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Decontructing SNOQ #2 – lo spot

Già una volta ho “decostruito” un testo di SNOQ, e non mi stupisco affatto che a distanza di tempo anche questo loro spot per la campagna “Se Crescono le Donne, Cresce il Paese” abbia la stessa parziale e sinistra visione della realtà. Ci sono solo “certe” donne e “certi” problemi, del resto non si parla. Soprattutto, secondo le direttive del “patto di genere” terragnano, c’è un “noi” e un “loro” che si fronteggiano per governare, continuando l’atteggiamento “militare” che non si capisce in cosa sarebbe diverso da ciò che vorrebbe combattere.

Questa la pagina con lo spot:
http://www.senonoraquando.eu/?p=12728

Cosa si vede

In questo spot si vedono due attrici camminare in mezzo alla strada (sono distanti dal marciapiede e dalle auto parcheggiate), con un’andatura stanca e affaticata per il caldo (hanno la bocca aperta, ansimano, il sole è alto) e il per peso delle buste della spesa (è riconoscibile il logo di una catena di supermercati). Le due parlano tra loro guardando ora davanti a sé, come assorte, ora l’una verso l’altra. La donna più indietro cammina a una distanza non molto naturale vicino all’altra, quasi appoggiata all’altra. Poi si fermano, lasciano cadere le buste e guardano in camera, inquadrate ancora  più da vicino. Quattro inquadrature per venticinque secondi, più altri cinque di cartello finale.

Cosa si sente

1: “Noi italiane siamo le più laureate del mondo.”
2: “E troviamo meno lavoro degli uomini. [cambio inquadratura] Studiamo di più, lavoriamo di più, e guadagnamo di meno.” [cambio inquadratura]
1: “Ma facciamo il triplo della fatica: casa, ufficio, figli, marito, genitori. [cambio inquadratura] Adesso senza le donne non si governa. Facciamo dell’Italia un paese moderno.”
2: “Un paese per donne.”
[parte, al terzo cambio di inquadratura, People have the power]

Cosa non si vede

– Non ci sono molti tipi di donna. Le due che si vedono sono coetanee, e da come si vestono sembrano appartenere allo stesso ceto. E sono indubbiamente “italiane”. Dove sono le altre donne? Di altre età, di altri ceti, immigrate?
– Non ci sono altri ambienti, malgrado se ne parli. Le due donne sono sole in mezzo a una strada. E’ una scelta non mostrare qualla casa, quell’ufficio di cui si parla? Perché?
– Non si vedono uomini, né altri generi. Ma la pagina di SNOQ parla di “democrazia paritaria”: dove sono gli altri generi?

Cosa non si sente

– Non si parla della storia di queste donne. Come hanno fatto la spesa, se hanno il problema del lavoro? Sono forse precarie? Sì, no, perché non si dice né si accenna a questa situazione?
– Non si spiegano alcune cose: perché fanno la spesa in pieno giorno, se lavorano? Se non lavorano e fanno la spesa, il loro è un problema di dipendenza dal reddito altrui? Perché non si parla né si accenna a un problema di questo tipo, che pure indubbiamente esiste?
– Non si dice cosa le ha spinte a studiare e perché. Non si parla di progetti, di desideri, tranne uno: governare e fare “dell’Italia un paese moderno. Un paese per donne”. Di nuovo, anche nelle parole gli altri generi non ci sono, se non quello maschile che, stando a quanto si dice, ha più lavoro, guadagna di più e fatica di meno. Se il progetto è di una “democrazia paritaria”, perché contrapporre i due generi più numerosi l’uno contro l’altro? E’ il metodo con cui SNOQ persegue i suoi obiettivi politici? E’ questo che vuole suggerire ai partiti?

Posted in Comunicazione, Satira.


5 Responses

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  1. Beatrice says

    In effetti, gentile Lorenzo, io non sono “sicura” di nulla (anzi le certezze mi spaventano) ed è per questo motivo che ho formulato la mia frase sottoforma di un quesito… Quello che percepisco io come PERSONA incidentalmente di sesso F (se può interessarti) è che ci sono molte donne alle quali piacerebbe tanto realizzarsi tramite il lavoro ma non viene loro sufficientemente consentito (non tanto per le “dispari opportunità” ma piuttosto per le “dispari raccomandazioni”: malattie che affliggono sia gli uomini che le donne “di buona volontà”). E queste sono le stesse donne che vengono penalizzate in caso di maternità (ma qui parlerei della totale assenza, da decenni in Italia, di un piano economico di sviluppo serio e di reale disincentivazione al lavoro nero, più che di “caccia all’untore” / datore di lavoro). E’ innegabile che, nella P.A. così come nei bei tempi andati della 1° repubblica, parecchie donne si sono “approfittate” di certe ipertutele e ora le esagerazioni delle madri le pagano le figlie che sono diventate tutte precarie e licenziabili al primo gonfiore de panza. Ugualmente, se si creassero incentivi e il regime di tassazione fosse diverso (ma qui si apre un discorso che potrebbe durare settimane) non si verificherebbero tanti e tali squilibri che poi, alla fine, colpiscono i soggetti più deboli ed esposti (tra i quali ci sono anche le donne).
    Consiglio la lettura di questo documento:
    Questione femminile, questione Italia 19 Genn 2011 (Pari o Dispare)
    http://pariodispare.org/2012/roberto-cicciomessere-al-convegno-di-pari-o-dispare/
    Si evince anche – incredibilmente – che molte (troppe) donne considerano il matrimonio ancora come una sorta di “sistemazione” per cui, una volta sposate, non è più necessario lavorare. Mi domando se ci siano davvero così tanti “ottimi partiti” in Italia o solo un gran numero di donne incoscienti (un uomo può perdere il lavoro, ammalarsi, avere un incidente o persino morire…). Non prendo nemmeno lo spinoso argomento delle separazioni perché dalla mentalità di cui sopra, ahimé, discende un’altra mentalità che – opinione personale – aborro (della serie: “siccome ho avuto un marito, ho diritto a farmi mantenere a vita”). Sono stata educata a pensare che l’indipendenza (in primis: economica) sia la cosa più importante per una donna perché da essa discende la LIBERTA’ di ogni scelta. Ecco quindi secondo me c’è tanto da cambiare: non solo nella testa degli uomini ma anche nella testa delle donne. Non so se ho risposto alla tua domanda, ma le mie perplessità sulla voglia di lavorare e di rendersi davvero indipendenti “di una XY% di donne” (giustamente è errato generalizzare) restano e sono tante.

  2. Lorenzo Gasparrini says

    Perché aspettare che qualcuno risponda – come farebbe poi, a parlare a nome de “le donne italiane”? Dicci tu, Beatrice, cosa ne pensi. E di che cosa sei sicura.

  3. Beatrice says

    Siamo proprio sicuri ma sicuri ma sicuri ma sicuriiiiii (domanda che rivolgo principalmente a SNOQ ma anche a chiunque altro se la senta di rispondere) che le donne italiane abbiano VERAMENTE voglia di LAVORARE???

  4. Igor Giussani says

    Trovo molto onesto questo spot dello SNOQ, perché rappresenta appieno la loro idea: donne istruite del ceto medio-alto che reclamano la loro fetta di torta, credo che sia questa la loro idea di ‘democrazia paritaria’. Quindi la domanda “Dove sono le altre donne? Di altre età, di altri ceti, immigrate?” si risponde da sola…

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