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Reddito di Base: incontro tra San Precario e M5S

21_redditoDa Precaria.org:

Reddito di Base: incontro con il Movimento 5 Stelle

Settimana scorsa San Precario ha avuto un lungo incontro con alcuni deputati e senatori del Movimento 5 Stelle, membri della Commissione Lavoro della Camera e del Senato e della Commissione Finanza della Camera. L’incontro rientra in una serie di contatti che il Movimento 5 Stelle sta avviando per dare corpo ad una proposta di legge per l’introduzione di un reddito di base. Vogliamo rendere pubblici gli argomenti trattati, non soltanto in nome della trasparenza dell’informazione, ma anche per sottolineare i punti cardini che San Precario ritiene imprescindibili per una proposta di legge in materia di reddito di base.

Finalità attive non assistenziali: Il reddito di base non deve essere visto come una misura assistenziale (contro la povertà e l’emarginazione sociale) ma come un diritto personale e fondamentale.

Per San Precario il reddito di base è inoltre il riconoscimento di quella attività di vita che produce comunque valore ma che non viene certificata come tale dalle attuali norme che regolano il rapporto di lavoro e la struttura contrattuale. Questa lettura ha destato molto interesse.

Universalità: Tale misura deve essere il più universale possibile, cioè prescindere dalla condizione professionale e umana del richiedente, ovvero se occupato, inoccupato, precario, pensionato, studente. Su questo abbiamo trovato piena condivisione.

Per ragioni di sostenibilità, San Precario propone che l’unico vincolo possa essere una soglia di reddito oltre al quale non si abbia più diritto al reddito di base. E’ importante però che tale soglia di reddito non sia comunque inferiore alla soglia di povertà relativa e venga determinata in modo non assoluto, ma relativo (ad esempio come quota percentuale del reddito mediano data l’attuale distribuzione).

Residenza vs Cittadinanza: fin dal principio San Precario ha precisato che è più opportuno parlare di reddito di base (basic income, in inglese) invece che di reddito di cittadinanza: l’erogazione di un reddito di base deve infatti essere garantita non solo ai cittadini italiani ma anche a tutti coloro che concorrono, con la loro attività, a creare ricchezza nel nostro paese, anche se non posseggono la cittadinanza. La residenza è lo status più consono disponibile. Anche su questo si è trovato pieno consenso.

Soglia di reddito: Attualmente i dati Istat ci dicono che la soglia di povertà relativa si aggira intorno ai 7500 euro l’anno. Si è ipotizzato che il livello del reddito di base potrebbe essere fissato inizialmente a 8.000 euro l’anno, in linea anche con analoghe proposte. L’erogazione del reddito di base è comunque un’integrazione all’eventuale reddito percepito derivante da rapporti di lavoro o da altre fonti.

Grado di incondizionatezza: L’erogazione di un reddito di base deve essere vincolato ad una serie di procedure finalizzate all’inserimento nel mercato del lavoro (obbligo di frequenza di corsi di formazione; obbligo d’accettazione di un’offerta di lavoro, magari dopo un numero massimo di rifiuti) oppure è del tutto incondizionato? La posizione di San Precario al riguardo è nota: il reddito di base ha lo scopo di affrancare gli individui dalla necessità di accettare un qualsiasi lavoro per procurarsi reddito, quindi di consentire la possibilità del rifiuto per sfuggire o allentare le condizioni di ricattabilità che oggi contraddistinguono il rapporto di lavoro, soprattutto se precario. L’obiettivo è l’esercizio del diritto alla scelta del lavoro. A supporto di questa posizione abbiamo portato tutto il bagaglio delle esperienze dei Punti San Precario.

Partendo da questa posizione si potranno poi valutare eventuali mediazione necessarie, fermo restando l’obiettivo del diritto alla scelta del lavoro.

Salario minimo: L’istituzione di un reddito di base deve prevedere parallelamente l’introduzione, per legge, di un salario minimo orario, senza il quale le imprese potrebbero abbassare gli stipendi sotto la soglia del reddito di base, scaricando così i costi del lavoro sulla collettività.

Fattibilità: Buona parte della discussione ha, infine, trattato i temi relativi alla concreta attuabilità di tale misura e le modalità di finanziamento. L’intergruppo sul reddito di Camera e Senato del Movimento 5 Stelle sta cominciando a lavorare al riguardo e ha guardato con grande interesse i calcoli finora fatti da San Precario.

Crediamo che siano utili alcune raccomandazioni. Da un lato bisogna separare assistenza da previdenza, per far sì che una simile misura sia finanziata dalla fiscalità generale e non dai contributi sociali (tramite INPS) e che a tal fine si costituisca un bilancio unico e autonomo di welfare relativo all’erogazione del reddito di base. Tale impostazione metodologica apre la questione di come il reddito di base possa gradualmente sostituire gli attuali ammortizzatori sociali, di cui si sono ampiamente analizzati difetti e iniquità.

Effetti positivi: come San Precario non abbiamo fatto particolari studi sulle possibili ricadute economiche, ma è ragionevole pensare che una misura di questo tipo sia una boccata d’ossigeno per i consumi e la domanda interna.

Ci si è poi soffermati a lungo sul fatto che un’attività lavorativa più consona alle esigenze e ai bisogni dei lavoratori/trici avrebbe effetti positivi anche sulla qualità e sulla produttività del sistema paese e aiuterebbe anche le imprese a raggiungere un maggiore grado di efficienza (vera e non creata sulla mera gestione del costo del lavoro).

Reddito indiretto: tutti hanno riconosciuto la necessità di ragionare anche su quella parte di welfare che non si può o non è opportuno tradurre in reddito di base, ma che concorre al benessere e alla qualità della vita dei singoli e della collettività: mobilità, accesso ai saperi, diritto alla salute e alla casa. Si è anche convenuto che questa parte del welfare sia più consona alle amministrazione locali (regioni e comuni).

Formazione: c’è stato anche un momento per ragionare del nodo formazione e riqualificazione. Partendo dalle esperienze raccolte dai lavoratori che in questi anni hanno “usufruito” della dote lavoro, abbiamo portato tutte le nostre perplessità sul sistema della formazione accreditata: di scarso valore, non riconosciuta come curriculum e spesso utile solo ad alimentare un sistema clientelare di società di formazione. Se questo sarà, come pare, una delle poche leve d’intervento per ridurre la disoccupazione giovanile da parte del governo Letta, c’è poco da aspettarsi per i precari.

Al di là degli aspetti tecnici, dobbiamo aggiungere che i parlamentari del Movimento 5 Stelle che abbiamo incontrato si sono dimostrati estremamente disponibili all’ascolto e a raccogliere le analisi che San Precario ha prodotto in questi 10 anni.

Dal canto nostro siamo rimasti a disposizione, per proseguire il lavoro sul reddito di base sia per la stesura della norma, sia per il piano più culturale e della comunicazione.

San Precario nasce dall’esperienza di diverse persone che vivono la precarietà sulla propria pelle, per questo oggi riteniamo il reddito di base incondizionato l’unica grande opera necessaria.

Posted in Precarietà, R-esistenze.

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