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#MemorieCollettive: Voglio essere un oggetto. Sulle sentenze genovesi e il mondo alla rovescia!

Un contributo per le nostre (e vostre) Memorie Collettive. Buona lettura. (Se avete riflessioni da inviarci su questo, genova, condanne, piazza, ricordi, quello che volete, per raccogliere memoria, per impedire meccanismi di rimozione collettiva, scrivete a: fikasicula[at]grrlz.net)

Grazie a GianMaria. Da RedRouge:

Le sentenze sono arrivate come un macigno sulla memoria, la storia e la concezione di conflitto sociale. Sono sentenze politiche e segnano una presa di posizione forte del sistema repressivo italiano nel suo complesso.

Ma soprattutto ci dicono una cosa molto semplice: la trasformazione auspicata dalle classi dominanti della concezione di “delitto da punire” si è completata in tutto e per tutto.

Mi spiego. Nella storia dei meccanismi disciplinari, i potenti e soprattutto la classe borghese in ascesa, a un certo punto necessita di una trasformazione del concetto di delitto. Se fino ad allora, dal punto di vista legislativo, era forte la punizione per gli autori di delitti contro la persona mentre le punizioni per i colpevoli di reati contro le cose erano minime, con la rivoluzione della borghesia si impone il concetto di difesa della proprietà privata. Occorreva un un sistema più efficiente, razionale e capillare di controllo delle classi subalterne. Vi era la necessità di limitare le crescenti rivolte sociali, che avevano come obiettivo prioritario i forni per avere il pane. In Italia tutto questo si realizza in pieno in epoca fascista, col codice Rocco, che introduce il reato di “devastazione e saccheggio”, quello utilizzato per questa sentenza.

Se ci pensiamo bene queste sentenze hanno sublimato questa necessità. Si è realizzata in pieno la trasformazione concettuale ed anche l’opinione pubblica, assetata di vendetta, si è scandalizzata in maniera clamorosamente asimmetrica per una vetrina spaccata, un auto in fiamme, una banca in frantumi, di contro a centinaia di corpi martirizzati, colpiti, torturati, al sangue che ha invaso le strade di Genova.

Eppure la disparità delle condanne ai manifestanti rispetto ai massacratori della scuola Diaz, non deve sorprendere. E’ figlia di una società che ha assolutizzato la sacralità della proprietà privata, difendendola per legge al di sopra di tutto. Una società nella quale alla merce viene garantita la piena libertà di movimento, mentre di fronte all’essere umano si ergono muri, ostacoli, catene.

Anzi, a pensarci bene, se l’atto a danno di cose è punito in maniera molto più feroce di quello a danno di esseri umani, se una cosa può muoversi con molta più libertà di un essere umano, conviene fortemente essere una cosa. E’ si è realizzato in pieno il mondo alla rovescia, il Capitalismo.

Posted in Memorie collettive, R-esistenze.