Valerio, a commento del post in cui parlavo della prima parte del film su Basaglia, scrive:
"Dopo aver visto la seconda parte, direi che a me il film su Basaglia
non è piaciuto... E' una visione sentimentale, alla "mulino bianco"
della follia quella che è stata rappresentata, nel solito linguaggio
piatto delle fiction... E il solito culto dell'eroe e della personalità
carismatica e da osannare quello che ne risulta...
Certo le tematiche e il racconto non si possono trasformare più di
tanto... Ma in questo "siamo tutti più buoni e tolleranti perché nel
1999 è stata definitivamente messa in pratica la legge Basaglia", ci si
dimentica dell'orribile campagna anti-psicolabili del post-Tartaglia...
I matti non sono innamorati sofferenti e incompresi... I film sulla
follia sono "El" di Bunuel, "Images" di Altman, "Santa sangre" di
Jodorowsky..."
Condivido. Alla fine della seconda parte la visione buonista è risultata stomachevole. Tutti assolti, compresi quelli che oggi vogliono rivedere la 180 proprio con le stesse argomentazioni che venivano usate per non metterla in atto e in atto non è stata messa mai anche perchè è stata frutto di mille compromessi e perchè tutto è comunque stato delegato alla psichiatria che di progressi da allora ne ha fatti ben pochi. L'unica cosa che si è evoluta è la quantità di psicofarmaci sul mercato ma per il resto i ricoveri coatti possono essere realizzati tuttora e se ne discute.
Di recente, come più volte qui abbiamo scritto, ne hanno discusso a proposito di anoressia e depressione. Gli psichiatri insistono nel sostenere che le donne non "vogliono curarsi" e il punto è che tante donne probabilmente non hanno nessuna voglia di bombardarsi di psicofarmaci che producono soltanto dipendenza, altre patologie croniche, crisi di panico, gravi stati d'ansia e infine collassi cardiaci.
Il Tso viene usato ancora dalle forze dell'ordine nel caso in cui ritengono un soggetto molesto ed è così che è morto francesco pochi mesi fa, un insegnante ammazzato da un tso, morto di psichiatrizzazione forzata, dentro un carcere. Per non parlare delle persone sedate nei Cie, i centri di identificazione ed espulsione.
I lager esistono ancora e vogliono soltanto rilegittimarli perchè in fondo fa sempre comodo tornare a classificare alcune categorie umane come inaffidabili. Le donne, per esempio, questo tanto insistere sul numero di depresse, quando invece sono i maschi a commettere un femminicidio al giorno solo in italia e a perseguitare le donne in mille modi. Eppure si parla sempre e solo di donne depresse, per toglierci credibilità e dignità: Per riportarci allo stadio in cui erano le donne dei tempi di basaglia.
Ed è questo aspetto che comunque ho apprezzato nel film. L'ho apprezzato perchè mi ha sorpreso che rai uno evidenziasse con così tanta chiarezza il sessismo di quei tempi.
La donna finita in manicomio perchè la madre aveva l'ossessione per la sessualità che considerava sporca, giacchè lei stessa era stata stuprata e aveva fatto la prostituta per anni nel periodo della guerra.
C'è l'infermiera che si guadagna il diritto di scegliere e di dire la sua opinione e viene minacciata dal marito il quale vuole far ricorso alla denuncia per abbandono del tetto coniugale. Peccato che il reato non c'era già più e allora il marito, anzi il padre separato fa di tutto per toglierle i figli e alla fine riesce a toglierli perchè questo fanno i mariti che non riescono più a dominare e controllare la vita delle donne che considerano di loro proprietà: le offendono e le uccidono in mille altri modi possibili.
Negli ultimi giorni l'attenzione sulla vicenda di Joy ed
Hellen sta crescendo. Per questo abbiamo pensato fosse utile pubblicare
una sintesi dei fatti che renda chiara – anche a chi non l'ha seguita
dall'inizio – la gravità della situazione e l'importanza di non mancare
all'appuntamento del 12 febbraio sotto il carcere di Como.
Ma prima vorremmo fare una breve premessa.
