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Giustizialismo ed esaltazione del materno

forconiDa Abbatto i Muri:

La giustizialista pro/madri somma pratiche e teorie di quella corrente di pensiero che dice di voler liberare le donne accreditando il valore delle prigioni, che smentisce accuse generiche, stereotipate, pregiudizievoli e gratuite ripartite contro persone e generi accreditando altre accuse contro altre persone e altri generi. Tenta di sconfiggere il padrone utilizzando gli strumenti del padrone, come si sarebbe detto una volta. E dunque immagina di salvarsi dal patriarcato consegnandosi al patriarcato (buono). Pensa di opporsi al paternalismo legittimando e sollecitando paternalismo di Stato. Invoca diritti/poteri per le donne a seconda del ruolo che rivestono, dunque invoca diritti frazionati e non già per le persone ma per le madri, le donne incinte, le mogli, perfino le ex. In fondo adopera riduzionismo biologico per identificarsi in una categoria “protetta”. Se per le donne reclama presunzione di innocenza agli uomini assegna la presunzione di colpevolezza.

La giustizialista rinuncia all’autorganizzazione e consegna il corpo delle donne a papà Stato. La stessa cosa fa con i corpi dei figli, esigendo una ingerenza istituzionale in cui il possesso su quei corpi è sancito a suon di sentenze, perizie e controperizie. Per lei nelle separazioni i figli devono restare con le madri, facendo dell’esaltazione del materno quasi un mestiere, i padri ci saranno invece con il contagocce e quelli che vogliono esserci di più sono cattivi ed ogni cosa si farà per dimostrarlo.

La giustizialista pro/madri si affida a uomini per la propria difesa, tutori, patriarchi, burocrati di istituzioni forti, paternalisti che amano circondarsi di quelle che adorano definirsi “vittime” dunque “soggetti deboli” subito bisognose di soccorso. Impavidi praticano cavalierato da tastiera e sfidano la sorte entrando come elefanti nelle questioni altrui e mettendo alla gogna chiunque non risponda al loro modello d’uomo (vero).

La giustizialista pro/madri ha abdicato all’uso della presunzione di innocenza. Per lei gli uomini che la criticano sono tutti sessisti, misogini, ovvero se pretendono di cambiare le carte in tavola circa i ruoli di genere sono colpevoli a prescindere. Si occupa spesso di questioni di separazioni e affini perché forse lei stessa separata, vittima, con lieve tendenza a realizzare letture proiettive su ogni vicenda in cui i soggetti nominati sono madre, padre, figli. Perciò per lei ogni accusa corrisponde al vero e pur affidandosi alla giustizia se la giustizia assolve qualcheduno infine l’accusato nella sua testa e nelle sue affermazioni resta comunque colpevole.

La giustizialista pro/madri empatizza soltanto con quelle che la vedono come lei, ha serie difficoltà ad accettare la diversità. Le donne che riconosce come tali sono quelle che la pensano come lei e tutte le altre sono maschie, maschiliste, iste, ste. Dopodiché se non riconosce la diversità tra donne e le immagina colpevoli se non si dichiarano tutte quante vittime come lo è stata presumibilmente lei e figuriamoci quanto sia in grado di empatizzare con persone di altri generi che lei vede soltanto come rappresentanti dei nemici.

A quelle come lei l’uomo appare in due versioni standard: tutore o carnefice. Lo preferisce dal pensiero subordinato al suo punto di vista o lo ritiene espressione di una inimicizia che si appresta a motivare cercando ragioni su ragioni subito pronta a fare un gran processo alle intenzioni. Dunque, perfettamente allineata con ogni altra corrente di pensiero repressiva, ella, intenta a intercettare mostri, immagina che una accusa basti a sottrarre a un uomo anni di vita, quando sarà oggetto di perquisizioni finanche anali a giustificare la sua esistenza, sotto sorveglianza, indagine, sospetto, alla gogna, dietro le sbarre, perché da un uomo bisogna aspettarsi sempre brutte cose e se poi è un padre che pretende di restare accanto alla persona che ha accudito fino ad un certo punto ci si aspetta anche di peggio.

