Skip to content


La Libreria delle donne di Milano e lo sdoganamento di posizioni sessiste

Noi sappiamo che le donne sono profondamente buone. Crediamo tuttavia che qualche volta sfiorino il masochismo.

Deve essere stato in un atto di estrema bontà che la "libreria delle donne" di Milano ha deciso di pubblicare un articolo di un tale Stefano Sarfati.

Più che un articolo è una sua personale valutazione sulle donne, sui vantaggi che a suo dire le donne avrebbero, su quelle che lottano contro la violenza sulle donne. Ed è una valutazione che passa attraverso un conta-applausi e una lombrosiana visione di mani e facce femminili.

C’era di mezzo Barbara Spinelli, che il tal Sarfati, abituato forse a cercare stellette sul petto per misurarsi con pari grado, si premura immediatamente a dire che non è quella là, quella più famosa. Aggiunge che avrebbe compiuto lesa maestà nei confronti della Muraro e vilipendio nei confronti del "femminismo della differenza". Poi se l’è guardata bene (anche per parecchio da ciò che scrive) e non le è piaciuto il suo viso da bambina.

Come dire, ce ne faremo una ragione. Se per accreditare il valore di una donna tutte dovessero avere l’adultità facciale di una carfagna o di una santanchè allora anche i convegni che parlano di questioni che ci riguardano sarebbero popolati da femmine scelte dai casting mediaset.

Poi tiene a manifestare – tra supponenza e orgoglio delle sue radici culturali – il suo personale rapporto con le donne: le teme, le vede tutte superiori a lui, in cima al mondo a comandare. Ed è così che a suon di scudisciate (ricevute) nega il gender gap esistente in italia (siamo al 72° posto nel mondo, dopo il mozambico e l’uganda), nega che le donne siano soprattutto in posizioni di inferiorità professionale, che siano discriminate sugli stipendi, ch siano le prime ad essere licenziate in questa fase di cosiddetta crisi.

La negazione parte da una quasi giustificazione alla violenza maschile sulle donne. Scrive:

"Poi, parlando di violenza sulle donne, dico che c’è anche da tenere presente un altro fattore, che molti uomini, la cui identità è ancora modellata sul patriarcato, non reggono a vedere le donne oggi protagoniste nella società e nel lavoro."

Come dire che quando le donne stavano a casa a fare la calza invece stavano da dio. E la cosa sorprendente è che questo signore ha sottoscritto un appello contro la violenza sulle donne e da quello che leggiamo dovrebbe fare parte di un gruppo di autocoscienza maschile.

Che si diranno mai in questi gruppi di autocoscienza virile?

Noi conosciamo i compagni di "maschile plurale" e sappiamo che non avrebbero problemi ad ammettere che le donne sono svantaggiate nella società nè avrebbero interesse a sminuire le parole e l’opera di una donna descrivendone i connotati fisici.

Dopodichè ci sembra di capire quale sia l’obiettivo di Sarfati: dimostrare che si tratta di una grande bugia sulla quale si regge il concetto di pari opportunità.

Stesso concetto espresso dalla nuova corrente di pensiero maschilista che ritiene le pari opportunità un business da smantellare e da sostituire con fonti di mantenimento concorrenziali retti da movimenti maschilisti – babbi separati in testa – e sostenuti da politici e amministrazioni pubbliche.

Non sappiamo davvero chi sia il signor Sarfati ma le sue parole, certo non lui del quale non sappiamo niente, somigliano a quelle di tanti altri che attualmente hanno la funzione che è tipica dei terzoposizionisti tra i movimenti politici.

I fascisti noglobal si fingono antimperialisti, anticlericali, antitutto per smistare dio/patria/famiglia a colazione negli ambienti di sinistra. 

I maschilisti del terzo millennio varcano la soglia delle pari opportunità, dei movimenti di autocoscienza maschile, di quelli contro la violenza sulle donne o di quelli che si fanno accreditare dalle donne mentre ristabiliscono il ruolo del maschio selvatico e del pater familias, per sdoganare anche in ambienti femministi antisessisti il vittimismo del maschio che violenta perchè vede la femmina assai pericolosa.

Quello che non capiamo, per davvero, è come sia potuta apparire pericolosa Barbara Spinelli giacchè Sarfati la definisce con un viso da bambina.

Di Barbara Spinelli non diciamo di più perchè riteniamo che non ce ne sia bisogno. E’ una donna troppo in gamba, che si fa un culo così per tutte noi e che è pignola, brava, puntigliosa in quello che fa. Ed è bella, solare, meravigliosa, orgogliosa e con una intelligenza che sarebbe in grado di sostenere il mondo se quel mondo non fosse spesso popolato da perfetti idioti. Noi le vogliamo un gran bene e nutriamo per lei una stima incondizionata.

La Libreria delle Donne, che ospita sul sito un testo che offende perfino noi, dovrebbe, a nostro avviso, volerle bene altrettanto.

Posted in Fem/Activism, Omicidi sociali.