Dal Csoa Tempo Rosso giusto a testimoniare quello che descrivevo in un altro post sulla guerra contro le sex workers:
Quello della violenza di genere, oggi, è un campo di argomentazione ben conosciuto e dibattuto dagli organi di stampa che, attraverso una dominante informazione strumentale, tendono a rappresentare la donna in termini di vittimizzazione , il che ci mostra come la rappresentazione della donna nel discorso comune trovi spazio solo attraverso canoni discorsivi patriarcali e di potere, con la netta distinzione tra “la vittima”/ la donna “per bene” e la “poco di buono” / “prostituta”.
È di qualche giorno fa l’apparizione sul giornale della notizia di una retata antiprostituzione effettuata dai carabinieri di Vitulazio, conclusasi con la denuncia di “atti osceni in luogo pubblico” e la richiesta di erogazione di un foglio di via obbligatorio, avanzata dai Carabinieri alla Procura, dal territorio vitulatino per tre cittadine rumene sorprese ad adescare clienti. Innanzitutto, per chi non lo sapesse, la Romania, come l’Italia, fa parte dell’Unione Europea. Pertanto nel nostro Paese, e quindi anche a Vitulazio, tali persone non necessitano di permessi di soggiorno. Questa operazione, come quella successiva effettuata a S. Marco Evangelista (CE) con le stesse identiche modalità, è solo uno dei tanti casi avvenuti nel territorio casertano. Le operazioni antiprostituzione sarebbero state incrementate, pare, a causa dell’aumento di incidenti mortali causati dalla distrazione dei conducenti provocata da abiti troppo succinti: atteggiamento, questo, che rientra pienamente nell’ottica di additare la donna come colpevole, capro espiatorio, e che vorrebbe cercare giustificazione anche a spregevoli espressioni quali: “stai attenta a come ti vesti che poi la colpa, se subisci violenze, è tua”.

