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Vitulazio, caccia alle streghe tra inquisizione e retate: né sante, né puttane. Solo donne!

donneDal Csoa Tempo Rosso giusto a testimoniare quello che descrivevo in un altro post sulla guerra contro le sex workers:

Quello della violenza di genere, oggi, è un campo di argomentazione ben conosciuto e dibattuto dagli organi di stampa che, attraverso una dominante informazione strumentale, tendono a rappresentare la donna in termini di vittimizzazione , il che ci mostra come la rappresentazione della donna nel discorso comune trovi spazio solo attraverso canoni discorsivi patriarcali e di potere, con la netta distinzione tra “la vittima”/ la donna “per bene” e la “poco di buono” / “prostituta”.

È di qualche giorno fa l’apparizione sul giornale della notizia di una retata antiprostituzione effettuata dai carabinieri di Vitulazio, conclusasi con la denuncia di “atti osceni in luogo pubblico” e la richiesta di erogazione di un foglio di via obbligatorio, avanzata dai Carabinieri alla Procura, dal territorio vitulatino per tre cittadine rumene sorprese ad adescare clienti. Innanzitutto, per chi non lo sapesse, la Romania, come l’Italia, fa parte dell’Unione Europea. Pertanto nel nostro Paese, e quindi anche a Vitulazio, tali persone non necessitano di permessi di soggiorno. Questa operazione, come quella successiva effettuata a S. Marco Evangelista (CE) con le stesse identiche modalità, è solo uno dei tanti casi avvenuti nel territorio casertano. Le operazioni antiprostituzione sarebbero state incrementate, pare, a causa dell’aumento  di incidenti mortali causati dalla distrazione dei conducenti provocata da abiti troppo succinti: atteggiamento, questo, che rientra pienamente nell’ottica di additare la donna come colpevole, capro espiatorio, e che vorrebbe cercare giustificazione anche a spregevoli espressioni quali: “stai attenta a come ti vesti che poi la colpa, se subisci violenze, è tua”.

Continued…

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Cronache antiautoritarie: la guerra contro le sex workers in Italia!

sexworkerhaverightDa Abbatto i Muri:

In Italia non esiste una legge che vieti la prostituzione e in mancanza di questo, sulla scia di altri provvedimenti autoritari che vengono sollecitati spesso da conservatori e da talune “femministe” (autoritarie) in Europa o negli Stati Uniti, da diversi anni i sindaci sceriffi si servono di Ordinanze cittadine che puntano su censure e veti di tipo moralistico, ché fanno riferimento alla pubblica decenza, al pudore relativo l’abbigliamento delle sex workers, con multe salate e la minaccia di reclusione nei Cie e di deportazione altrove per le straniere. Le stesse ordinanze, talvolta, puntano anche a rilevare questioni di salute pubblica per scoraggiare i clienti.

In tante città é avvenuto – per effetto di questa modalità persecutoria e grazie alle retate [1] [2] che terminano con denunce a carico delle prostitute – che non solo la prostituzione non è diminuita di una virgola ma che le sex workers sono state cacciate ai margini, nel caso della tratta sono state consegnate alla clandestinità e ai loro sfruttatori, e sono state confinate in contesti molto periferici e nascosti in cui più spesso subiscono aggressioni, rapine, stupri, omicidi.

Molte cose riguardo al contesto in cui questo odio, espresso in senso bipartisan da sindaci di destra e di centro sinistra, è maturato e si è reso visibile, le ho già scritte QUI.

Vorrei ora fare solo una carrellata di esempi che in fondo dicono tutti la stessa cosa ovvero che una donna non può vestirsi in un certo modo in città e che si tratta di una questione di decoro, pubblica decenza, che riguarda tutte.

Continued…

Posted in AntiAutoritarismi, Sex work.

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Intersezionalità: The Gay Animal

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Intersezionalità: per chi non si ricordasse questo termine, utilizzato già diverse volte negli articoli pubblicati su Femminismo a Sud, è il nome dato ai complessi rapporti reciproci  – che spesso risultano in conflitti estremamente polarizzati – che prima o poi debbono affrontare gli individui e i movimenti che si trovano ad attraversare (criticamente) una dimensione politica e sociale caratterizzata da enormi discriminazioni basate sulla specie, sulla razza, sul genere e sulla classe. Sia nella dimensione prettamente quotidiana del singolo individuo, come nel caso in cui ci dedichiamo assieme ad altre persone alla politica attiva, arriviamo sempre al punto di dover fare i conti con le connessioni instabili esistenti tra specie, razza, genere e classe. Connessioni capaci di creare alleanze ma anche divisioni, con il risultato – spesso – di generare, o rinforzare, nuove e vecchie discriminazioni e oppressioni.

Per uscire da questo corto circuito ci si dovrebbe sforzare di ricercare i punti in comune tra le diverse lotte, senza negare quelle differenze che purtroppo in alcuni casi pongono un conflitto tra opposti interessi. Non è negando o ignorando il conflitto che questo può risolversi, ma al contrario è  alimentando l’incontro con ‘l’altr*’ e indossandone gli scomodi panni, che le alleanze possono diventare l’esito più logico a dispetto delle differenze.

Vi proponiamo perciò il video The Gay Animal, dell’attivista gay antispecista Nathan Runkle (fondatore dell’associazione Mercy for Animals): un contributo breve ma estremamente lucido rispetto alle connessioni esistenti tra la lotta antispecista e le altre lotte sociali eminentemente ‘umane’. Buona visione!

Link al precedente video pubblicato: Intersections di Breeze Harper del Progetto Sistah Vegan.

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