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Rassegna stampa sessista e misogina

Sono di buonumore. Voglio osare. Apro il sito di Libero e trovo descritta la funzione delle donne “formosette” nel mondo. Le chiamano “antistress”, un po’ come le palline che ti giri e ti rigiri tra le mani. Tra un po’ ‘ste donne possono fare da poggia gomito per prevenire problemi al tunnel carpale, così quando i giornalisti scrivono stronzate evitano di farsi male.

Naturalmente le donne “in carne” dovrebbero ringraziare per aver saputo di avere una funzione nel mondo e non deve loro passare minimamente per la testa di specificare che avere qualche chilo in più non significa doversi accollare il ruolo di cura da psicofarmaco sociale dell’uomo ansioso. Potrebbe volere un uomo, che so, equilibrato, felice, sereno, o potrebbe perfino volere tutto meno che un uomo. Ma non ditelo a Libero perché altrimenti potrebbe venirgli un trauma a sapere che le donne vanno considerate a prescindere da una analisi totalmente fallocentrica.

Poi mi appropinquo su facebook e trovo una quantità incredibile di condivisioni per frasi o immagini che mortificano un’atleta perché è donna, ha perso la gara eppure osa avere anche una vita sessuale. Di lei si dirà di tutto, che lo fa così e cosà, si definiscono le sue proprietà sessuoriparatrici, le sue modalità e posizioni. Perché durante queste Olimpiadi a questo sono servite fondamentalmente le donne. Al gossip. E chi di gossip ferisce di gossip perisce. Ed ecco che tutta facebook improvvisamente si intende di nuoto, di lancio del peso, di corsa, di volley, e a prescindere dalle differenti attività sportive la cosa comune di cui si parla è la scopabilità o meno delle atlete, i loro culi, seni, e se le consideri un oggetto sessuale prima delle gare figuriamoci dopo e in special modo se hanno perso. In quel caso, è chiaro, puoi perfino pisciarci sopra. Perché le donne che gareggiano non sono persone. Sono puro divertimento per l’eccitazione maschile dove il sessista attiva l’unico neurone che ha per dire “acqua”, “brum brum”, “io fame”, “pipì”, “cacca” e l’immancabile “succhia troia”.

Non fosse sufficiente decido proprio di farmi del male giacché per capire bene l’impaginazione del Corriere e di Repubblica bisogna andare alla fonte, laddove le testate che ritengono di essere meno pecoreccie prendono spunto per trovare gli scoop più esaltanti, dunque sfoglio le pagine online del Giornale. Ci trovo un articolo significativissimo che merita una trattazione a parte.

Scopriamo così che alle Olimpiadi non si gareggia a caso ma che c’è una guerra in corso tra i generi. Per cui c’è qualcuno che sta misurando col pallottoliere quante sono le vittorie delle donne e quante quelle degli uomini per pareggiare i conti. Il titolo è magnifico, per quanto possa essere magnifico un calcio in bocca: “Uomini che si vendicano delle donne“.

Ed è bello sapere che ‘sti sportivi secondo il giornale sono stati cresciuti e allenati a suon di attrezzi e misoginia. Immaginiamo la potenza persuasiva degli allenatori che per convincerli a fare di più mettevano davanti a loro un esemplare di femmina da sconfiggere, un po’ come fanno per le corse dei cani, quando parte la preda, solitamente qualcosa che regge un coniglietto, e poi inizia la corsa.

Come dare agli uomini in pasto un premio in più. Non solo la medaglia vinta in rappresentanza di una nazione ma addirittura il riconoscimento massimo del Giornale come rappresentanti del branco maschile.

È la vendetta di Adamo.” – entusiasticamente esclama Il Giornale – “Avanti i maschi. L’Italia degli uomini vince dove le donne perdono.” e poi li sprona “Vai maschio. Vai e combatti per ciò che vuoi.

E poi:Femminile il genere e anche il potere. (…) Gli uomini italiani hanno ribaltato il tavolo.” – ma ‘sti cazzi che felicità. Attento che tutto ‘sto entusiasmo non ti fa mica bene alla salute. E capito che qualcuno sta facendo i riti scaramantici per far perdere le donne e far vincere gli uomini scopriamo che lo scrivente pensa davvero che gli uomini siano “spesso maciullati mediaticamente dalle loro omologhe femminili“. E dire che il fatto che queste tante atlete siano state trattate da pezzi di carne il cui valore venisse giudicato dalla portata del loro fondoschiena non mi sembrava poi tutto questo grande orgoglio.

