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Quale contesto per l’antisessismo?

Condividiamo alcune riflessioni sull’intersezione tra antisessismo e antifascismo pubblicate da Gianmaria sul blog redrouge. Dal personale al politico spunti da aggiungere al dibattito su come declinare la questione di genere nel fare politica.

Buona lettura!

Sulla campagna in sostegno delle donne in politica

Conflitti di genere ed antisessismo, due concetti che hanno fatto irruzione nel mio vocabolario qualche tempo fa, incontrollabili e assolutamente innovativi. Intendiamoci, è da tempo che condivido con amici e compagni la necessità di una trasformazione dei ruoli, del vocabolario, in poche parole, delle caratteristiche strutturali e sovrastrutturali della statica famiglia patriarcale. Qualche tempo fa, in un impeto di indignazione poco politico (come ogni impeto) e perciò poco convincente, arrivai a sfiorare il litigio con alcuni amici per l’uso maschilista del linguaggio. Tutto comunque molto aleatorio e molto superficiale.
Da qualche tempo non è più così. E’ dovuto, io credo, a una maturazione nell’analisi che vede l’Antisessismo non già una pratica da adottare per “essere realmente compagni”, quanto piuttosto una parte determinante della più complessa battaglia dell’Antifascismo e per la trasformazione della società.

Questo preambolo per dire che sono fortemente convinto che la battaglia femminista sia la Nostra battaglia e che sia elemento imprescindibile per chi oggi si dichiara Anticapitalista, Comunista o Anarchico.

Nel mio peregrinare tra i siti politici mi è capitato di incontrare una battaglia messa in piedi dalle militanti di “Se non ora quando” che prende il nome di “Se crescono le Donne, cresce il Paese”, a cui se non sbaglio hanno aderito anche compagne della nostra città. Credo che sia una campagna politicamente sbagliata, che rompe e rovina il lavoro per una battaglia di genere che alcune e alcuni stanno provando a mettere in atto da diverso tempo. Continued…

Posted in AntiAutoritarismi, Disertori, Personale/Politico.


The ‘Bitch’ Manifesto

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‘The Bitch Manifesto’, ovvero il Manifesto ‘Cagna’, è stato scritto da Joreen nell’autunno del 1968.

A leggerlo in versione originale ho pensato che davvero troppo poco è cambiato negli ultimi 50 anni per le donne… Eccone qui perciò  la traduzione: è un po’ lunga, ma ne vale la pena.

Buona lettura!

Il manifesto ‘CAGNA’ di Joreen

Scritto nell’autunno del 1968, questo articolo è stato pubblicato in Notes from the Second Year, edito da Shulamith Firestone e Anne Koedt, 1970. E’ stato poi ristampato come opuscolo da KNOW, Inc., ed in diversi altri libri.

‘… l’uomo è definito come essere umano e la donna come femmina: ogni volta che si comporta da essere umano si dice che imita il maschio.’ Simone de Beauvoir

CAGNA è un’organizzazione che ancora non esiste. Il nome non è un acronimo. Sta a significare esattamente quello che sembra.
CAGNA è formata da Cagne. Esistono molte definizioni di cagna. La definizione più gentile è quella di cane di sesso femminile. Le definizioni delle cagne che sono anche ‘homo sapiens’, sono difficilmente così oggettive. Variano da persona a persona, e dipendono in larga misura da quanto si consideri cagna colei che utilizza questa definizione. Tuttavia, tutti convengono sul fatto che una cagna sia sempre una femmina, cane, o altro. Continued…

Posted in Critica femminista, fasintranslation, Fem/Activism, Memorie collettive, Personale/Politico, Scritti critici.

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L’omofobia non si combatte con il giustizialismo. Non in mio nome

da Sopravvivere Non Mi Basta:

Sono queer, per alcun@ lesbica per altr@ bisex. Come tutt@ ho letto la notizia del professore di Mestre e, quelle parole piene di odio, mi hanno ferita e mi feriscono sempre. Ho letto anche le numerose risposte a questa vicenda in cui si parlava di licenziamento, di sanzioni, pene e quant’altro ed io non riesco che a dissociarmi. Non vi consento di legittimare giustizialismo, ovvero altra violenza, in mio nome, dietro le mie ferite, il mio dolore.

Quella cultura, quell’odio mi colpisce da anni ma anche il giustizialismo mi uccide. Nel mio nome, anche nel mio nome, chiedete azioni che io non chiederei, e non permetto a voi e a nessun’altr@ di parlare per me. Io sono tra quelle persone che vivono l’omofobia persino in seno alla propria famiglia, quindi so quanto fa male, quante lacrime si versano e quanto dolore si prova all’idea di essere non accettate. LO SO, LO PROVO TUTTI I GIORNI. Ma questo mio dolore non verrà strumentalizzato da altr@ per generare altra insana e deleteria violenza. Il giustizialismo, la folla indignata che si scaglia sul singolo e ne chiede la testa è qualcosa che mi fa male, quanto e come quelle parole omofobe.

Quel professore si è espresso in  modo omofobo, non c’è da discutere. Quel professore ha veicolato odio e discriminazione, che alimentano le mille violenze che subiamo ogni giorno. Non lo nego ne mai lo negherò. Quel professore insegna religione e questo non è un dato neutro. La chiesa è una delle violenze più grandi mai generate. Ne sono certa. Quel professore è stato addestrato dalla chiesa, ha ricevuto un’educazione che incita alla violenza, alla discriminazione. Quel professore era programmato a dire ciò che ha detto. Tutt@ i professori di religione direbbero ciò che lui ha detto. Tutt@ sono stat@ programmati per diffondere l’omofobia perché è un peccato, è una violazione delle leggi del loro Dio. Noi questo lo sappiamo, noi sappiamo cosa insegna la Chiesa.

Continued…

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