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Armi di distruzione di massa

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Condividiamo questo post di retroguard1a che ha tradotto dal castigliano il testo che accompagna il video di Helen La Floresta.
Grazie!
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La domenica mattina prima del Natale, festa della luce e del Sole vittorioso, fa male leggere certe notizie sul giornale, magari accostate a una pubblicità ammiccante al consumo, all’amore familiare, al mangiare. Perché se la repressione contro chi protesta per l’incidenza degli stupri a suon di idranti e manganelli fa girare le budella, non è migliore vedere che si invochi alla sicurezza e all’impiccagione. Nonostante ancora non abbia chiaro quale sia la “giusta” risposta contro chi stupra, sono sicura che non sono né il carcere né la pena di morte. La morte sociale forse, l’isolamento e lo schifo che chiunque dovrebbe provare verso qualsiasi sessista, moltiplicata per un miliardo contro chi usa il sesso come strumento di controllo e potere. Il patriarcato è davvero un’arma di distruzione di massa.
Allora è proprio oggi che ha senso tradurre “Donde yo mando“, il testo scritto da Helen La Floresta, del quale avevo già incollato il video. I nostri corpi, dove comandiamo, dove non ci lasciamo comandare, colonizzare.
Contro ogni donna stuprata o offesa siamo tutte parte lesa.
Ci colpiscono come schiaffi gli omicidi a Ciudad Juarez, gli stupri etnici, quelli in famiglia, le donne mandate a morte dopo essere state stuprate. Perché ancora c’è chi parla di stupri legittimi e non sono solo fondamentalisti islamici. Continued…

Posted in Corpi/Poteri, Critica femminista, fasintranslation, Scritti critici, Vedere.

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#EZLN: 21 dicembre. L’avete sentito? E’ il rumore del vostro mondo che crolla

Ieri 21 dicembre decine di migliaia di membri della base di appoggio all’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale hanno sfilato nei principali municipi dello stato del Chiapas. Le piazze di Ocosingo, Las Margaritas, Palenque, Altamirano e San Cristóbal sono state riempite da tzeltales, tzotziles, ch’oles, tojolabales, zoques, mames e meticci, uomini e donne dell’EZLN, perlopiù giovani, col volto coperto dai passamontagna o dai fazzoletti ma senza armi. L’azione più simbolica della giornata è stata quella di salire uno alla volta alzando il pugno su un palco allestito in ogni città.

Una azione di massa, disciplinata e simultanea, che non si vedeva dai giorni dell’insurrezione del 1994; dopo l’occupazione pacifica e in quasi totale silenzio dei municipi alcune ore più tardi è stato divulgato su Enlace Zapatista un conciso comunicato firmato dal Subcomandante Marcos.

“¿Escucharon? Es el sonido de su mundo derrumbándose. Es el nuestro resurgiendo. El día que fue el día, era noche. Y noche será el día que serà el dia”.

Democracia! Libertad! Justicia! Continued…

Posted in Occupiamo tutto, otro mundo, R-esistenze.

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Vengoprima: La mia scelta viene prima

Condividiamo il video realizzato dal Collettivo femminista e lesbico VengoPrima, con le testimonianze, in prima persona, sulla difficoltà di reperimento della pillola del giorno dopo e sulla violenza psicologica alla quale siamo sottoposte, tutte le volte in cui cerchiamo di far rispettare il nostro diritto alla salute e all’autodeterminazione.

Questo video è uno strumento di denuncia, di informazione e di lotta, nonché un gesto di vicinanza a chi ha vissuto esperienze simili.

Dal loro blog:

Questo video è uno strumento di denuncia, di informazione e di lotta, nonché un gesto di vicinanza a chi ha vissuto esperienze simili.
É un invito a difendere con le unghie e con i denti il nostro diritto di scelta, fondamentale tappa del processo di autodeterminazione della donna.

Siamo stanche di chi condanna l’aborto senza alcun riguardo per la storia della persona. Ogni donna sa se quello che sta vivendo è il momento giusto oppure no per avere un figlio. Può non esserlo per molti motivi. Possono sorgere conflitti di coppia, ci si può non sentire “predestinate” alla maternità, si ha già il numero di figli desiderato, si è sotto il giogo della precarietà o della disoccupazione e l’assenza di un vero welfare impedisce di fare questa scelta serenamente. Oppure, si è donna single o lesbica che vorrebbe essere madre, ma in questo paese le viene impedito per l’impossibilità di ricorrere alla fecondazione eterologa. Anche per questo riconosciamo in chi condanna l’aborto non un appello alla “vita”, ma una volontà “normalizzante” rispetto a cosa è o deve essere la famiglia e rispetto a cosa deve essere l’individuo: uomo o donna ed eterosessuale.

Continued…

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