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Raccomandazioni Onu al governo italiano sulla violenza sulle donne

L’Onu contro il femicidio e il femminicidio (una splendida sintesi dell’Avv. Barbara Spinelli dei giuristi democratici per la Cedaw) . Quella che leggete sotto è la serie di raccomandazioni lette dalla Relatrice Speciale Rachida Manjoo e fa parte del rapporto sulla situazione italiana. Trovate inoltre il rapporto sul femminicidio. Estratto della relazione dell’Associazione Internazionale Avvocati Democratici.

A/HRC/20/16/Add.2
15.06.2012

Rapporto della Relatrice Speciale ONU contro la violenza sulle donne, le sue cause e conseguenza, Rashida Manjoo, presentato al Consiglio dei Diritti Umani nella sua 20ma sessione.

MISSIONE IN ITALIA

VII: Conclusioni e raccomandazioni

91. Il Governo ha compiuto degli sforzi per affrontare la questione della violenza contro le donne, anche attraverso l’adozione di leggi e politiche, la creazione e la fusione di enti governativi responsabili della promozione e tutela dei diritti delle donne. Eppure, questi sforzi non hanno portato ad una diminuzione della percentuale dei femminicidi né si sono tradotti in un vero e proprio miglioramento della vita di molte donne e bambine, in particolare Rom e Sinti, migranti e disabili.

92. Nonostante le sfide poste dall’attuale situazione politica ed economica, devono restare una priorità sforzi mirati e coordinati per affrontare la violenza contro le donne, attraverso l’uso, pratico e innovativo, di risorse limitate. Gli alti livelli di violenza domestica, che contribuiscono all’incremento dei femminicidi, richiedono una seria attenzione

93. La Relatrice Speciale vorrebbe offrire al Governo le seguenti raccomandazioni.

  1. A.    Riforme legislative e politiche

94. Il Governo dovrebbe:

(a)   Istituire una singola struttura governativa dedicata a trattare esclusivamente in genere la questione del raggiungimento dell’uguaglianza sostanziale e in particolare la violenza contro le donne, per superare la duplicazione e la mancanza di coordinamento;

(b)   Accelerare la creazione di un’istituzione nazionale indipendente per i diritti umani, con una sezione dedicata ai diritti delle donne;

(c)    Adottare una legge specifica sulla violenza contro le donne per affrontare l’attuale frammentazione che si verifica nell’applicazione pratica, a causa dell’interpretazione e dell’attuazione delle disposizioni civili, penali e delle relative procedure;

(d)   Affrontare il vuoto normativo in materia di affidamento dei minori, aggiungendo disposizioni significative per la protezione delle donne vittime di violenza domestica;

(e)   Fornire istruzione e formazione per rafforzare le competenze dei giudici per affrontare in modo efficace i casi di violenza contro le donne;

(f)    Assicurare che sia previsto il patrocinio, qualificato e a spese dello Stato, per le donne vittime di violenza, secondo quanto previsto dalla Costituzione e dalla legge n. 154/2001  relativa alle misure contro la violenza nelle relazioni familiari;

(g)   Promuovere (l’ utilizzo) delle esistenti misure cautelare alternative alla detenzione, degli arresti domiciliari e di carceri a bassa sicurezza per le donne con figli minori,  tenuto conto che la maggior parte di esse si trovano detenute per reati  che non sono di violenza nei confronti della Persona e tenuto conto dell’interesse preminente del minore;

(h)   Adottare una politica di genere, sostenibile e di lungo termine per l’inclusione sociale e l’empowerment delle comunità più marginalizzate, con un focus particolare sulla salute delle donne, l’educazione, il lavoro e la sicurezza;

(i)    Garantire il coinvolgimento dei rappresentanti di queste comunità, in particolare delle donne, nella fase di progettazione, sviluppo e attuazione delle  politiche che hanno una ricaduta su di loro;

(j)     Provvedere, assicurandola, ad un’istruzione di qualità per tutti, anche attraverso un’applicazione flessibile del limite del 30 per cento per classe di alunni non italiani, rendendo possibile  che le scuole siano inclusive anche in luoghi in cui la popolazione di non-italiani è particolarmente alta.