Ma egli insiste: “lo sport è la nuova colonia femminile e mica solo da noi. Tanto per capire: le Olimpiadi sono cominciate ufficialmente il 27 luglio, ma in realtà si gioca dal 25. E a cominciare è stato il calcio femminile. Capito? Non è un caso. Lo sport donna cresce ovunque.” – e lui naturalmente si dispiace. Ma perché non tornare a quando le donne venivano relegate in casa a badare ai bimbi e fare le regine del focolare? Tutta sta femminanza negli sport è un po’ vissuta da questo “giornalista” come altri vivevano l’arrivo degli immigrati. “ci stanno colonizzando… ci stanno colonizzando… attenti a noi… questi ci rubano il lavoro“. E le donne rubano le medaglie? Che stronze, eh? Come si permettono a pensare di poter godere delle medesime opportunità?

Insomma il tizio sente che tutti siano stati “Travolti da questa ondata femminile” addirittura da definire gli uomini come “Lillipuziani” con tanto di complesso di inferiorità di genere e invidia della fica.

E giù con la psicologia d’accatto e si capisce che “gli uomini sanno stare meglio insieme” e che in questo delirio chiamato articolo di giornale egli li veda “Più impreparati, più improvvisati, più arrangiati. Ex superuomini scombussolati dall’arrivo delle superdonne. Hanno invertito il senso di marcia. Avanti tutta.” e chiude indicando il prossimo nemico “Josefa Idem che gareggia. Donna e madre. Con due pagaiate in acqua dimostrerà che quella dei ragazzi è solo una fuga dalla realtà, uno stacco dalla inesorabile certezza che lo sport stia andando comunque dalla parte delle donne.

Ma solo a me questo articolo sembra “uno stacco dalla inesorabile certezza” che certe volte sia proprio l’equilibrio a mancare?

Posted in Comunicazione, Critica femminista, Misoginie, Pensatoio, Satira.


4 Responses

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  1. Igor_Giussani says

    Solo un piccolo appunto: nel caso delle donne formosette (non ‘formose’ ma ‘formosette’, sia chiaro) la colpa non è di Libero (che ha solo ripreso la notizia) bensì dell’University of Westminster, che forse la maggior parte di voi come me manco sapeva che esistesse. Se ho capito bene si tratta di una specie di fondazione privata (http://www.westminster.ac.uk/) che non deve soffrire particolarmente di fondi malgrado la crisi, altrimenti non si capirebbe come fanno ad avere soldi da buttare per scoprire quello che era abbastanza noto ciò che a una buona parte del genere maschiw piacciono tette e culi. Immagino che sarà stato scritto un articolo di ricerca da parte di uno o più ricercatori e magari sottoposto a peer review (e poi dicono che è un’attività noiosa!).
    Sono invece farina del sacco di Libero al 100% le mirabolanti tags aggiunte all’articolo: curvy, in carne, donne, botero, concato e daniela mastromattei.

  2. herato says

    Al genio del Giornale sfugge che comunque per ogni categoria ci sono un podio maschile e un podio femminile. A sentire lui sembra che nessuna donna vinca una medaglia…

  3. nicola simone says

    è molto triste leggere di conquiste sportive in questi termini. Io penso (o meglio, mi piace credere) che il giornalista in oggetto sia solo un misero scribacchino frutto della cronica carenza culturale che dilaga in questi anni, ma non cambia il senso (tragico) delle sue parole. Se posso sapere come si chiama, gli scriverò volentieri una mail privata (e anche alla redazione, già che ci sono) chiedendo loro, come semplice esercizio di stile, di cambiare la parola “donna/donne” con “negro/negri” e provare a rileggere l’articolo, tanto per rendersi conto di che cazzo hanno pubblicato. Il punto non è l’articolo in sè ma il fatto che se gli (pseudo)intellettuali ragionano così, il popolino ragiona 100 volte peggio. Mala tempora currunt. Ma proprio mala..

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    […] poi ci ha pensato Femminismo a Sud a far partire la riflessione, correlando questo mirabile articolo di giornale  al gossip di bassa lega che ha […]