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Divieto di transito #2: I vostri nati torcano la militanza da voi!

Da Effettofarfalla:

Le strade del centro sono tanto simili alle scale mobili.
Tu te ne stai tranquillo, fermo, a fare i cavoli tuoi, e prontamente arriva il rompiscatole che ti butta da un lato, perché egli deve sbrigarsi a comprare l’ultima stronzata di cui ha sentito il nome. Se aspettasse anche soltanto mezzo secondo di più, crollerebbe a terra in preda alle convulsioni, griderebbe al cielo con la tutta la forza che ancora sorprendentemente trova nei suoi polmoni incatramati dalle sue ciospe quotidiane: oh dio, scusami per non aver ancora benedetto le mie viscere col tuo sacro sacrificio di non-umani unto, geneticamente modificato e accoppiato con sorprese per bambini fatte da bambini senza destini, e cristodonalds, concedimi ancora cinque minuti per desiderare ardentemente la standardizzazione della mia esistenza e delle mie aspirazioni, sì, oh sì, fammi sopravvivere solo per inseguire il sogno di andarmene a fare il barbone a niù iòrc e sbavare davanti ai caffé annacquati di Starbucks, rigorosamente consumati da coppiette      che rispondono a ogni dettame imposto da eteronormatività, cisgenderismo e monogamia, finché non schiatto accoppato da un poliziotto in astinenza da ciambelle in nome della sicurezza e della democrazia, sì, ohhhh, sìììì.  Egli ha un rigurgito consumista e se vede un saldo lo rincorre a vista, e solo il suo dio sa quanto spende, ché io lo so che tanto quello accende un mutuo ogni volta che esce di casa.

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Posted in AntiAutoritarismi, Narrazioni: Assaggi, Pensatoio, Personale/Politico.

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Il Porco al Lavoro: recensioni a richiesta?

 

Ultimamente ci è stato chiesto più volte di segnalare il blog ‘il Porco al Lavoro’.
Prima di tutto, onde evitare in futuro che si creino situazioni analoghe in grado di provocare imbarazzi o malintesi, ci teniamo a precisare, nel caso non fosse evidente, che noi non siamo solit* produrre contenuti a richiesta – non lo abbiamo mai fatto, ma abbiamo sempre, in piena autonomia, pubblicato ognun* i propri post, segnalazioni (o diosacos’altro!), dato che non siamo un aggregatore di contenuti.

Quello che è ulteriormente necessario premettere è che, se la segnalazione poi viene fatta, non è possibile garantirne a priori il tenore… perciò qui di seguito le nostre impressioni, che forse non piaceranno a chi ci ha richiesto un interessamento in merito.

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Posted in Critica femminista, Pensatoio, Precarietà, R-esistenze, Scritti critici.

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Generi e violenza

Da Amarame

Poco tempo fa su Femminismo a Sud eravamo tutt* invitat* a riflettere sulla violenza e sul fatto che fosse o meno una cosa strettamente legata ad un genere piuttosto all’altro. Ci ho pensato anche io, con i miei tempi, e devo dire che la risposta non è facilissima da esporre in maniera chiara.

Ovviamente la violenza di per sé -ma non ci vuole molto a capirlo- non è prerogativa di una singola categoria di persone: è un fenomeno che tocca tutto e tutt*, trasversalmente ai generi, alle età, alle classi sociali ecc… Esistono uomini violenti e donne violente; ragazzin* violent* e anzian* che si esprimono con violenza, bianch*, ner*, ross*, giall* e blu violent*, facchin* e presidenti/esse violent*. In un certo senso, la violenza non discrimina e si accompagna benissimo a chiunque, pur esprimendosi in maniera diversa a seconda di chi la agisce. Ma qui stiamo parlando di concetti chiari anche a bambin*.

Il punto fondamentale su cui mi sono focalizzata dopo il post su FaS e che forse ha scatenato la maggior parte dei commenti è che, secondo me, se la violenza non ha genere, esiste però una violenza maschile, che è un concetto un po’ diverso. Per violenza maschile intendo (ma non è un termine inventato da me) quella che porta, al suo culmine, al femminicidio: una violenza che ha caratteristiche precise e che è profondamente radicata nella società patriarcale. Si tratta, insomma, di un problema degli uomini che, però, si riflette sulle donne e questo perché è lo strumento che il patriarcato mette in mano ad una fetta della popolazione mondiale per tenere a bada l’altra e mantenere così lo status quo.

Trovo sconcertante vedere quanti uomini, posti di fronte a questo problema, scattino subito sulla difensiva cercando spesso di minimizzarlo o affrettandosi a dichiarare che “no, io non ho mai stuprato/picchiato/ucciso”, perché penso si tratti di un tentativo di sviare il discorso in modo da non mettere realmente in discussione il proprio ruolo, o meglio quello che la società ha affidato loro.

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Posted in Critica femminista, Pensatoio, Sessismo.