Qualche tempo fa abbiamo pubblicato qui la storia di Daniele, così lo avevamo chiamato, che ci raccontava di una violenza subita, da lui, con tutte le difficoltà che si portava dietro rispetto al fatto che nessuno gli credeva. Alla pubblicazione di quel testo sono seguite tante critiche. E il succo è che la violenza sulle donne è più, è diversa, è un’altra cosa rispetto a quella sugli uomini e che parlare anche di quest’ultima confonderebbe i piani, equiparerebbe, decontestualizzerebbe e anche fosse corretto farlo, parlarne, per alcune non sarebbe opportuno perché ci sono così tante resistenze, ed è innegabile, ad accettare che esistano donne che subiscano violenza, figuriamoci se possiamo declinare la violenza tirando fuori dal cilindro le storie di uomini vittime della stessa logica e cultura patriarcale che li relega al ruolo di machi, bruti, carnefici e quando vittime li invisibilizza perché sono un brutto esempio che non rende merito al maschile.
Daniele a parte la violenza in se’ ci parlava proprio di questo, di una violenza sulla violenza, ovvero di omertà. La stessa omertà subita dalle donne quando denunciano una violenza. Poi ci sono le critiche più politiche che dicono che vittimizzare il maschile equivarrebbe a scagionarlo e dunque assolverlo e premessa a tutto sarebbe che è necessario che si sentano tutti colpevoli obbligandoli a prendere le distanze e a segnare altri percorsi per un maschile differente. La teoria insistente poi sarebbe quella che il maschile corrisponde all’oppressione e non si possono equiparare le violenze di un oppressore a quelle di una oppressa. Perché l’oppressa, si sa, reagisce all’oppressione e dunque qualunque sua azione può essere considerata legittima difesa. Finanche un assassinio premeditato per cui in america si ottiene una assoluzione grazie alla sindrome della donna maltrattata (e non esiste la sindrome dell’uomo maltrattato) e in italia di recente abbiamo avuto una sentenza in cui si è parlato di violenze subite dalla donna che avrebbero giustificato non la difesa nel corso di una aggressione ma un delitto premeditato. In questo senso va vista la proposta di legge che include l’aggravante per Femminicidio che finisce per essere la maniera di considerare più grave l’uccisione di una donna rispetto alla restante parte del genere umano.
In ogni caso, come dicevo, la storia di Daniele ha suscitato un sacco di polemiche, su facebook, con esodi di gente andata perché si è dichiarata tradita nelle proprie convinzioni e su Zeroviolenzadonne.it che avendo colto bene la questione l’ha ripubblicata ricevendo lo stesso tenore di commenti.
Da dire che ampliare il concetto di violenza di genere e ragionare di violenze che affondano le radici nella cultura patriarcale ad imposizione di ruoli è un discorso non semplice da fare anche se per esempio Bollettino di Guerra ci sta provando.
Ad ogni modo c’è un commento che più di tutti che su Zeroviolenzadonne.it ha suscitato l’indignazione anche di altre.
Stefania dice: “No dai pure qua !!!!!!! A quando un bel racconto di un Israeliano preso a sassate da un Palestinese? In fondo la violenza è violenza no? Da qualsiasi parte arrivi no? Ma che vi prende a tutte?”
A questo si è risposto in vari modi di cui potete leggere qui e qui.