Ciò che sta accadendo a Joy in particolare, così come ciò che è accaduto a Preziosa – la cui storia la trovate nella prima versione del dossier,
sotto il mese di luglio 2008 – ci conferma che i Cie sono fra i
pilastri fondamentali del meccanismo securitario. Un meccanismo di
controllo totalitario che, oltre a calmierare coi Cie la forza-lavoro
immigrata per meglio sfruttarla e ricattarla, legittima e moltiplica le
violenze e gli abusi– istituzionali e non solo – nei confronti di
immigrate ed immigrati dentro e fuori i Cie.
E guai
a chi, direttamente coinvolta/o oppure solidale, si permette di
interferire con questo meccanismo, mettendone a nudo violenze e
connivenze. Si massacra nei Cie chi si ribella alla violenza dei
guardiani, così come si massacra nelle piazze chi rompe il cerchio
dell'omertà e denuncia politicamente e pubblicamente le sopraffazioni e
le violenze che donne e uomini immigrate/i vivono quotidianamente nei
lager di Stato e negli ambiti lavorativi.
Per questo ripetiamo, ancora una volta e con sempre maggiore determinazione, che ribellarci è giusto e che è importantissimo essere il 12 mattina sotto il carcere di Como.
Sintesi cronologica
Una
sera dei primi d'agosto 2009 Vittorio Addesso, ispettore-capo del
Centro di identificazione per immigrati (Cie) di Milano, cerca di
violentare Joy, una donna nigeriana, nella sua cella. Grazie all'aiuto
di Hellen, sua compagna di reclusione, Joy riesce a difendersi.
Mentre il corriere insiste nel definire le donne in quanto inaffidabili depresse (guardate stasera e domani la fiction su rai uno sulla vita di basaglia e vedrete i motivi per cui le donne venivano rinchiuse nei manicomi), contraddicendo i tanti articoli in cui nomina gli uomini che uccidono donne e bambini giustificandoli proprio perchè malati, depressi e parecchio squilibrati; mentre lo stesso Corriere ci illumina d'immenso continuando la sua campagna misogina contro le donne, lavoratrici, madri, italiane, straniere, ecco che stamane il premio per il peggior articolo della categoria misogina va a Il Giornale.
L'articolo di oggi, tanto per cambiare, esalta la figura del padre e trasforma centinaia di migliaia di commenti sessisti e senza senso sparsi per la rete in un editoriale a firma della "redazione" in cui è ben chiaro il tipo di recinto che costoro vogliono realizzare attorno alle donne.
Mentre siamo intente nella traduzione del fascino fascista della Sontag (che condivideremo appena finita) e meditiamo di scrivere un "fascino sessista e maschilista", ci comunicano che i misogini canadesi (simili a quelli americani), parenti dei misogini italiani di cui parliamo spesso, hanno subito un duro colpo e si appellano alla libertà della rete per continuare a fare circolare la loro istigazione al femminicidio.
Un blogger maschilista ha esaltato la figura di un fanatico che ha ucciso 14 donne spinto da motivazioni profondamente antifemministe. Il blogger è stato arrestato e tutto si svolge in un contesto assai simile a quello italiano.
"Non tira una buona aria, in Canada,
per le femministe, le donne in generale e chiunque abbia a cuore i loro
diritti. Gruppi di “attivisti per i diritti degli uomini” fanno sentire
sempre di più la loro voce: anche in Parlamento, dove
è arrivata una proposta di legge che affiderebbe automaticamente un
figlio a entrambi i genitori in caso di divorzio, indipendentemente
dalla storia pregressa. Secondo Antonia Zerbisias del Toronto Star,
gli attivisti appoggiano questa legge, dando la colpa alle “femi-nazis”
per le sentenze che danno l’affido alla madre. La paura è che questa
legge consenta agli ex-mariti di “continuare a esercitare il controllo sulle ex-mogli e sui bambini”. "
In italia una legge che consente agli ex mariti di controllare le ex mogli, di perseguitarle in nome dell'affido condiviso a prescindere dalla storia pregressa e dalle imputazioni di violenza, stalking, pedofilia, percosse a carico dell'ex marito è già passata nel 2006 grazie alla prestigiacomo & company.
Attualmente la stessa truppa di maschi che usano i bambini e l'affido condiviso, come dice l'avv. Elena Coccia dei giuristi democratici "come una clava contro le donne", ne sostengono un'altra addirittura peggiorativa della precedente della quale abbiamo parlato qui.
