Skip to content


In Spagna è “Tolleranza zero nei confronti dei negazionisti della violenza di genere”!

Questa è la traduzione di un articolo pubblicato su El Pais a proposito di un articolo pubblicato sul giornale “El Mundo” in cui si giustificava il terribile delitto commesso da un uomo nei confronti di una donna. L’assassino ha tolto la vita alla moglie incinta e poi ne ha mostrato il corpo via webcam al padre.

Non solo gli stessi colleghi della redazione hanno subito chiesto che al giornalista fosse impedito di scrivere nel quotidiano ma sono voci autorevoli, di governo, personalità prestigiose, giudici, procuratori e varie entità sociali a parlare e a esercitare una contrapposizione forte, in termini culturali ma anche di segnalazione del limite che non va superato.

Questo giusto per segnare, semmai ce ne fosse bisogno, una differenza, tra la tolleranza estrema che esiste in italia nei confronti di tutte le “opinioni” espresse da maschilisti, sessisti e misogini di vario genere e la tolleranza zero su questioni così importanti che viene chiarita in Spagna. Buona lettura!

>>>^^^<<<

Quale violenza?

Il progresso dell’uguaglianza ha generato una reazione del machismo. Un gruppo di opinione nega la gravità delle aggressioni sessiste e colloca gli uomini al posto delle vittime. Un articolo favorevole al mostro della webcam è un segno d’allarme!

Probabilmente non era mai successo di andare così in là sui mezzi di comunicazione nel tentativo di giustificare un omicidio machista. E questo, in un paese come la Spagna così sensibilizzato nella lotta contro la violenza sulle donne: che falcia intorno alle 70 vite e genera più di 134.000 denuncie all’anno. La pubblicazione, ieri sul periodico El Mundo, dell’articolo “Un ragazzo normale”, comprensivo con il gesto del giovane di 21 anni, che la stampa ha soprannominato “il mostro della webcam”, il quale mercoledì scorso ha ucciso la sua fidanzata incinta di 19 anni, dopo che lei gli aveva comunicato la rottura del rapporto, ha sollevato un polverone che agita quello che tentano di nascondere: il maschilismo continua ad esserci, a volte rivestito di argomenti più presentabili, a volte in tutta la sua crudezza. Si erge con una certa frequenza nei media facendosi scudo della libertà di espressione.

È il frutto di un paradosso: le misure a favore della uguaglianza reale tra uomini e donne hanno generato una “riorganizzazione”(rearme) del maschilismo. Questo discorso, negazionista o che minimizza la violenza machista, colloca gli uomini come vittime di discriminazioni a causa degli avanzamenti delle misure a favore della uguaglianza reale tra i sessi. Lo dicono gli esperti.

Era “un ragazzo normale”, vittima di “atroce violenza” psicologica “alla notizia che lo stava lasciando e che il bambino che aspettavano non era suo”, scrive l’autore del polemico articolo, Salvador Sostres. Quindi, uccide la sua fidanzata incinta. “Di fronte ad un omicidio non ci sono cause morali. Però questo ragazzo non è un mostro”, puntualizza prima di concludere in forma di morale: “A volte l’amore si trasforma in qualcosa di dannoso e disperato e finisce nella tragedia”.

La pubblicazione di questo articolo che trasforma in vittima il presunto omicida, ignorando chi ha perso la vita, ha scatenato l’indignazione nella redazione de El Mundo. In molti ieri hanno firmato un articolo, elaborato dal comitato di redazione, e che sarà consegnato oggi al direttore del giornale, Pedro J. Ramírez, nel quale si spiega come Sostres abbia superato la soglia dell’accettabile e chiedendo che smetta di collaborare. Cosa succederebbe se si pubblicasse un articolo nel quale si dice che è comprensibile un omicidio della ETA? Si domanda nel testo indirizzato a Ramírez.

La redazione del giornale, che ha ritirato in mattinata l’articolo dalla pagina web, non è voluto intervenire sul tema. Un responsabile ha agito in seguito alle parole di Ramírez su Twitter, dove si scusava per l’articolo affermando che non sono state inserite le sue modifiche alla sua pubblicazione.

“La cosa inaccettabile del testo di Sostres è che utilizza la stessa espressione “violenza” per un omicidio e per una bugia e l’abbandono da parte della compagna”, ha aggiunto.
“E poi dicono che è insufficiente la Legge contro la Violenza di Genere. Ce ne manca di strada per raggiungere l’uguaglianza finché ci sono affermazioni come questa!”. Queste affermazioni di Soledad Cazorla, procuratrice, responsabile per la lotta contro le aggressioni machiste per il ministero pubblico. Varie associazioni femministe (Fundación Mujeres, juristas de Themis y Federación de Mujeres Progresistas, tra le tante), hanno annunciato ieri che chiederanno alla procura che intervenga sulla pubblicazione di un articolo che, a loro giudizio, fa “apologia di violenza contro la donna”.

Cazorla, che sta ·”riflettendo” in qualità di procuratrice sul contenuto, qualifica il testo come “immorale” e “sibillino”. Nonostante affermi che condotta dell’aggressore sia ingiustificabile, fornisce spiegazioni per giustificarla. Inoltre trasforma il maltrattante in vittima di violenza psicologica e mostra la vittima, che è morta e non può parlare, come un aggressore.

