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La vera blasfemia (Slavoj Zizek sulle Pussy Riot)

Le Pussy Riot sono così: non si può arrestare un’idea. Puoi arrestare una persona ma non tutto ciò che genera. Proprio come quando te la pigli con una qualunque guerrilla grrlz o una fikasicula…

Leggi il pezzo bello di Baruda e quello di Mazzetta che ricostruisce la situazione storica e il contesto russo in questo tempo di nuovo oscurantismo per una nazione che ha recuperato autoritarismi che ora sfoga per mettere al rogo tre ragazze.

Poi, se vuoi, leggi anche come la parte più conservatrice del nostro paese se la prende con queste tre ragazze. Gli stessi che danno delle “comuniste” a noi inteso come complicità con le dittature. Chi sono dunque i complici degli autoritarismi di qualunque genere?

In basso il pezzo di Zizek. Buona lettura!

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Autore: Slavoj Zizek “La vera bestemmia”: Slavoj Žižek sulle Pussy Riot [traduzione da qui e articolo originale QUI]

Le componenti delle Pussy Riot (la Rivolta della figa) accusate di blasfemia e di odio verso la religione? La risposta è semplice: la vera bestemmia è l’accusa dello stato in quanto tale configurando come reato di vilipendio della religione qualcosa che era chiaramente un atto politico di protesta contro la cricca dominante. Ricordiamo la vecchia battuta di Brecht tratta dall’Opera da tre soldi: “Cos’è la rapina di una banca rispetto alla fondazione di una nuova banca?” Nel 2008, Wall Street ci ha dato la nuova versione: Cos’è è il furto di un paio di migliaia di dollari , per cui si va dritti in prigione, rispetto alle speculazioni finanziarie che privano decine di milioni di persone delle loro case e dei loro risparmi, e vengono poi ricompensate con aiuti di stato di grandezza sublime? Ora, abbiamo avuto un’altra versione dalla Russia, dal potere dello stato: Che cosa è una modesta provocazione oscena delle Pussy Riot in una chiesa rispetto all’accusa contro Pussy Riot, questa gigantesca provocazione oscena dell’apparato statale, che irride ogni nozione di rispetto della legge e dell’ordine?”

L’azione delle Pussy Riot era cinica? Ci sono due tipi di cinismo: il cinismo amaro degli oppressi che smaschera l’ipocrisia di chi detiene il potere e il cinismo degli stessi oppressori che violano apertamente i principi che proclamano. Il cinismo delle Pussy Riot è del primo tipo, mentre il cinismo di chi è al potere – perché non chiamare la loro brutalità autoritaria un Prick Riot (Rivolta del cazzo) – appartiene al secondo genere, molto più inquietante.

Già nel 1905, Leon Trotsky definì la Russia zarista come “una combinazione viziosa della frusta asiatica e del mercato azionario europeo.” Questa definizione non vale forse ancora di più per la Russia di oggi? Non annuncia la nascita della nuova fase del capitalismo, il capitalismo con i valori asiatici (che, naturalmente, non ha nulla a che fare con l’Asia e tutto a che fare con le tendenze antidemocratiche del capitalismo globale di oggi). Se intendiamo per cinismo il pragmatismo spietato del potere, che deride in segreto i propri principi, allora le Pussy Riot sono l’incarnazione dell’anti-cinismo. Il loro messaggio è questo: LE IDEE CONTANO. Si tratta di artiste concettuali nel senso più nobile della parola: artisti che incarnano un’Idea. Questo è il motivo per il quale indossano i passamontagna: maschere di de-individualizzazione, di anonimato liberatorio. Il messaggio dei loro passamontagna è che non importa chi di loro è stata arrestata – non sono persone, sono un’Idea. Ed è per questo che sono una minaccia: è facile imprigionare gli individui, ma provate a imprigionare un’Idea!

Il panico di chi detiene il potere – rivelato dalla loro reazione brutale, ridicolmente eccessiva- è quindi pienamente giustificato. Più agiscono brutalmente, più le Pussy Riot diventeranno un importante simbolo. Già ora il risultato delle misure oppressive è che le Pussy Riot sono un nome familiare letteralmente in tutto il mondo.

È il sacro dovere di tutti noi evitare che le coraggiose persone che compongono le Pussy Riot non debbano pagare sulla loro pelle il prezzo del loro diventare un simbolo globale.

Slavoj Žižek

Posted in Anticlero/Antifa, Critica femminista, Fem/Activism, Iniziative, Pensatoio, R-esistenze.


5 Responses

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  1. femina says

    Ho imparato a non fidarmi di questi eventi eclatanti che buttano fango e discredito su un paese ( che è vero che ha le sue zozzure ) ma in un certo particolare momento politico ( vedi interessi degli Usa sulla Siria ) sapendo che costruire una cosa del genere per scatenare un putiferio è facilissimo, ma a quale “movimento” appartengono? siamo sicure che sotto sotto non si cerchi di scatenare tutta la nostra indignazione e sdegno reagendo come previsto da chi mette in atto un’ azione di guerra mediatica….. non reagiamo in maniera troppo prevedibile…… diffidiamo almeno un pò.

  2. Val says

    Tutti sensibili alla meglio gioventù (purché lontana da qui) che rischia di pagare per diventare un simbolo… (che è un po’ quello che facciamo tutti noi!… da Anonymous alle Pussy Riot, dai banchieri agli impiegati, ai tassisti, ai pizzicagnoli… C’è qualcosa che non va in ciò che circonda questa brutta vicenda).
    Inoltre non tutt* gli/le arrestat* sono di bell’aspetto come Nadezda, per esempio… (e di sicuro, dovessero essere liberate, una loro tournée mondiale sbancherebbe… Tutti gli altri detenuti politici – anche in Italia – invece, si fotteranno e basta… senza proclami in inglese e manifestazioni di alcun genere… è questo che non mi torna: la non consapevolezza che non c’è un regime dispotico solo in Russia… anche in Italia ci sono evidentissime tracce di repressione preventiva o su nessuna base reale e comunque tutte supportate da una folla incredibile di giornalisti-servi, che nessuno o quasi osa denunciare… appunto perché viviamo anche noi in un regime, in cui l’auto-censura performa anche meglio della dura repressione vecchia maniera… A rigore da noi la repressione s’è fatta più furba… e neanche consente la “via di fuga” di diventare star mediatiche, simboli, nuova merce da immettere sul mercato “alternativo”…).

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