Il fanatismo di chi divulga idee a questo proposito noi lo abbiamo sempre denunciato giacchè abbiamo compreso il legame tra causa ed effetto a partire dall'osservazione del web per scovare pagine profondamente sessiste e misogine.
Ma basta che voi facciate ora un giro su google (o su facebook) cercando il termine offensivo e improprio "nazifemminismo", che i tizi non riferiscono alle kapo' o alle donne in stile santanchè ma a quelle come noi, antifasciste per dna e antisessiste a tal punto da disturbare questi antifemministi che cercano di marchiarci a fuoco targando in negativo anche le parole che ci caratterizzano [1] [2] (quello che fanno è demonizzare le donne per dominarle, sottometterle). Basta dunque che facciate un giro per vedere chi usa quel termine e troverete siti e spazi web che in un modo o nell'altro sono interessati alla questione dei "padri separati".
Potete verificare voi stess* qui, qui, qui, qui, qui. Tutti gruppi in cui si criminalizza il femminismo che non piace a loro, addirittura veicolano dati falsi dicendo che le femministe sarebbero dietro un complotto gigantesco che manipola dati istat e cronache giornalistiche quando si enumerano gli atti di violenza contro le donne. Su facebook ultimamente hanno anche preso l'abitudine di creare gruppi fake che sembrano parlare di femminismo, addirittura rubano simboli caratterizzati e slogan (meraviglia! :D - mentono scrivendo di essere per l'aborto, contro il sessismo e il fascismo e contro la violenza sulle donne) poi veicolano tutt'altro. Ci sono quelli che creano gruppi fake contro la violenza sulle donne e poi veicolano altro. In basso a destra, tra le pagine preferite di chi crea questi gruppi, vedrete che la questione dei "padri separati" è pregnante per ciascun@ di loro. I gruppi maschilisti che si occupano di "padri separati" poi non si contano più, gli spazi in rete sono infiniti e tutti appassionatamente investono energie per istigare odio contro le donne e far crescere misoginia e sessismo in rete.
Condividiamo da Noi non siamo Complici questo ulteriore appello che si riferisce alla questione di Joy.
>>>^^^<<<
Il
04/02/2010 l'avvocato Massimiliano D'Alessio chiama in carcere a Como,
per l'istanza depositata nel tribunale di Milano il 2 febbraio scorso,
che gli autorizza l'ingresso in carcere insieme all'interprete
nigeriana per incontrare in colloquio la sua assistita Joy.
Dall'ufficio colloqui del carcere rispondono che è tutto a posto per la suddetta visita.
Il
giorno seguente, venerdì 5 febbraio 2010, l'avvocato insieme
all'interprete si presenta all'ufficio colloqui del carcere di Como per
incontrare la sua assistita e gli viene detto che Joy il 4 febbraio
2010 ha revocato la nomina al suo avvocato di fiducia, Massimiliano
d'Alessio, nominando l'avvocata d'ufficio che le avevano assegnato in
precedenza e con la quale non ha mai avuto un colloquio né un contatto.
Non
avendo potuto incontrarla non ci spieghiamo come Joy abbia potuto
scegliere di cambiare l'avvocato che la seguiva fino a quel momento nel
processo di appello per la rivolta dello scorso agosto nel Cie di via
Corelli a Milano e nella denuncia per tentata violenza sessuale nei
confronti dell'ispettore capo dello stesso Cie, Vittorio Addesso,
mettendosi così nelle mani di un'emerita sconosciuta.
Allora
ci chiediamo: ma ha fatto la richiesta veramente Joy? Quale 'forza
oscura' l'ha indotta a farlo? In questo modo non ha potuto parlare con
il suo avvocato e la interprete nigeriana. Perchè succedono queste cose
improvvise? C'è qualcuno o qualcosa che non vuole che si sappia come è
andata la vicenda?
Non abbiamo potuto vedere
Joy, non abbiamo potuto parlare con Joy, non sappiamo come stia, non
sappiamo cosa pensi, non abbiamo potuto dirle che il 12 febbraio,
giorno della sua scarcerazione, saremo lì fuori ad aspettarla.
