Continua l’iniziativa a partire dalla pagina FaS “Scrivi cos’è la violenza sulle donne”. La frase di apertura è “violenza sulle donne è…” e tu aggiungi il resto. Manda cartelli, frasi, foto, qualunque cosa a fikasicula@grrlz.net
Violenza sulle donne è…?
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– Novembre 26, 2012
Causa della morte: Donna
Barbara, sulla nostra mailing list, ci segnala un interessante sito (grazie!): www.causeofdeathwoman.com
un rapporto investigativo della violenza sulle donne in 10 paesi del mondo.
Il sito, in inglese, narra le storie di diverse donne sopravvissute alla violenza (e anche, purtroppo, di alcune tra coloro che non ce l’hanno fatta) e di quelle persone/organizzazioni che con il proprio operato stanno sforzandosi di cambiare questo stato di cose. Tra i vari paesi presi in esame non risulta l’Italia, ma tutto quello che viene narrato nelle storie di queste donne potrebbe essere tranquillamente successo qui da noi… la mentalità che sottende a questi crimini rimane sempre la medesima in tutti i luoghi del mondo, la convinzione – spesso sottaciuta ma ben introiettata, e non solo dai perpetratori della violenza – che alla fine sia quasi un ordine naturale delle cose quello che permette agli uomini di abusare fisicamente e psicologicamente delle donne, che le donne vittime di violenza in qualche modo ‘se la siano cercata’… tutto questo tra il silenzio dei vicini, l’indifferenza dei membri delle forze dell’ordine, la complicità dei parenti, il terrore delle/dei figli*. Le donne, troppe donne, sono lasciate sole ad affrontare la violenza, e quando cercano aiuto arrivano a sentirsi rispondere, come in questo illeggibile articolo , persino di ‘sopportare’.
‘Consigli’ del genere davvero non si possono più sentire: le donne non sono nate per soffrire, per subire, per servire… le donne non sono nate per morire, proprio per mano di chi dice di amarle. Ieri si è celebrata la giornata internazionale contro la violenza sulle donne… ma noi non abbiamo bisogno di un giorno di attenzione e 364 di indifferenza. Abbiamo bisogno di un cambiamento culturale, qui ed ora, e la prima cosa che possiamo fare è quella di parlarne, con le altre donne e con gli uomini disponibili al dialogo e all’ascolto, rompere i muri di omertà, chiedere a gran voce e lottare per la nostra indipendenza economica ed esistenziale, indispensabile per fuggire da chi ci vuole tenere nel ruolo di schiave, di subalterne… e soprattutto mai, mai credere a chi ci dice che ‘ce lo siamo meritate’, che ‘così vanno le cose’ o infamità del genere!
Non una di più, né oggi, né mai!
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– Novembre 26, 2012
Contributo per il 25 novembre: costruire relazioni e culture antiautoritarie!
Riceviamo e volentieri condividiamo:
Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne, che recentemente è stata dichiarata un’emergenza dall’ONU. Fanno ovviamente riferimento alla violenza di genere, ossia quella esercitata da uomini su fidanzate, mogli, figlie, compagne; emblematico il caso, qui a Palermo, della povera Carmela Petrucci, uccisa a coltellate per difendere la sorella dall’aggressione dell’ex fidanzato che le attendeva sotto casa. E ogni caso ci si affretta a etichettarlo quale raptus, a dire che in fondo “era un bravo ragazzo”, senza volere scoprire le cause che lo hanno originato. Cause che possiamo ritrovare nella cultura nazionalista, sessista, razzista, in definitiva fascista in cui siamo immersi: che porta a uccidere perché “o mia o di nessuno”. La ragazza è sua, di sua proprietà, e non può ribellarsi a tale stato. È quella violenza che uccide una donna ogni tre giorni, dall’inizio dell’anno; per far fronte alla quale si cerca di unire in un “patto di genere” tutte le donne in quanto tali, a prescindere dalle specifiche differenze, contro un nemico comune rappresentato dai maschi.
Applicando tale criterio, chiunque ad esempio critichi una donna per, ad esempio, le sue posizioni politiche è automaticamente contro le donne e complice del maschilismo. Questo semplicistico assioma binario (donne buone per natura, maschi cattivi e violenti per natura) non tiene conto delle altre violenze, oltre quella fisica, che vengono compiute ogni giorno sulla pelle delle donne. La prima che salta all’occhio, direttamente connessa alla violenza di genere, è quella economica: consiste sia nella generale diffusione di forme di lavoro “deboli” come quello precario che non comportano garanzie di diritti(alle ferie, alla malattia, alla pensione, ecc.), anche perché spessissimo in nero, sia nella specifica riduzione dei salari alle donne, a parità di lavoro svolto mediamente pagate il 30% in meno dei loro colleghi maschi. La combinazione di questi fattori porta alla dipendenza economica(dai genitori, dal partner) e impedisce di raggiungere l’autonomia.
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– Novembre 24, 2012