Tuttavia, il presidente dell ‘Osservatorio contro la Violenza di Genere al Consiglio giudiziario supremo, Inmaculada Montalbán, non crede che il contenuto del testo sia perseguibile penalmente. Nonostante questo, il Ministero della Salute, di genere e delle Politiche Sociali cerca una scappatoia per adeguare il testo ai tribunali. La commissione Obreras lo farà.

Montalbán pone il ​​problema di questo tipo di articoli a partire dal terreno dei media: “E ‘vostra responsabilità definire i contenuti che saranno offerti al pubblico e che sono considerati sufficienti per formare un opinione pubblica coerente con una società democratica”, dice.”L’articolo di Sostres alimenta il mito della supremazia maschile e a proposito di quello che è successo, che è un crimine, dice che è normale,” scrive criticamente Pilar López Díaz, un’esperta di comunicazione e di questioni di genere. “Quello che i media dovrebbero fare è indebolire questo mito, invece di alimentarlo ed incrementare la violenza domestica nel contesto dei diritti umani”, aggiunge. Il delegato del governo contro la Violenza di Genere, Miguel Lorente, considera l’articolo “una indecenza sociale e giornalistica”, e avverte circa la proliferazione di questo genere di contenuti.

Ma i media non sempre stanno all’erta. Nell’articolo “Vendetta di Genere”, di Henrique Lynch, che egli pubblicò su El Pais alla fine del 2009 sollevò una grande quantità di polemiche. Criticava una campagna contro la violenza machista e ricordava che i maltrattanti sono partoriti ed educati dalle donne. Secondo l’associazione a difesa dei lettori, questo articolo ha generato un forte malcontento tra i lettori e ha ferito la sensibilità di chi fa parte della redazione del giornale”.

“Tolleranza zero nei confronti dei negazionisti della violenza di genere”. E’ quello che chiede ai mezzi di comunicazione Ana Maria Perez del Campo, presidente della Federazione delle associazioni di madri separate e divorziate. Ed è «inspiegabile, che il fatto che un uomo uccida una donna, diventi comprensibile e giustificabile. Come si può dopo chiedere alle donne di denunciare se le colpevolizziamo?” – lei chiede.

La sociologa Soledad Murillo, madre della Legge contro la Violenza di Genere (2004) e della legge d’uguaglianza (2007) quando era segretaria generale per l’uguaglianza, descrive così la situazione: “La legge contro la Violenza di Genere nella storia della spagna democratica è quella che ha subito più forme di opposizione di fronte alla Corte Costituzionale, soprattutto da parte di giudici contrari al fatto che si penalizzasse di più il comportamento di un uomo rispetto a una donna in caso di violenza nella coppia”. L’idea che la legge sia discriminatoria è stata superata. La stessa cosa è successa con l’idea che si presentino numerose denunce false per violenza. “Cosa che non risponde alla realtà secondo i dati del ministero della giustizia”. Il terzo elemento in discussione è la legge sull’uguaglianza. “I suoi oppositori la presentano come una cascata di privilegi per le donne, quando invece ha il solo scopo di equiparare i diritti”. Ciò ha contribuito a creare un movimento di opinione che considera gli uomini in vittime indifese di un presunto predominio delle donne “E ‘un tentativo consapevole di riportare indietro le conquiste che hanno raggiunto le donne”, conclude.

Non senza motivo. Sostres ha ricevuto molte critiche, ma i commenti di elogio nel web si complimentano con lui per il suo “coraggio” nel mettere nero su bianco una rappresentazione della realtà che “molti uomini subiscono”. Sono le parole dei cosiddetti postmachisti o neomachisti, uomini che negano, minimizzano l’esistenza della violenza di genere o che assicurano che ci sono tanti omicidi di uomini quanto di donne. Gli stessi che chiamano “nazifemministe” le femministe. Gli stessi che parlano di denunce false per affossare una legge che ha ottenuto 150.000 condanne in cinque anni.

“Esiste un movimento di uomini , non necessariamente associati, però organizzati, che si dedicano a fare opposizione violenta ai passi avanti in materia di uguaglianza.” afferma Josè Angel Lozoya di “Uomini per l’uguaglianza”. “Non è un caso che questi maschilisti guadagnino forza adesso, mentre a causa della crisi si sono verificati importanti regressi in materia di uguaglianza, come la cancellazione del ministero, una cosa che hanno rivendicato come una vittoria”.

Nonostante sia un movimento difficile da quantificare, il delegato del governo contro la violenza di genere segnala che, secondo i sondaggi, l’1,2% della popolazione ritiene che la violenza machista è accettabile “in alcune circostanze”. “Si parla di 600.000 persone” – afferma scioccato Lorente. Cifra che sale al 6% (più di tre milioni di spagnoli) se queste aggressioni sono conseguenza di una separazione.

“Quello che succede in Spagna è identico a quello che successe negli Stati Uniti alla fine degli anni ’70, quando i principali media cominciarono contro le femministe che guadagnavano terreno” – aggiunge Pilar Lopez.

Posted in Misoginie, Omicidi sociali.


One Response

Stay in touch with the conversation, subscribe to the RSS feed for comments on this post.

  1. teresa dattilo says

    In Italia succede di tutto ed i commenti sono agghiaccainti. Dopo lo stupro in caserma a Roma, nella stazione di Polizia del Quadraro, ho letto su un giornale a tiratura nazionale: sesso in caserma. Uno stupro è stato chiamato sesso. E’ mostruoso…ed è un tutt’uno con tutto il resto del Paese per quanto riguarda la questione femminile!!
    Teresa Dattilo Presidente ass. Donna e Politiche Familiari Casa Internazionale delle Donne Roma