Lei continua a lottare, ma purtroppo è in carcere dove non possiamo comunicare con lei perché loro non vogliono.
Dobbiamo far sapere a tutti che non possono zittirla perchè siamo noi la sua voce!
Sembra il titolo di un film horror, vero? Immaginate il cattivo con la faccia di jack nicholson e due donne che trascurano di dare retta ad un vecchio uomo completamente immerso tra nevrosi e squilibri, con una scala di valori che mette il cancello chiuso sopra alla vita di una nuora e di una nipote.
Lo immaginiamo sogghignare, strofinando le mani, all'ennesimo e sarcastico "non chiudete quel cancello... e vedrete cosa vi succede" e poi attenderle con un'arma puntata al petto delle due, pronto ad uccidere e in effetti le uccide.
E' successo davvero e lui è un pensionato, un ex impiegato dell'asl, uno che non si capisce come facesse ad avere il porto d'armi. Segno che i maschi violenti continuano ad essere violenti anche da vecchi.
Morire ammazzate perchè non si agevola la nevrosi di un vecchio è il segno dei tempi. Quante sono le donne che per sopravvivere devono placare le ansie dei maschi? Quante sono le donne che devono addirittura prevenire la loro rabbia per non finire sottoterra?
E non è affatto vero che questi sono raptus. Si tratta di reazioni insofferenti al genere umano, alle donne, e quelle reazioni sono alla base di molte relazioni sbagliate soprattutto nelle coppie di una certa età.
Sarebbero questi i mostri di equilibrio, il perno della società, gli "anziani" solidi e pieni di esperienza, che continuano ad ammazzare mogli, figlie e nipoti fino a ottanta anni e che non smettono di essere inaffidabili e violenti mai.
Avete mai provato l'ebbrezza del terrore mentre un uomo anziano vi sfidava a spostare la vostra automobile perchè secondo il suo metro personale quando avreste fatto marcia indietro di sicuro gli avreste ammaccato la macchina?
E la sicurezza dei disastri stava tutta nella sua mente e in quella di chi amplifica le paure dei vecchi.
Per esempio: perchè un uomo anziano dovrebbe essere così incazzato con nuora e nipote quando loro scordavano di chiudere il cancello? Perchè aveva paura che entrasse qualcuno in casa? E chi aveva amplificato quelle paure? Chi passa il tempo a terrorizzare tutte le persone che immaginano di esistere solo perchè legate ad una proprietà? Chi passa il tempo a dire che ci sono orde di selvaggi, meglio se stranieri, che superano barriere insormontabili pur di occupare le terre e rubare le ricchezze degli italiani?
La storia di Virginia ha stimolato altre donne a scriverci per raccontare dei tanti casi in cui le donne fanno da prestanome per parare il deretano ai loro mariti o ai loro compagni, talvolta amici, e poi si ritrovano strozzate da debiti nell'impossibilità di vivere una vita normale.
Questa è una storia breve: lei la chiamiamo Susanna e suo marito lo chiameremo Domenico. Vivono nel capoluogo di una regione del nord e lui è una gran testa di carciofo che spende e spande nonostante il suo stipendio sia quello di un impiegato di una piccola azienda.
Ha il pallino dell'apparire, lui, ignorante come una cocuzza e con la pretesa di "fare bella figura" quando esce il sabato sera. Macchina tirata a lucido, bei vestiti, capelli ripassati dal barbiere. Non si fa mancare niente mentre la moglie fa la dipendente di un posto infame dove ad ogni minuto deve pararsi dalle molestie del padrone.
Hanno un figlio che per la maggior parte viene nutrito grazie allo stipendio di Susanna e alla sua capacità di fare quadrato con la spesa per arrivare alla fine del mese. Hanno un mutuo da pagare per la casa comprata grazie all'anticipo versato dal padre di Susanna. La casa è in comunione dei beni sebbene sia intestata a lei.
Un bel giorno lui arriva con l'affare del secolo e convince Susanna a mettere una firma per intestarle una partita iva e un conto corrente bancario diverso da quello che già hanno. Dice che gli serve per avviare alcuni affari, perchè nell'azienda in cui lavora c'è un tale che lo ha presentato ad un altro tale che gli ha offerto la "opportunità" di rappresentare un'altra azienda per delle vendite. Tutto però doveva svolgersi in gran segreto perchè altrimenti l'azienda in cui lui era impiegato lo avrebbe scoperto e allora addio lavoro.
