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Educazione, figli, ricatti

In questi giorni ho riflettuto molto sul come stiamo crescendo i ragazzi e non ne ho tratte buone conclusioni. Tutto è partito dalla lettura di  questo post, che trovo molto condivisibile, perché bisogna stare assai attenti a non creare mostri (lo abbiamo già visto con gli stupri etnicizzati, vi ricordate?). Ma al di là della questione trattata, in cui non voglio entrare nel merito, mi ha colpito l’uso del termine “capricci”. I bambini  a volte fanno i capricci, questo è indubbiamente vero, e trovo giusto da parte dei genitori non assecondarli. I capricci infatti, come sappiamo, sono dei ricatti che insegnano a fare presa sulle debolezze degli altri per ottenere ciò che si desidera. Un insegnamento che credo nessuno voglia dare ai propri figli, ma che alla fine si dà. Se i bambini fanno i capricci è perché qualcuno glieli ha insegnati. Nessun bambino nasce con questa modalità incorporata. La impara e da chi secondo voi? Da chi gli sta più vicino, i genitori, e dalla comunità che lo circonda.

Da bambina ho subito molti ricatti da parte dei miei genitori, ricatti di tipo sentimentale ma anche materiale (se non fai questo non ti compro questo) ed etc.  Sono sicura che i miei genitori non volessero farmi del male ma educarmi, come loro stessi sono stati educati… in quello che considerano il modo migliore. Dicevano che dovevo responsabilizzarmi, ma come lo si può fare se alla base di tutto c’è un ricatto? All’inizio subivo passivamente, quindi accettavo tutte le regole, anche quelle che non condividevo.  Ma i bambini sono svegli e intelligenti, ci mettono poco ad imparare, e quindi ho capito come funzionava e l’ho riprodotto, prima per difendermi e poi per avere dei vantaggi. Che fossero cioccolatini, giocattoli o vestitini nuovi il meccanismo non cambiava, bisognava impuntarsi e non mollare. Quello che però mi fregava era il fatto che essendo timida, le piazzate pubbliche proprio non riuscivo a farle, e stare al centro dell’attenzione per me era una tortura maggiore del ricatto, quindi mi risultava difficile mettere sempre in atto quello che avevo imparato. Lo farò più in là, quando la timidezza inizierà a svanire. I miei genitori a quel punto, quando da ricattatori divennero ricattati, si impuntarono a loro volta e iniziarono a dirmi “no, è inutile che urli”, “devi fare quello che dico io”, “è per il tuo bene”, “se continui a lamentarti te le dò”, “questa è casa mia e si fa quello che dico io” ed etc.  A volte le minacce/imposizioni funzionarono, a volte la spuntai io, ma quello che solo oggi mi è chiaro è che, comunque sia andata, quell’orribile cultura che si basa sulla forza ha sempre vinto.

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Posted in AntiAutoritarismi, Pensatoio.

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II° Fem Blog Camp: report My Slut Walk

[Foto di Woodi Forlano, dalla Slut Walk di Berlino]

Report – Laboratorio My Slut Walk @FeministBlogCamp2012

dal Collettivo Femminista Le Ribellule – Roma

L’obiettivo del workshop che abbiamo proposto era interrogarsi collettivamente sul proprio corpo come simbolo, veicolo di contenuti,  strumento di lotta e autodeterminazione.
Siamo partite dalle “Slut Walk” che, da Toronto (3 aprile 2011),  sono diventate un fenomeno internazionale.

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Posted in Fem/Activism, Iniziative, R-esistenze.


La dittatura della televisione

Io ho un problema con le battaglie umanitarie fatte attraverso la televisione. Il televoto per aiutare i bimbi ammalati e il televoto per dire se ti piace la guerra e il televoto che sancisce una democrazia mediatica a partecipazione controllata. Se vuoi partecipare devi pagare. Ti bevi le pubblicità e poi decidi che non serve a niente il parlamento, le elezioni, ogni organizzazione e istituzione. E in un certo senso io che sono un poco anarchica dovrei gioire ed essere felice. Solo che quello che succede è un po’ come facebook. Finge l’anarchia per poi importi una dittatura estrema.

E allora oggi guardavo su canale cinque e vedevo che dove non potè lo studio e la riflessione, dove non potè una intera commissione di scienziati, l’Apa, e neppure l’Onu, potè Barbara D’Urso che con una parlamentare lì presente e ripetendo le dichiarazioni registrate di un perito sancirono la non esistenza della Pas. Che non sia una malattia l’abbiamo sempre detto ma non è di questo che noi ci occupiamo. Chi siamo noi per dire a uno scienziato cosa deve fare e cosa no. Ce ne siamo occupate perché la scienza si occupava di noi, si è intrufolata nei tribunali e un ragionamento e una indagine per capire come condurre una battaglia per i diritti civili, come dice FikaSicula, ci stava tutta. Senza bisogno di insultare nessuno e di essere insultate e arrivando tra l’altro a conclusioni per nulla scontate.

Ma… non so voi: a me non fa stare per nulla tranquilla il fatto che sia Mediaset a decidere quello che deve succedere in un parlamento, decreto e soluzioni e indagini e verifiche sulle diagnosi di Pas. Tra chi continua a credere che la democrazia si celebra con il confronto e le discussioni aperte e che l’opposizione politica debba essere realizzata negli spazi dedicati alle pratiche politiche poi vieni a sapere che il parlamento non serve a niente e che la democrazia non serve a niente e che se vuoi risolvere un problema svenditi l’anima, la privacy e la dignità e passa a Mediaset che non ti dà l’utile ricavato dalla faccenda a suon di promo e pubblicità ma ti regala un emendamento, una proposta, un provvedimento.

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Posted in Comunicazione, Critica femminista, Pensatoio.