbandona i propri figli, che “non senti come piangono???” e cose simili. Era troppo facile con mia madre, lei che veniva da una lunga tradizione di comprensione … neanche il tempo di dirle queste cose che mia madre è rincasata, ci ha abbracciate e ha chiesto scusa.

Dopo neanche un giorno di finta pace è ricominciato tutto, urla, schiaffi, calci, offese eccetera ma mia madre non ha mai più fatto le valigie. Anche a me e alle mie sorelle hanno insegnato a comprendere e per tutta l’infanzia non abbiamo fatto altro. Infatti capii presto che per evitare le botte bisognava assecondare i grandi ma che questo non era sempre possibile.

Continued…

Posted in Corpi, Narrazioni: Assaggi, Pensatoio, Personale/Politico, Storie violente.


Ma il cacciatore non era l’uomo?

Scusate la battuta, subito smentita da questo:

La ghigliottina è un atto d’amore. È una passione intensissima che nasce tra cittadini e aristocratici, e che si appaga solo nel possederli pienamente e totalmente. Io ghigliottino soltanto quando sono certa che la mia lama è mortale. Non ho mai ferito gli aristocratici, e non voglio far loro del male

Ama, dunque uccide. Mi ricorda qualcosa.

C’è tanto da dire. Lo faccio con una finta/intervista che ho rivolto ad una me stessa immaginaria. Buona lettura!

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La cittadina Serbilla Serpente, della città di Napoli, fondata dai greci, tanti palazzi storici e splendido mare, comprensivo di isole, porti e vista mozzafiato sulla città, è una ghigliottinatrice passionale. La ghigliottina ce l’ha nel sangue fin da quando era bambina, ed è stata fra le prime ghigliottinatrici donna in Campania, quando usare la ghigliottina era per eccellenza una «cosa da maschi». Tra i suoi trofei: conti, marchesi, principi della chiesa, duchi, e maestosi esemplari di principi cadetti, seconde figlie senza dote e infanti spagnoli. «Anche quindici nobili in una stagione», racconta. «Che poi ho imbalsamato, e li ammiro tutti i giorni».
Oggi, primo giorno di esecuzioni, allieterà i concittadini napoletani.
Serbilla, quando le è nata la passione per la ghigliottina? Com’è che una donna, risaputamente solidale ed empatica, decide di fare la ghigliottinatrice?
«Ce l’ho sempre avuta nel sangue. Nella casa di campagna di Poggioreale (oggi nota come casa circondariale), dove trascorrevo le estati da bambina, avevamo una galleria di lame antiche e di trofei di caccia all’aristocratico. Soprattutto c’era un conte affascinante: io ero attratta da questo conte. A vent’anni ho fatto un patto di sangue, e con il mio compagno boia ho cominciato ad andare alle esecuzioni regolarmente».
Continued…

Posted in Animalismo/antispecismo, Anti-Fem/Machism, Critica femminista, Omicidi sociali, Pensatoio.

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