(k)   Modificare le norme contenute nei  “Pacchetto sicurezza” in generale, e il reato di immigrazione irregolare in particolare, per garantire alle donne migranti irregolarmente presenti sul territorio di potersi recare dalle forze dell’ordine e trovare accesso alla giustizia senza la paura di essere detenute o espulse;

(l)    Affrontare le disparità di genere esistenti nei settori privato e pubblico implementando in modo efficace le misure contemplate dalla Costituzione, dalle leggi  e dalle politiche per aumentare il numero delle donne, anche appartenenti a  gruppi marginalizzati, presenti nella sfera politica, economica, sociale, culturale e giudiziaria;

(m)  Continuare a rimuovere gli ostacoli legali che incidono sull’occupazione femminile, situazione che risulta esacerbata  per via della pratica delle dimissioni in bianco, del sottomansionamento e del divario salariale. Rafforzare il sistema di welfare sociale rimuovendo gli impedimenti all’integrazione delle donne nel mercato del lavoro;

(n)   Ratificare e attuare la Convenzione dell’Aja concernente la competenza, la legge applicabile, il riconoscimento, l’esecuzione e la cooperazione in materia di potestà genitoriale e di misure di protezione dei minori;  la Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie; la Convenzione ILO n. 189 (2011) sulle condizioni di lavoro dignitose per le lavoratrici ed i lavoratori domestici; la Convenzione Europea per il risarcimento delle vittime di crimini violenti e la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta alla violenza contro le donne e violenza domestica

  1. B.    Iniziative di sensibilizzazione e per favorire cambi sociali

95. Il Governo dovrebbe anche:

(a)   Continuare a condurre campagne di sensibilizzazione volte a eliminare atteggiamenti stereotipati circa i ruoli e le responsabilità delle donne e degli uomini nella famiglia, nella società e nell’ambiente di lavoro;

(b)   Rafforzare la capacità dell’Ufficio Nazionale Antidiscriminazione Razziale per porre in essere programmi rivolti a cambiare la percezione da parte della società delle donne che appartengono a comunità e gruppi marginalizzati;

(c)    Continuare a condurre campagne di sensibilizzazione specifiche, che prevedano la partecipazione della società civile, per aumentare la consapevolezza sul tema della violenza contro le donne in generale ed in particolare quella sulle donne appartenenti a gruppi marginalizzati;

(d)   Formare e sensibilizzare i media sui diritti delle donne, e anche sulla violenza contro le donne, al fine di ottenere una rappresentazione non stereotipata delle donne e degli uomini nei media nazionali.

  1. C.     Servizi di supporto

96. Il Governo dovrebbe ulteriormente:

(a)   Continuare a prendere le misure necessarie, incluse le misure finanziarie, per mantenere l’esistente e/o per la costituzione di nuove case  rifugio e centri antiviolenza per l’assistenza e la protezione delle donne vittime di violenza;

(b)   Assicurare che le case rifugio agiscano in conformità agli standard internazionali e nazionali in materia di diritti umani e che vengano creati meccanismi di accreditamento per monitorare  il supporto fornito alle donne vittime di violenza;

(c)    Migliorare il coordinamento e lo scambio di informazioni tra la magistratura, le forze dell’ordine, gli psicologi, gli operatori sociali e sanitari che si occupano di violenza contro le donne;

(d)   Riconoscere, incoraggiare e sostenere i partenariati pubblico-privato tra organizzazioni della società civile e istituti per la formazione superiore, al fine di condurre ricerche e individuare risposte adeguate per il contrasto alla violenza sulle donne.

  1. D.    Statistiche e raccolta dei dati

97. Infine, il Governo dovrebbe:

(a)   Rafforzare, anche attraverso lo stanziamento di fondi consistenti, la capacità dell’ISTAT al fine di  istituire un sistema di regolare raccolta e analisi dei dati, attraverso parametri standardizzati,   disaggregandoli in base alle caratteristiche più rilevanti al fine di capire l’entità, le tendenze e le manifestazioni della violenza sulle donne;

(b)   Assicurare che nella raccolta di tali informazioni, l’ ISTAT collabori regolarmente con le istituzioni e organizzazioni che già lavorano alla raccolta dei dati sulla violenza contro le donne – tra cui le forze dell’ordine, i tribunali e la società civile. L’obiettivo finale dovrebbe essere l’armonizzazione delle linee guida per la raccolta dati e l’uso di tali informazioni in modo efficace da parte di attori istituzionali e non.

Posted in Corpi/Poteri, Omicidi sociali, Pas.


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  1. #stopfemminicidio, innanzitutto. « #save194lazio linked to this post on luglio 9, 2012

    […] o mariti, figli, nonni, amici. Anche loro vittime indirette del femminicidio. L’ONU ha dichiarato che in Italia il femminicidio è un crimine di Stato; che il governo non fa abbastanza per attuare […]