Susanna nel frattempo non vede un euro, nessun beneficio da quel presunto affare e continua a fare quadrare la spesa pagando di tasca sua il mutuo e tutto quello che c'è da comprare.
Dopo qualche mese (quasi un anno) Susanna riceve una lettera in cui la banca che "ospita" il nuovo conto corrente le comunica uno scoperto bancario di svariate migliaia di euro. Contemporaneamente arriva un'altra comunicazione che le sintetizza il numero di fatture emesse a suo nome con il suo numero di partita iva. Ovvero: lui ha incassato dei soldi o ha fatto delle fatture false a beneficio di qualcuno ma poi ha prelevato soldi su soldi dal conto in cui non ha mai versato neanche un euro.
Prova a chiedere spiegazioni al marito e lui le urla che deve farsi gli affari suoi. Susanna prende i documenti e va da un commercialista e quello le spiega che lei sta in mezzo ad un mare di guai perchè se non rientra dal debito con la banca e non regolarizza la posizione della partita iva prima o poi si ritroverà a vedersi sequestrata tutto lo stipendio e pure la casa.
La storia da questo punto in poi è abbastanza burocratica e non ci dilunghiamo nel raccontarla perchè questo è solo un blog. Altri spazi più e meglio del nostro possono offrire una interpretazione precisa di questo genere di intrallazzi e una serie di informazioni utili su come muoversi in questi casi. Un avvocato innazitutto. Un centro antiviolenza che vi ponga al riparo anche dalle violenze economiche, di sicuro.
Oltretutto quello che ci fa veramente senso è la coincidenza di questa storia con quella di alcune altre che ci hanno scritto. Tutte avevano mariti o compagni che le hanno usate come prestanome perchè loro volevano trovare soldi, perchè si erano già indebitati, perchè sganciavano fatture a beneficio di qualcuno per sanare sulla carta i bilanci sporchi senza capire che tutto ciò ha un prezzo.
Ci sono uomini, persino, che dopo aver lasciato in mezzo ai debiti la moglie vanno a cercare un'altra donna ingenua da usare come prestanome per continuare nei loro espedienti e quando hanno inguaiato anche quella partono alla ricerca di un'altra che gli dia retta. Tutta la vita così, covando rabbia e rancore e difendendosi dalle accuse, mentendo spudoratamente e raccontando peste e corna delle donne precedenti alle quali ovviamente viene addebitata la colpa di tutto.
Importante infatti è raccontare la fine della storia di Susanna che racchiude un po' il senso di tutte le altre che pressappoco sono finite allo stesso modo.
Susanna capisce, anzi è l'avvocato che glielo dice, che se non si separa da suo marito e non si mette al riparo e se non lo denuncia per truffa perderà tutto. Non è cattiva Susanna, pensa semplicemente che quella famiglia, figlio in testa, devono poter contare su qualcosa di solido e suo marito solido non è per niente.
Suo marito avrebbe perso lo stipendio, la macchina, quel poco che era a suo nome ma lei sarebbe rimasta disponibile a stargli dietro con il suo stipendio sicuro e la casa. Non lo avrebbe abbandonato e il figlio, in ogni caso, non poteva certo restare senza nessuna eredità e non poteva subire l'incoscienza del marito.
L'avrete senz'altro seguita. E' una vicenda che ha fatto scandalo e sembra segnare la nuova stagione degli scandali molesti ai danni delle donne verso le quali unico benefattore sembrerebbe il programma le iene.
Quello che ci sembra abbastanza incredibile è che la tivu' mediaset spettacolarizza questa questione mentre il governo gestito da un altro titolare della stessa famiglia per le donne che subiscono violenza non fa assolutamente niente.
La stessa cosa, se ricordate è avvenuta anche con il video della giornata a parlare dello stupro subito dalla ragazza di montalto di castro. Immagini certamente utili mentre registrano la cultura che domina l'italia. Molto meno utile è l'uso che ne è stato fatto negli studi televisivi di canale cinque con i soliti sgarbi, d'urso e via di seguito.
