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Sex Worker è bella (come reagire alla sfiga)

Da Gli Altri (in rassegna su Zeroviolenzadonne.it).

Scritto da Angela Azzaro.

Che cosa unisce la legge della gauche e quella italiana sul “femminicidio”

E’ difficile dire se si tratta di una tendenza europea, o addirittura occidentale. Ma l’approvazione della legge francese contro la prostituzione così come la legge italiana sul femminicidio portano lo stesso segno: lo sprezzo più profondo nei confronti delle donne spacciato per un interesse supremo nei loro confronti.

Partiamo dall’Italia, prima in ordine di tempo. Fino a qualche anno fa di violenza sulle donne non se ne parlava quasi per nulla. Una donna ogni due giorni veniva uccisa nel silenzio dei media e della politica. Poi hanno scoperto l’acqua calda, ma hanno protetto il bambino. Il bambino è la questione maschile e il conseguente rapporto uomo-donna, tenuti sotto scacco perché pericolosi rispetto all’ordine sociale. Furbescamente hanno, dal loro punto di vista commesso una genialata. Hanno trasformato una battaglia che poteva nuocere al sistema di conservazione, in uno strumento per affermarlo. E’ così accaduto il miracolo: la legge contro il femminicidio (parola orribile che si presta a travisamenti) è diventata un modo per mettere ancora di più le donne sotto tutela. La differenza è che si passa dal padre padrone allo Stato padrone. E’ lo Stato, il suo ordine, che si erge a protezione delle donne, confondendo la libertà con la tutela, i diritti con le pene. Se una donna fa una querela, non la può ritirare, a meno che non intervenga il giudice. Come a dire: sei scema, lascia fare a noi. In nome della violenza sulle donne è stata perpetrata la peggiore violenza: quella di considerare le donne cittadine di serie b.

Ma il quadro non è completo se a questi dati già deprimenti, non aggiungessimo un piccolo particolare: la legge è stata approvata con il consenso, talvolta entusiasmo, di molte donne. Non tutte, è vero. Ma di molte. Quelle che comunque hanno dettato il senso comune degli ultimi anni. La legge sul femminicidio non è una tappa sbagliata, è una sconfitta. la sconfitta. Il corpo delle donne (da scrivere “ilcorpodelledonne”, talmente è oramai diventata una figura retorica privata del senso originario) è stato usato per approvare un decreto securitario contro chi protesta come i NoTav, ha tolto il dibattito sulla violenza dal confronto sul rapporto uomo/donna e ci ha riconsegnate a uno Stato paternalista. La realtà, è vero, non è così. Però non si può trascurare questa reazione alla libertà femminile che nonostante tutto circola nella nostra società. A forza di passi indietro, anche le nostre vite potranno essere investite dal riflusso. Lo stesso riguarda il discorso sulla prostituzione. Ne parliamo come qualcosa di lontano, qualcosa che non ci riguarda. Non solo perché la legge per la sua abolizione è stata approvata in Francia, ma anche perché pensiamo che sia qualcosa che non ci tocchi. Le prostitute sono le prostitute anche quando ci battiamo per loro. E invece no.

In gioco ci siamo anche noi, la nostra libertà, a partire dal terreno più difficile e conflittuale quello in cui sessualità e soggettività si incontrano e eventualmente si scontrano. La legge francese è orribile. E’ stata definita “abolizionista”. La vera definizione è un’altra: è una legge che demonizza le prostitute. Non abolisce la prostituzione, ma ponendola al bando nega i diritti alle sex workers e soprattutto ancora una volta le consegna al pubblico ludibrio. In Italia i tentativi di peggiorare la legge Merlin si sprecano. A tal punto che anche chi vorrebbe migliorarla ormai tace, nel timore che mettendoci mano si possa tornare solo indietro. In questa operazione destra e sinistra sono spesso uniti. Chi per perbenismo chi in nome della dignità delle donne sono in tanti che si battono per una moralizzazione della libera scelta.

Anche quando si parla di prostituzione prevale il discorso vittimista. La tratta esiste, non c’è dubbio. E va denunciata e combattuta. Esistono però tante donne che scelgono di fare questo lavoro liberamente. Ma è il comportamento dei benpensanti e delle benpensanti (spesso femministe o presunte tali) a renderle più fragili, più ricattabili, senza diritti.

Il bilancio di questi anni è estremamente negativo. L’antiberlusconismo ha alimentato il moralismo, il vittimismo e un’immagine delle donne edulcorata. Non difendere chi si prostituisce, come le cosiddette olgettine, e scattare sull’attenti quando viene intaccata l’immagine di brave ragazze ha avuto e avrà delle conseguenze negative per tutte. Ma le voci che si sollevano restano flebili, isolate, lontane dal consenso. Non per questo bisogna smettere di farsi sentire, di sperare nella riconquista di spazi di libertà. Perché questo accada il primo passaggio è riconoscere l’errore fatto quando si è rinunciato alla libertà in nome di una bigotta e normalizzata dignità.

Posted in AntiAutoritarismi, Corpi/Poteri, Critica femminista, Omicidi sociali, Pensatoio, R-esistenze, Scritti critici, Sex work.


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Continuing the Discussion

  1. L’uomo non deve piangere in pubblico: dovrà solo salvarci ed esser solidale! – Al di là del Buco linked to this post on 30 Dicembre, 2013

    […] di luce riflessa abbracciando la causa della salvaguardia del corpodelledonne, tutto unito come giustamente scrive Angela Azzaro, che per dimostrarci quanto sono fighi e meritevoli della nostra stima innanzitutto ci indicano, a […]