Skip to content


Agli uomini la dignità del gallo, alle donne l’obbligo del perdono!

Io voglio sperare che questo tizio del corriere prima di scrivere l’articolo abbia avuto qualche contrattempo che giustifichi la marea di sciocchezze che ha scritto. Me lo auguro per lui perché altrimenti dobbiamo considerare che gli uomini non sono soltanto complici del sessismo quotidiano, della misoginia pressante che pesa sulle donne. Sono molto di più.

Se è vero come dice costui che il problema della questione sta nel fatto che gli uomini dovrebbero farsi tornare la nostalgia del “buon vecchio gallismo” per mettere al centro della discussione la “dignità dell’uomo”… ‘sti maschi ne hanno veramente tanta di strada da fare.

Tutta qui la storia? Giorni di riflessioni, una marea immensa in piazza di persone martoriate alla ricerca della dignità sottratta e alla fine il cruccio di questi esseri riguarda il fatto che va rivendicata la bontà del gallo ruspante vs riccone che invita l’harem nella jacuzzi?

Ma dunque non sarebbe mica la manifestazione per la dignità dell’uomo quanto invece la giornata dell’orgoglio dello stalker molesto, quello che ti perseguita in strada e non ti molla finchè non gli tiri un calcio. Il pride del gallo predatore, sciocco quanto superfluo sul piano umano, sarebbe una rivendicazione del macho proletario, quello che non si può permettere la escort di lusso e che tuttavia pretende qualche cenno anche per se’ sulle cronache dei giornali.

Come dire: oh voi, ricconi e potenti, ci siamo anche noi vecchi galli cedroni che insistiamo nella molestia in spiaggia con le fanciulle delle riviere romagnole.

Diciamola tutta: l’unica utilità che considero del gallo, per chi non è vegetariano, è quello di ingrediente base del pollo allo spiedo. Il resto è tristezza infinita.

L’altra cosa che vale la pena di commentare è la notizia di una ricerca che ci racconta come le donne siano più avvezze al perdono.

Ce la dice come fosse una qualità, un pregio, perché noi siamo più empatiche, e giù con tutte le lusinghe del caso. Quelle che ti dedicano quando devono farti digerire un rospo enorme.

Le ricerche scientifiche, o la maniera e il motivo per cui esse vengono divulgate, come abbiamo più volte scritto, hanno una funzione pedagogica, educativa, di rafforzamento di stereotipi sessisti.

Si cercano da sempre motivi scientifici per dare una mano agli stupratori che dentro i tribunali potranno dire “vostro onore, non è che sono cattivo, è che nel culo c’ho il gene che mi fa diventare stupratore”.

I maschi che picchiano sono sempre depressi, quelli che ammazzano c’hanno i raptus anche se compiono sempre omicidi programmati, intenzionali, preceduti da anni di stalking grave, mirato all’eliminazione psichica e fisica dell’altra persona.

I maschi che stuprano vengono giustificati con teorie che dicono che dovrebbero farlo per la continuità della specie, perché avrebbero una delle tante sindromi fasulle inventate per salvare i violenti.

Alle donne invece non viene neppure riconosciuto il beneficio del dubbio o come in questo caso si definisce la donna come un essere che c’ha il perdono incorporato. Che ha l’empatia nelle viscere, che rutta amore dalla mattina alla sera, che mai e poi mai può permettersi il lusso di essere incazzata, aggressiva, reattiva rispetto alle violenze, capace di difendersi, grintosa, determinata, forte. Mai e poi mai si dice che una donna che caccia dalla sua vita l’uomo che la violenta è una donna sana, che la scelta migliore che può fare per se stessa è quella di mandare a quel paese chiunque voglia imporgli una presenza violenta.

Invece no. Da un lato c’era la morale cattolica che imponeva la mistica del perdono con la scusa paracula che chi perdona sarebbe una persona migliore. Ovviamente si riferiscono sempre alle donne perché non ho mai visto fare un discorso mirato all’ostilità e allo spirito di vendetta che gli uomini continuano a coltivare nei confronti di tutte le donne che dicono loro di no.

E dall’altro c’è la scienza che ci impone di essere questo e quell’altro e che determina i confini della cosiddetta “normalità” indi per cui se tu metti in mostra il tuo dito medio e definisci con chiarezza il fatto che col cavolo perdoni il tuo coniuge violento o il tuo stupratore, perché la rabbia è cosa sana e ti aiuta a scegliere quello che va bene per te nel prossimo futuro, se dunque non aderisci alla somma di idiozie esibite da gente che ci incastra in stereotipi sessisti allora diventi una specie di anomalia.

Il seguito della telenovelas comprenderà un maschilista violento che inventerà la sindrome della femmina che non sa perdonare. Vedrete quanti bei Tso da qui al prossimo trentennio per continuare a togliersi di torno donne, testimoni scomode delle nefandezze compiute dagli uomini.

Spero vi sia piaciuto il resoconto. Tenete gli occhi aperti. Entrambi. Siamo sotto attacco. E non da ora.

Posted in Anticlero/Antifa, Omicidi sociali, Pensatoio, R-esistenze.


2 Responses

Stay in touch with the conversation, subscribe to the RSS feed for comments on this post.

  1. simonsiren says

    Quella ricerca sul perdono aveva fatto incazzare anche me. Poi pensai, ne leggerò qualcosa su Femminismo a sud e mi rincuorerò vedendo che questa cosa non ha fatto incazzare solo me. Grazie!

  2. Irene says

    Grazie, ero rimasta basita di fronte all’articolo sul perdono. Particolarmente inquietante la conclusione: “Le autrici dello studio sono convinte che i risultati possano aprire la via ad ulteriori studi, in particolare, a comprendere meglio il ruolo del perdono nella psicoterapia per le vittime di abusi sessuali, di maltrattamenti fisici o tradimenti all’interno della coppia”. Smascherata la PAS, abbiamo il nuovo manuale per i futuri centri di mediazione familiare?