Spettacolarizzazione e gossip: quando la violenza alle donne invece che essere argomento di corretta discussione parlamentare e di fondamentale campagna di sensibilizzazione culturale diventa materia sulla quale televisioni mediaset esercitano un profitto siamo ad un nuovo capitolo dello sfruttamento delle donne.
Cosa molto diversa era il processo per stupro rimasto negli archivi della rai e sdoganato chissà da chi per farlo circolare. Diverso era l'intento e diverso l'impatto culturale. Diverso perchè non si trattava di gossip al pari di quelle trasmissioni misogine e criminali che tra rete quattro e canale cinque mettono le donne al centro di dibattiti in cui si sparano centinaia di migliaia di stereotipi e luoghi comuni.
Le iene, lo sappiamo, non sono questo ma non sono neanche "processo per stupro" e tra un balletto e una sculettata alla striscia la notizia, seguendo un po' il copione di un ricci qualsiasi, tratta la molestia alle donne come si tratterebbe la presa per il culo delle vecchiette turlupinate da vanna marchi.
Il punto è che lo stupro non è un unguento santificato venduto da figli del mago thelma che ti fanno credere che si tratti di una soluzione a tutti i tuoi problemi. Lo stupro è una questione anche economica e culturale e conviene alla società per come è realizzata, conviene in ogni senso. Conviene perchè mantiene le donne in stato di sottomissione, di uso e abuso per il piacere dei maschi e per la riproduzione.
Non è fondamentale pescare l'uomo di chiesa, come se fossero santi all'origine, che ha stimoli sessuali. Sarebbe fondamentale semmai capire perchè la sessualità debba essere frustrata e perchè tanti uomini sono protetti, tutelati e repressi. Ci sono colpe precise, della chiesa e dello stato, colpe di una cultura che usa parole dotte o religiose o di qualunque altro genere per dire in fondo sempre la stessa cosa.
Perciò lo scandalo non c'è. Troveremo interessante una trasmissione che scova lo stupro e intercetta le mistificazioni degli stupratori quando vedremo una indagine nelle case degli italiani, nelle famiglie, nei luoghi in cui quelle ragazze sono state ammansite ed educate appositamente per essere paralizzate dalla paura, terrorizzate, piene di vergogna e di sensi di colpa mentre un prete qualunque metteva loro le mani addosso.
La notizia che stimola i pruriti morbosi di un sacco di bella gente è quella che parla di una giovane ragazza che per pagarsi gli studi ha messo all'asta la propria verginità. E' successo in nuova zelanda e lei si becca 45 mila dollari per una cosa minuscola chiamata imene.
Si diceva con amici e amiche che ai miei tempi non c'era e-bay e i social network e mi sono sprecata la verginità gratis, così... mannaggia!
I commenti negativi arrivano dritti da quella stessa parte moralista che poi non batte ciglio se una vergine viene stuprata per strada. Anzi starebbero tutti lì a dire che se l'è cercata e che andava in minigonna e che faceva per strada tutta sola a quell'ora, eccetera. I commenti positivi vengono tutti dalle donne che hanno dovuto darla via gratis, anzi rimettendoci di tasca propria in tutti i sensi giacchè piglia che ti ripiglia alla fine te l'hanno consumata senza che tu possa neppure chiedere una sorta di risarcimento. E non se l'è goduta, quindi finitela - oh maschilisti - di rimbrottare, semmai ha finto per farvi sentire più virili.
L'altra notiziona che stimola prurigginosi commenti è quella della ragazzina di 13 anni data in sposa ad un romeno che perdipiù è pure sieropositivo. Le hanno proprio tutte 'sti romeni. La peste bubbonica no? Fare sposare una figlia di 13 anni è una decisione fetente, non c'è dubbio, lo è anche quando la tredicenne viene fuiuta dallo zio paterno in sicilia tutt'oggi e nessuno dice niente, ma il corriere su queste news campa l'intera baracca, non per niente un rigo sotto, dopo aver sputtanato per bene la madre romena della figliola romena data in pasto ad un romeno, parla di un uomo italiano, che si è svenduto l'anima, pare, rimasto in stato di semipovertà perchè ella, una giapponese, si è voluta separare.
