Dal mio nuovo blog [Abbatto i Muri] dove troverete le mie storie e i miei pensieri liberi. Per commentare, se volete, venite di là. Buona lettura.
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“Le italiane riscoprono i lavori di casa” segnala Repubblica in un lungo articolo che sembra quasi una presa per il culo. Lo scoop da segnalare alla testata: le donne non hanno proprio mai smesso di fare quei lavori. Ma a parte questo se si analizza il pezzo di costume ne viene fuori quasi un quadro di eroismi all’incontrario, per cui santificare femmine che ripiegano su lavori di sguatteraggio e cura sarebbe da valorizzare. Un po’ di pacche sulle spalle a quelle che perdono il lavoro o che sono costrette a farne il triplo perché sono separate e con figli a carico o con i mariti e i compagni in stato di disoccupazione.
E non capisco proprio dove stia il vanto in tutto ciò. Che c’è da dire? Se non hai lavoro ripieghi sempre in camerierati, colfaggi e babysitteraggi e affini. Non è che hai molta scelta dopotutto. E se all’improvviso si scopre che il lavoro di cura sia una risorsa, la stessa per la quale attraverso le leggi sull’immigrazione si sono stabiliti i flussi dello schiavismo, la tratta organizzata e legalizzata delle straniere che dovevano sostituite noi italiche che quei lavori, a parole, pare non li facevamo più, non è che c’è tanto da incensare.
Per me concetti come “mary poppins all’italiana” o “la recessione si sta tingendo di rosa” sono frasi offensive e anche parecchio. Volendo fingere di essere per un attimo Nanni Moretti vorrei chiedere all’autrice del pezzo come le viene in mente di scrivere queste cose. Con queste parole.
