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Stalkers, quei terroristi delle relazioni

Trascurando per due secondi il fatto che siamo appena al 17 gennaio e abbiamo già svariate vittime della violenza maschile. Morte ammazzate, vittime trasversali, assassinate da ex inferociti o da uomini violenti che comunque immaginavano di poter vantare un qualche diritto d’uso sulle proprie vittime. Trascurando questo dato, sul quale comunque torneremo per ragionarne in maniera approfondita, vogliamo riflettere brevemente su quello che si intende per stalking secondo quanto viene comunicato dalle decine di articoli (brevissimi) di cronaca che parlano di questo.

E’ una costante il fatto che un accusato di stalking abbia compiuto una serie di azioni che proviamo ad elencare:

– persecuzione via sms, telefono, mail, facebook; pubblicazione online di dati privati della vittima o di foto usate per screditarla;

– pedinamento, appostamento sotto casa, scuola o presso il luogo di lavoro;

– inseguimento con l’auto e tentativo di tamponamento. E’ frequente che lo stalker tenti di buttare fuori strada l’oggetto della sua ossessione;

– danneggiamento dell’auto, della porta di casa, della finestra, della serratura con l’introduzione di colla, altro genere di oggetti, tentativo di dare fuoco alla donna inserendo attraverso le fessure della porta d’ingresso qualcosa di infiammabile o che sta bruciando;

– volontà di bruciare l’auto o la casa della ex con l’uso di liquido infiammabile;

– sfregiamento del volto della ex con acido, coltello, oggetti contundenti, arma da taglio;

– minacce, urla, con o senza armi, con promesse di morte se lei non tornerà sulla sua decisione;

– aggressione a scopo di stupro (per fare riconsiderare alla vittima la meraviglia di un rapporto fisico con quel po’ po’ di machomen);

– aggressione e percosse perchè lo stalker spesso vuole proprio vedere piangere la vittima per puro sadismo;

– appostamento, pedinamento, minacce e aggressione fisica dei figli che si rifiutano di essere complici dello stalker e che si schierano con la madre, persona non violenta della famiglia;

– appostamento, pedinamento, minacce, anche con l’uso di armi, e rivendicazione di proprietà presso il nuovo compagno della ex;

– minacce fisiche e aggressioni ai familiari della ex che tentano di proteggerla;

– vendette, denunce e persecuzione giudiziaria nei confronti di chiunque si frapponga tra lo stalker e la sua vittima;

– tentato omicidio nei confronti di familiari della vittima, del nuovo compagno della vittima, di amici che tentano di esserle solidale, dei figli e della stessa vittima;

– femminicidio e/o strage familiare nei confronti di tutte le persone che lo stalker immagina ossessivamente quali suoi nemici.

Gli articoli che si occupano di stalking usano gli stessi parametri comunicativi e la stessa identica sottovalutazione che viene usata negli articoli di cronaca che parlano di femminicidi.

Viene sempre tirata in ballo la “gelosia”, eterna scusante di un potenziale assassino, il suo amore non corrisposto, la sua delusione di amante ferito, e nulla viene detto circa i metodi di coercizione di veri e propri torturatori che costringono le donne a nascondersi perchè prive di protezione nei confronti di uomini determinati a fare del male.

Sono terroristi delle relazioni che impongono la propria presenza utilizzando tutte le armi che hanno a disposizione. Nulla li distoglie dall’obiettivo delirante che si sono proposti e il delirio non viene riconosciuto in quanto tale perchè la stramaggioranza di uomini che perseguita una donna immagina di star recitando un copione da seduttore. Come se immaginassero che alle donne facesse piacere vedere un uomo disposto ad ammazzarle per affermare il proprio punto di vista.

Nulla di più sbagliato. Ed è una mentalità che viene reiterata in ogni scritto sentimentale, ogni canzone finto/romantica, ogni brano neomelodico, ogni riferimento che vuole semplicemente educare le donne ad accettare la violenza confondendola con l’amore.

Usano l’intimidazione come approccio in ogni circostanza, sin dai primi momenti di intimità.

“Se mi lasci ti ammazzo… a chi appartieni? ma a te, esimio stalker, sia chiaro. a chi se no?”

Frasi apparentemente innocenti che determinano l’uso e abuso delle donne da parte di uomini che una parola dopo l’altra impongono un sigillo di proprietà e non accettano nessuna forma di consensualità.

Usano la minaccia come pratica quotidiana, nei confronti di quelli che si avvicinano alla ex, perchè la ex rimane terreno di proprietà dell’uomo che è stato lasciato sebbene lei con lui non voglia più neppure parlare.

Usano la strage terroristica per imporre un punto di vista, per vendicarsi, per dare una lezione a chi si oppone a quella mentalità perversa, come fossero tutti, gli stalkers e gli assassini, parte di una lobby che manda avanti i kamikaze che ammazzano e si fanno esplodere in nome di una missione, di una crociata contro le donne, per la sottomissione delle donne.

Compiono una jihad come se difendessero un diritto di proprietà su un territorio che non gli appartiene, per colonizzare un genere e accusano le donne appartenenti a quel genere di essere responsabili della loro morte.

Il punto è che le donne disobbediscono al patriarcato e che il patriarcato ha armato a dovere tanti burattini esecutori di una strategia di dominio e di potere. Mercenari, soldati assassini, aguzzini che vengono richiamati sull’attenti a servire un patriottismo maschilista e che quando disertano da quelle modalità non a caso vengono chiamati froci, mezzi uomini, femminucce, mezze calzette che non si fanno rispettare dalle femmine.

Noi li chiamiamo semplicemente disertori attribuendo ad essi  quella caratteristica positiva che è propria di chi ha il coraggio di reinventarsi e reinventare una nuova modalità di essere uomini.

Quello che infine ci interessa dire, parlando della serie di delitti che vengono descritti e compresi nel termine “stalking” è che il termine in se’ è riduttivo e che non è un caso se i denunciati per stalking, anche dopo qualche mese di galera continuano nel loro intento e finiscono il lavoro ammazzando la ex e tutti quelli che si oppongono al suo disegno femminicida.

Lo stalker, chiariamolo una volta per tutte, è un potenziale assassino e come tale dovrebbe essere trattato. La sua volontà è quella di chi vuole privare la sua vittima della libertà di vivere, in qualunque modo, socialmente, fisicamente. Si tratta comunque di una forma di omicidio.

Ed è con queste limitazioni quotidiane che le donne hanno a che fare tutti i giorni. Questo è dunque il terreno preventivo sul quale bisognerebbe agire se si vuole salvare la vita a donne il cui destino appare segnato.

Una denuncia basta a rendere le donne più libere? Non sarebbe più utile forse investire sulla consapevolezza delle donne per insegnare che l’appartenenza e la dipendenza nelle relazioni è qualcosa da rifuggire fin dall’inizio? Non sarebbe il caso di praticare una educazione sentimentale agli uomini che apprendono tutto da gente violenta ancora libera di divulgare corsivi pieni di odio e pregiudizi contro le donne?

Queste ed altre le domande che ci passano per la testa. Se ne avete, ponetele anche voi e aiutateci a dire alle donne che un uomo che compie determinate azioni contro di loro è solo uno che le odia profondamente e che vuole porre fine alle loro vite. Che tutte ne siano consapevoli.

Passate parola affinchè questa parola arrivi lontano.

Posted in Omicidi sociali, Pensatoio.