Che separarsi fosse una opzione lecita solo ai maschi europei lo avevamo capito, che delle giapponesi non si può parlare male come delle romene il corriere lo sa, e nonostante ciò un giorno si e uno anche il corriere ci inebria la vista e i sensi con titoli stratosferici a massacrare donne, stranieri, e ragazze e adulte.
'Sti maschi, poverini, li immaginiamo tutti accatastati dentro la redazione milanese del corriere a suggerire battute e a consumarsi le meningi per inventare cattiverie femminine e non gli basta tirare fuori cazzate immonde degne del malleus maleficarum, proseguono nella santificazione del maschio di ogni età, per quanto minchione e lobotomizzato possa essere.
Qualche mese fa, grazie ai soliti passa parola di blog in forum, lessi un articolo che riguardava la
discriminazione delle donne disabili. Mi colpì enormemente perché è davvero difficile trovare un
articolo che ammetta una discriminazione non solo lavorativa ma anche emotiva ed affettiva
relativa soprattutto a noi donne.
Per chi si fosse perso la prima parte, mi ripresento: ho 27 anni, sono malata di sclerosi multipla,
nell'ultimo anno ho sviluppato una disabilità secondo ASL e INPS pari a 2/3. E non vorrei dirlo
troppo a voce alta, ma la mia disabilità sta piano piano regredendo. Per quanto si possa vedere
dall'esterno, ormai sembro quasi una persona normale. Quasi, ho detto.
Da quando ho iniziato ad avere problemi di salute, c'è stata un'evoluzione più che comprensibile nel
mio modo di vedere il mondo. Ora, per esempio, mi incazzo molto più spesso. Vedo le barriere
architettoniche, il menefreghismo di certi di fronte alle altrui limitazioni fisiche, l'ipocrita pietismo
di altri; vedo molte più discriminazioni di quante non ne vedessi già prima.
E non ho iniziato a vederle quando mi fu detto “Sei malata, e lo sarai tendenzialmente per tutto il
resto della tua vita, che da ora sarà all'insegna dell'incertezza più totale dell'oggi sul domani” –
come se non fosse così già normalmente, ma di solito uno non ci fa caso e dà qualsiasi cosa per
scontata. Ho iniziato a vederle quando ho cominciato ad ascoltare i racconti degli altri. E poi
quando il loro racconto è divenuto anche il mio.
A commento del post "Sovversione comunicativa" risponde Cristina con un suo racconto che vale la pena condividere con tutte voi. Quello che Cristina in modo semplice e chiarissimo fa emergere, così come quello che tentavamo di dirvi noi, è che mentre siamo impegnate a tradurre il linguaggio sessista c'è chi si è già appropriato della destrutturazione che abbiamo compiuto per ricapovolgerne i significati. Tutto ciò spesso viene compiuto nella pretesa di una neutralità da parte nostra. Si esige, anzi ci si rimprovera di non guardare al mondo in modo "neutro" come se gli uomini avessero l'esclusiva della neutralità, forti di un passato assolutista e generalizzante durante il quale ogni loro convinzione è diventata legge a subordinare ogni nostro desiderio.
Arrivare al punto in cui c'è chi criminalizza la tua specificità, facendoti vergognare di essere donna mestruata, biologica e non, facendoti subire un "noi" mascolino che vuole essere onnicomprensivo, indica che in molti casi si è perduta quella specificità che ci faceva diverse, evidentemente distinguibili. Eravamo l'altr@ da comprendere e accettare, l'altr@ in quanto diversità e ricchezza e oggi invece la tendenza è quella di appiattirsi all'uno, maschio, etero, bianco, ricco, accentratore. Ed è quell'uno che si è appropriato della nostra decodificazione e ricodificazione del linguaggio per operare una distorsione "volontaria", possiamo dire "dolosa", che ci spinge persino a sentirci a disagio nel doverlo pronunciare.
Faccio un esempio stupido che tanto stupido non è: ci capita ogni tanto di sentirci dire che il nickname collettivo fikasicula sia offensivo per le donne. Quando rispondiamo che noi vogliamo riappropriarci di un termine che ci appartiene per risignificarlo, riempirlo di contenuti, i nostri contenuti, allora tacciono.
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Le pulci nelle 'recchie
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