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Lettera al mio bambino mai nato

 

 

Ripubblichiamo dal blog di Sdrammaturgo.

 

Non procreare se non volevi essere procreato.
Dal Vangelo secondo Claudio

Caro figliolo scampato alla vita,

sono lieto di annunciarti che non nascerai.
Non preoccuparti: non verrai neppure concepito.
Io senza preservativo una donna nemmeno la guardo.
E non temo tanto l’AIDS, quanto la tua nascita. Per l’AIDS magari un giorno potrebbero trovare una cura.
Della procreazione adoro la pratica, ma detesto il risultato.
A un uomo che non usa il preservativo, peraltro, nessuna donna dovrebbe mai darla per tutto il resto della sua vita e gli dovrebbe essere negata anche la possibilità di autoerotismo: troppo comodo fare il passionale noncurante quando poi la gravidanza se la becca lei.
Se poi si dovesse verificare un incidente nonostante il contraccettivo, sappi che io sono favorevole all’aborto fino al nono mese di gravidanza.
Finché sei nel corpo della donna, sei il corpo della donna.
Continued…

Posted in Affetti liberi, AntiAutoritarismi, Anticlero/Antifa, Disertori, Pensatoio, R-esistenze, Satira.

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Mercificazione e speculazione sulla violenza sulle donne

E’ una questione complessa quella che attiene alla costruzione della credibilità delle donne quando si parla di violenza. Ci fu un tempo, che non è certo tramontato, in cui le donne sono state assunte come bugiarde e mai credibili. Qualunque cosa accadesse loro veniva detto e scritto che erano sempre colpevoli e anzi era molto semplice liberarsi di donne che denunciavano di aver subito abusi o si ribellavano perché bastava patologizzarle, erano pazze o erano streghe e dunque meritavano il rogo.

A quella fase, incredibilmente lunga, che è stata resa tale da una serie infinita di mentalità e convenzioni che discendono prettamente dalla cultura patriarcale, chiunque poi la reiteri e la reinventi, ne succede un’altra che è quella della presunta angelicità della donna, la sua innocenza in capo a tutto. Talune donne in lotta contro la violenza sulle donne dicono che le donne sono sempre innocenti e dicono che dunque sono sempre vittime. Pensare alla verità opposta è impensabile. Perché innanzitutto bisogna portare avanti un dogma preciso che stabilisce la veridicità delle affermazioni delle donne in ogni caso e sempre in nome di una lotta contro la violenza subita che se anche facesse qualche vittima collaterale chisseneimporta.

Dunque dicevo: donne vittime sempre, la loro testimonianza assunta con valore probatorio nei processi, anche in assenza di prove oggettive, basta che la donna dica che ha subito uno stupro e lui rischia intanto di essere accusato, denunciato, arrestato, e perfino condannato.

Dalle sentenze per quel che sappiamo succede spesso il contrario, ovvero che le donne vittime di stupro accusano ma poi si pentono perfino di aver denunciato ché dato che il processo si basa tutto sulla loro parola è ovvio che su quella si misura l’accusa che distrugge la credibilità della denunciante a partire dalla sua reputazione, ripresa e giudicata con moralismi degni della santa inquisizione. Dunque se sei santa forse riesci a fare condannare qualcuno ma se sei una la cui vita non riassume i valori della cultura dominante allora non hai di che sperare.

Poi esistono casi in cui, c’è chi lo afferma, che gli uomini vengano considerati colpevoli a prescindere e si difendono anche loro con delle generalizzazioni dicendo che ci sono un tot di false accuse che sono agevolate da un sistema che appunto deriva nettamente dalla costruzione di una cultura che assolve le donne a priori.

Continued…

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La violenza economica è violenza di Stato

Dal Corriere.

Una ragazza resta incinta e fa un figlio. Il figlio è del padre, cioè il padre della ragazza. Pare che la ragazza abbia subito abusi per un tot di tempo e che ora, maggiorenne, abbia appunto partorito un bimbo.

Dice il Corriere che:

all’uomo è stato imposto l’allontanamento dal domicilio e il divieto di vedere la ragazza: ma quando ha cercato di incontrarla, secondo gli investigatori per tentare di condizionarla psicologicamente, per lui sono scattate le manette.

La famiglia della ragazza era omertosa, racconta il Corriere e per evitare scandali volevano obbligarla ad abortire. La segnalazione alle forze dell’ordine è arrivata da fonte anonima e sono andati a liberare la ragazza da questa famiglia senza capo né coda.

Quel che resta da chiarire è: da quanto tempo padre e figlia vivevano come moglie e marito? Chi altro c’era in quella casa? La mamma dove cazzo stava? Fratelli? Sorelle? Zie? Zii? Cugini? Andava a scuola? Gli insegnanti non si sono accorti di niente? Ed è possibile che non andasse neppure a scuola perché ancora, nel meridione, ma credo anche altrove, queste cose succedono, e dunque come si fa a dire ad una ragazzina che non è proprio una cosa sana che un padre abusi di una figlia e che le tolga la libertà di essere figlia e la faccia diventare la sua consorte suo malgrado?

L’omertà in queste vicende, e non è la prima che ho sentito dalle mie parti, gioca un punto enorme. Se la famiglia si preoccupa tanto di più della reputazione del loro buon nome che della salute psico/fisica della ragazza non c’è poi tanto da spiegare. Ma qualcosa da spiegare in effetti però c’è.

Si tende a coprire un abusante perché può dire che non bisogna credere a chi l’accusa ma anche perché si attribuisce una responsabilità alla ragazza e in una logica che toglie di mezzo il bianco e il nero e analizza le complessità ci sta che pure la ragazza si senta responsabile. Si copre l’abusante perché è un padre di famiglia, forse, e perché senza di lui non mangiano, non avrebbero un tetto, non avrebbero nulla. E in questo gioca l’ignoranza ma anche l’assenza di autonomia e lavoro.

Continued…

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