Per la giustizialista pro/madri qualunque azione di te donna e madre è certamente motivata e più che giustificata. Puoi raccontare quel che vuoi, esercitarti a sporcare la reputazione di chiunque, confidare nella isteria collettiva che sovente induce tanti a non applicare raziocinio e logica quando si parla di donne e bambini, dichiararti martire sempre e comunque, mettere alla gogna chi vuoi, esigere che un uomo che non vuoi più attorno sia rinchiuso in galera, privato di diritti, annichilito mentre tenta di sopravvivere, invece lui non può dire proprio nulla perché se racconta la sua storia o manifesta critiche, incazzatura, per gli anni trascorsi a fare la spola tra casa e tribunali, allora sarebbe vittimista (gli uomini veri non devono piangere in pubblico!), cattivo, infine disumano perché – e torna il motivetto – i figli devono stare con le madri e pretendere che siano vissuti in condivisione non va bene.

La giustizialista pro/madri dunque invoca più attenzione da parte dello Stato affinché lo Stato la “aiuti” a fare in modo che le madri restino a fare le madri in eterno. Chiede aiuto affinché lo Stato regali in premio alle donne il compito, originalissimo, di pensare da sole ai figli dopo una separazione. Ai padri spetta e spetterà soltanto il compito di pagare, vedere i figli quando mamma vuole e poi beccarsi anche gli insulti che in genere sono destinati alla nuova compagna se non pensano di suicidarsi dopo un po’ e decidono perfino di rifarsi una vita con un’altra donna.

Cosa abbia a che fare tutto questo con il femminismo davvero mi sfugge. Per me assolutamente nulla. Molto ha a che fare con la normale gestione patriarcale dei ruoli delle donne. Tu madre ti separi e torni da papà che se non è quello naturale sarà papà Stato che ti tutela e ti riassegna il compito di cura perché le donne a questo servono, in fondo, soltanto a fare figli e poi accudirli. Se gli uomini non sanno fare i patriarchi (buoni) allora è bene si disaffezionino ai figli dalla nascita. Orsù, evitate di abbracciarli, non cambiategli i pannolini, non allattateli e se lei chiede il favore di accudirli ditele che deve rivolgersi al papà Stato che le procuri una baby sitter, ancora femmina, perché si sa che i maschi con i bambini sono tutti un po’ pedofili. Guai a lavarli, pulirgli il culetto dopo i bisognini, guai ad abbracciarli e baciarli perché se lo fanno le mamme è tutta salute e se lo fanno i padri quella carnalità diventa oggetto di osservazione psichiatrica permanente. Un uomo vero non deve affatto sentire il bisogno di abbracciare e baciare un figlio. Dovrà guardarlo a distanza, rimproverarlo quando serve, fare l’uomo orco che arriva ad aggiustare tutto se la madre da sola non ce la fa e poi essere pronto a uscire di scena quando la separazione si svolge o lo Stato lo manderà a fare la guerra in conto terzi.

La giustizialista pro/madri in realtà, si scopre, che non è affatto pro/madri ma è pro/sottomissione delle donne ai ruoli di cura che descrive come fossero un premio, un privilegio, ed è revisionismo messo in atto da una cultura da ventennio che sponsorizza patriarcato (buono) e maternage lasciandoti vedere che l’unica madre buona è quella che esige dipendenza economica e fa la martire e l’unico padre buono è quello che accetta di buon grado la galera.

Suggerimento spassionato: guardate meno programmi trash pomeridiani alla tv e soprattutto esimetevi dall’esprimere giudizi quando le uniche verità (presunte) delle quali venite a conoscenza sono mediatiche o di parte. Il dolore non ha mai una sola faccia ed è cosa complessa, troppo complessa per essere strumento che esorta la creazione di fazioni, ora con lei, ora con lui, tutti poco obiettivi e che sollecitano a prendere parte a faide circa le quali bisognerebbe mantenere un minimo di obiettività. Figuriamoci proclamare addirittura le linee guida di un presunto femminismo, giustizialista, mater/paternalista. Figuriamoci.

Ps: è un ragionamento politico che somma impressioni su mille commenti letti nel tempo qui e là. Ogni riferimento a cose, fatti e persone è puramente casuale.

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