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Appello della Verdi 15. Il diritto allo studio non si sgombera

Da Verdi15 Resiste:

Appello della Verdi 15. Il diritto allo studio non si sgombera

La Verdi 15 Occupata è stata sgomberata. La mattina del 30 ottobre i reparti della celere torinese, in tenuta antisommossa, sono entrati nella residenza dall’ingresso principale. Sono arrivati verso le dieci del mattino, non hanno dovuto forzare nulla perchè a quell’ora la porta della Verdi era aperta, come sempre. Hanno varcato quella soglia come fossero venuti a studiare in una delle aule studio aperte ventiquattro ore o a seguire una lezione d’italiano o di francese, o a partecipare a un dibattito.

Sono andati a prendere gli occupanti uno a uno. Li hanno radunati tutti tra pianterreno e cortile. Poi hanno diviso italiani e stranieri, a ricordarci che non siamo tutti uguali, come vuole la linea politica del presidente leghista della Regione Piemonte Roberto Cota. Poi hanno isolato chiunque chiedesse spiegazioni o cercasse di tenere alto il morale cantando, a ricordarci che la via più rapida e indolore è perdersi d’animo. Una volta radunati e immobilizzati gli occupanti, sono andati stanza per stanza a distruggere tutto quello che trovavano. Hanno rovesciato il contenuto di frigoriferi e credenze. Hanno smembrato mobili e spaccato finestre. La stampa ha quindi avuto gioco facile per dipingere gli occupanti come dei disadattati che vivevano nel degrado. Del resto si sta bene a Torino d’inverno con le finestre senza vetri, non fa una piega. Del resto se la  magliettina non è più di moda gli si dà un tocco di colore spaccandoci sopra un vasetto di marmellata.

Continued…

Posted in Iniziative, R-esistenze.


Delitti Virtuali

Questo può aggiungersi al nostro capitolo sul cyberstalking.

Da Finché Morte Non Vi Separi:

Potremmo discuterne tanto oppure poco, di quella che potrebbe essere la definizione di comportamenti intrisi d’odio, frustrazione, conseguenti a proprie contraddizioni, avversioni per qualcuno, gelosie, motivi di esclusione, abbandono.

Sono persone che dicono di lottare contro alcune fattispecie di delitti, come un tempo lo era quello d’onore, e poi ad oggi si sa che viene preceduto dallo stalking, quella persecuzione molesta di chi non si sente accettato o è stato/a abbandonato/a.

Dicono sia una cosa tutta al maschile ma ho l’esempio tangibile che l’abbandono non lo si sa gestire da ogni parte e questo lo so perché le ossessioni, le persecuzioni, gli abbandoni – veri o presunti – virtuali vengono gestiti male dappertutto. L’abbandono terrorizza. Per abbandono si uccide. Così si uccide moralmente per un ban su un blog o su una pagina facebook. Si dà il via al linciaggio di branco e alla lapidazione per un dissenso.

Guardate quello che succede qui. O sei con me o sei contro di me qualcuno dice e se sei contro di me allora meriti una punizione. Meriti di morire, scomparire, finire. Questa cosa in rete viene attuata spesso anche da donne e la modalità è fatta di violenza, cruentissima, e se questo tipo di comportamenti potessero svolgersi sul piano reale ci sarebbe solo un limite fisico, oggettivo, da parte di chi non sarà poi così tanto forte per sconfiggere corpo su corpo un’altra persona.

Invece il mondo virtuale ti regala una possenza che non hai e ti permette di fare quello che altrimenti dici di non fare mai. Perché è necessario reagire all’abbandono in questo modo? Che sentimenti innesca? Che brutte maniere stimola un semplice dissenso? E cosa mai può provocare la sensazione di esclusione?

Ne ho parlato già qui, qui, qui.

Le relazioni virtuali sono spesso fittizie, originate da un riflesso di se stessi. Vedi nell’altro quello che tu ci vuoi vedere. Non accetti nulla di più che quello che ti somiglia. Non c’è possibilità di relazione reale perché non è reale ciò che non tocca la sfera umana, dunque le contraddizioni, la complessità. In rete si intrecciano legami con icone dalle quali si esige assoluta coerenza in rapporto a pretese che sono sempre e solo tue. Ed è la versione più infantile della relazione senza implicazioni mature. Quella di chi ti ama perché pensa che tu sia in un modo e quando poi scopre che sei molto di più dice che “sei cambiato/a”.

Di relazioni virtuali si può morire e il “femminicidio”, di te donna che abbandoni o scegli di dissentire o bannare qualcheduno/a, lo paghi con la persecuzione, lo stalking e il gossip e il chiacchiericcio e poi la gogna e il linciaggio.

Come si può prevenire un delitto virtuale se è causato dall’ossessione di qualcuno che ti ha scelto per scaraventarti addosso tutte le sue frustrazioni? Se quella persona non riesce ad accettare che non la pensi come lui/lei? Se addirittura fa di tutto per metterti a tacere, provando a isolarti, farti ostracismo, mobbizzarti, diffamandoti ovunque, per ottenere consenso in contrapposizione a te?

Continued…

Posted in AntiAutoritarismi, Omicidi sociali, Storie violente.


Eretica, stanca di guerra

Quando c’è guerra mi preoccupo che non vi siano cadaveri. E’ un male questo? Non voler passare sopra i corpi altrui per far politica? E’ un male preoccuparsi di chi è ferit@ da una parte o l’altra?

Ma se in tanti anni di politica è questo quello che rimane, mi chiedo se non ne sono in parte responsabile. Mi chiedo se in tanti anni dedicati al movimento anch’io ho prodotto questo. E dunque: che senso ha il mio fare politica?

Questo mi sto chiedendo adesso.

Ed è la prima volta che ho perso la fiducia nelle persone, nella mia determinazione. Non ho mai pensato di poter cambiare il mondo tutto d’un colpo ma di cambiarlo un pochino almeno si.
E invece. Finisce che quel mondo accoppa me. Senza sconti. Senza tante spiegazioni.

Ho perso, ho vinto, comunque ho sempre combattuto per quello in cui credevo e lo faccio ancora. Non c’è nessuno che ricorda cosa io abbia fatto o detto di buono, utile, costruttivo in tanti anni. Tutto sparito, finito, morto, come me. Così finisco per dimenticarlo anch’io.

Ho bisogno di recuperare senso. Umano, prima che politico. Perché l’umano non si può perdere nel politico. Perché non c’è umanità in quello che succede. Solo un cieco desiderio di vendetta. Ed è miseria che fa troppa tristezza.

– Tutta la mia solidarietà al collettivo FaS, di cui continuo a fare parte, e che per l’odio che talune/i nutrono contro di me è oggetto di attacchi che non hanno nulla di politico.

E per il resto sposo appieno quanto è scritto qui.

Ringrazio Loredana Lipperini per le parole piene di affetto che mi ha dedicato in privato e per la solidarietà pubblica dichiarata a FaS.

Ps: non volevo pubblicare questa cosa perché sono certa che sarà l’ulteriore pretesto per un dileggio diffamatorio senza fine ma ho sempre condiviso qui i miei pensieri, giusti o sbagliati che essi siano, e non mi farò censurare da nessuno.

Posted in AntiAutoritarismi, Omicidi sociali, Personale/Politico.