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Pedagogia economica/fascista: la risorsa del paese è donna!

Dal mio nuovo blog [Abbatto i Muri] dove troverete le mie storie e i miei pensieri liberi. Per commentare, se volete, venite di là. Buona lettura.

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Le italiane riscoprono i lavori di casa” segnala Repubblica in un lungo articolo che sembra quasi una presa per il culo. Lo scoop da segnalare alla testata: le donne non hanno proprio mai smesso di fare quei lavori. Ma a parte questo se si analizza il pezzo di costume ne viene fuori quasi un quadro di eroismi all’incontrario, per cui santificare femmine che ripiegano su lavori di sguatteraggio e cura sarebbe da valorizzare. Un po’ di pacche sulle spalle a quelle che perdono il lavoro o che sono costrette a farne il triplo perché sono separate e con figli a carico o con i mariti e i compagni in stato di disoccupazione.

E non capisco proprio dove stia il vanto in tutto ciò. Che c’è da dire? Se non hai lavoro ripieghi sempre in camerierati, colfaggi e babysitteraggi e affini. Non è che hai molta scelta dopotutto. E se all’improvviso si scopre che il lavoro di cura sia una risorsa, la stessa per la quale attraverso le leggi sull’immigrazione si sono stabiliti i flussi dello schiavismo, la tratta organizzata e legalizzata delle straniere che dovevano sostituite noi italiche che quei lavori, a parole, pare non li facevamo più, non è che c’è tanto da incensare.

Per me concetti come “mary poppins all’italiana” o “la recessione si sta tingendo di rosa” sono frasi offensive e anche parecchio. Volendo fingere di essere per un attimo Nanni Moretti vorrei chiedere all’autrice del pezzo come le viene in mente di scrivere queste cose. Con queste parole.

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Posted in AntiAutoritarismi, Comunicazione, Critica femminista, Pensatoio, Precarietà, R-esistenze.


Giornata Mondiale per la lotta all’AIDS 2012

Centre Pompidou, Artist: Bryan Mc Cormack
ph gigoua.tumblr.com


Giornata mondiale per la lotta all’AIDS
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Negli utltimi anni le campagne di informazione sulla trasmissione dell’HIV sono state scarse e poco incisive, caratterizzate dalla censura e dall’omertà, dettate dalla doppia morale italica, riguardo la sessualità e la parola preservativo.
Recentemente ho partecipato all’iniziativa di LILA. Non ero molto convinta del comunicato con cui si chiedeva alle persone di donare, tramite sms, uno spicciolo. Non ero convinta per molti motivi. Perché l’AIDS alla fine ce lo becchiamo tutte e tutti, non solo le donne. Alla fine il preservativo, se lo mettono gli uomini, anche alcune donne, il preservativo femminile, certo, ma quante? Pochissime, perché costoso e perché c’è bisogno di quella confidenza con la propria vagina, che non tutte hanno, spesso nemmeno per una questione di età, ma per pudore e vergogna indotte verso se stesse. Non ero convinta del tutto ma, poiché tendo a cogliere tutte le occasioni, ho partecipato a modo mio.
C’è DUREX che fa promozione costante e, per quanto si possa essere critici verso le aziende, non si può che dire grazie a DUREX, almeno tu ce lo dici che dobbiamo usare i preservativi quando vogliamo amare, godere e stare bene. Su facebook c’è la nuova campagna DUREX-ANLAIDS.

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Diario di una bulimica: io voglio vivere!

L’iniziativa di autonarrazione resistente “Diario di una bulimica” (o di un bulimico) continua. Iniziava da QUI e trovate altri racconti tra le Storie di Dipendenze. Quella che leggete sotto è di una amica che vuole restare anonima. Un abbraccio a lei e buona lettura a voi.

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La paziente necessita di un percorso psicoterapeutico ed eventualmente psichiatrico, in relazione al disturbo alimentare in corso: bulimia nervosa.
La diagnosi è fatta, sono malata, sono da curare, sono da normalizzare.

Dopo dieci anni vissuti nell’incubo di una dipendenza che non mi ha mai permesso di chiedere aiuto, oggi sono io stessa ad aver trovato il coraggio di dirlo al mondo: sono bulimica, e se non ne esco, un giorno di questi morirò per mezzo delle mie stesse mani, delle mie stesse dita in gola: il mio cuore non è in grado di reggere altri dieci anni così, e mi ammonisce di questo sempre più spesso. Alle volte rallenta talmente tanto da condurmi a un sonno comatoso in un corpo esausto ormai privo energie; altre volte invece, quando è sottoposto alla tortura delle pratiche autolesioniste, prende a battere talmente veloce, con tale potenza, che l’esito di questa percussione interiore sembra essere, da un momento all’altro, l’ultimo assordante colpo di tamburo che mette fine a un lentissimo e logorante rito funebre.

Per le mie tendenze a questo lento suicidio, pertanto, oggi riesco a dirlo anche io: sono malata, e voglio curarmi perché voglio vivere, mentre giorno per giorno mi uccido.

Ma oggi, ho uno strumento in più per analizzare i miei disturbi, la mia vita è cambiata da quando alcune parole hanno conquistato un ruolo centrale nel profondo della mia coscienza politica:
femminismo, anticapitalismo, antisessismo, e rivoluzione.

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