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Lazio, elezioni regionali: e se partecipa CasaPound

[Per l’immagine, grazie a Loredana Lipperini]

CasaPound si candida per partecipare alle elezioni regionali in Lazio. Dovrebbero rappresentare un cambiamento, detta in linguaggio populista che dà dei ladri a tutti e che propone la pulizia morale, l’onestà e la coerenza. Soprattutto quella.

Alle elezioni regionali precedenti dichiaravano di appoggiare la Polverini che come sappiamo ha fatto la fine che ha fatto.

Sono certa che su questa magnifica opportunità che si apre alle persone voltairiane che darebbero la vita per fare spazio a costoro si farà un gran dibattito. Altri appelli per consentire loro di stare in tribune elettorali e sdoganare un po’ di fascismo del terzo millennio.

Continued…

Posted in Anticlero/Antifa, Pensatoio, R-esistenze.


Squillo: giocare ad essere sfruttatori

Da Amarame:

Qualche settimana fa mi viene suggerito di andarmi a fare grasse risate con questo lancio pubblicitario: Squillo: official spot. Lo guardo dal primo all’ultimo minuto, in un crescendo di disagio.
Ho sempre provato sentimenti ambivalenti nei confronti di Immanuel Casto: anche quando non ero “politicizzata”, le sue canzoni, pur divertenti per il loro essere dissacrante, mi disturbavano (onestamente sottolineo che non l’ho mai veramente perdonato per uno “sporche mestruazioni” buttato a caso in una strofa solo perché stava in metrica): non era la volgarità, ma la violenza con cui certi concetti venivano espressi. Però, mi dicevo, in fondo si tratta di una sorta di satira e critica alla società bigotta e cattofascista: va bene, no? Insomma, se è così… Ma fino a che livelli può spingersi la satira? Che cosa è accettabile e cosa no? Oppure, più banalmente, cos’è la satira?
“Squillo” è un gioco di carte in cui si impersona un magnaccia che decide come gestire le “proprie” prostitute e può scegliere anche di ucciderle per venderne gli organi. A seguito di un’interrogazione parlamentare che chiede di ritirare dal commercio questo gioco, il Casto Divo incita i propri fan ad attuare una mail bombing; nel testo proposto dal cantante si legge:

Squillo è un gioco di satira che si muove su di un piano di finzione. Non a caso sono state scelte delle illustrazioni. Il che non significa minimamente dare un’approvazione morale ai contenuti del gioco (ammesso che un gioco davvero necessiti di un approvazione morale). Ma fare una parodia di una società grottesca dove la mercificazione del corpo femminile raggiunge il suo apice in prodotti di massa come i cinepanettoni e fa di argomenti come la prostituzione o scandali sessuali la principale forma di intrattenimento giornalistico.

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Posted in Comunicazione, Critica femminista, Pensatoio, Sessismo.


A Samuele Caruso

Da Riccardo, di Asocial Network:

Questa cosa che ti sto scrivendo, Samuele Caruso, non potrai mai leggerla. Non potrai, perché sei rinchiuso in una galera. Te lo avessero detto una settimana fa, che oggi domenica venti ottobre la avresti passata in una cella di un carcere, chissà che cosa avresti pensato; oggi sei, a ventitré anni, chiuso là dentro con la prospettiva di passarci una non lieve parte della tua vita. E lo sai. Inutile distogliere il pensiero da questa cosa; la tua vita, così com’era fino a poche ore fa, non esiste più.

Chi ti scrive senza che tu possa leggere, ha visto e continua a vedere amici e compagni finire in galera. Ci si finisce, là dentro, anche per essersi opposto a qualcosa e a qualcuno. Ci si finisce per una manifestazione, per una lotta, per aver dato noia a qualche potentato politico e finanziario. Ci si finisce, non di rado, per il capriccio di qualche procuratore asservito. Ci si finisce combattendo, a modo proprio, contro delle ingiustizie e contro un sistema intero. Ci si finisce, certo, anche impugnando un’arma, e usandola. Non so, e non potrò mai sapere, se a tali cose tu abbia mai pensato, anche una sola volta, nella tua vita; forse, chissà, stai pensando adesso di essere finito in galera per amore. Bisognerebbe, e ne va della tua salvezza, che tu non pensassi mai una cosa del genere. In galera ci sei per aver ammazzato una ragazza più giovane di te, colpevole esclusivamente di essere la sorella di un’altra ragazza che amavi. In galera ci sei perché questa ragazza ti aveva lasciato. In galera ci sei perché un giorno d’ottobre sei uscito per andare da lei in compagnia di un coltello, e lo hai usato su una ragazza che voleva difendere sua sorella quando ha visto che la avevi aggredita, armato. In galera ci sei, e non hai affatto “perso la testa”, come vai ripetendo pensando di autoassolverti. Altrimenti, occorrerà fare il percorso di quel coltello.

Dov’era? In un cassetto, su un tavolo, in una borsa? Ovunque fosse, non poteva muoversi da solo. C’è stato qualcuno che lo ha cercato, che lo ha preso, che lo ha sollevato e che se lo è messo in tasca; e quel qualcuno sei tu. E’ “perdere la testa”, questo? Andare da una ragazza che ti ha lasciato scomodando un coltello? Si può perdere la testa a volte, certamente; e quando la si perde, spesso, non importa nemmeno avere un’arma. Quel che si può fare con le mani e con i piedi, e con la propria forza (specialmente quando si è un uomo, magari giovane, contro una ragazza cui non è mai passato per l’anticamera del cervello di frequentare corsi di difesa personale o roba del genere), lo avrai magari visto anche tu sui giornali. Quante donne, quante ragazze ammazzate a calci e pugni? Quante strangolate con un semplice nastro? Quante prese di peso e scaraventate da una finestra o in un burrone? E si può anche uscire con questa precisa intenzione. Si può trovare persino un pugile che ti massacra in mezzo di strada perché “ce l’ha con tutte le donne”, e tu sei la prima che ha la sventura di incrociarlo. Ecco. Tu hai, Samuele Caruso, bypassato tutto questo. Tu sei uscito con un coltello per andare dal tuo amore. Non continuare a raccontare questa menzogna agli altri e a te stesso. Non cercare di basartici sopra per vedere se un qualche avvocato ti tirerà fuori. Non ammazzare quella ragazza un’altra volta.

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Posted in Disertori, Omicidi sociali, Pensatoio.