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Postcoloniale: dall’Italia la riproposizione di tesi colonialiste

Dalla nostra mailing list, un interessante spunto di discussione proposto da Wildsidez a proposito di un articolo pubblicato su L’Avvenire che critica gli studi postcoloniali e ripresenta una prospettiva eurocentrica a partire dal fatto che si ritengono i popoli colonizzati come naturalmente incivili. Scrive Wildsidez:

Nei primi paragrafi potrebbe anche sembrare una critica costruttiva e una opinione argomentata (per me che non sono specialista degli studi citati). Invece, vi si stroncano in circa 50 righe i maggiori esponenti dei Postcolonial Studies e Subaltern Studies e tutto il loro lavoro di decenni.

Per andare a parare dove, poi?

Naturalmente, a ristabilire la “verità dei fatti” (ehm):

– l’Europa è il default dell’umanità, e il pensiero europeo è il default primo del pensiero umano;
– l’analisi femminista e il concetto di identità di genere sono delle “scivolate” da evitare, e in ogni caso non sono parte integrante ed essenziale della storia del pensiero umano ma sono solo una “strategia di lotta per ottenere riconoscimenti” (non diritti, ci tiene bene a precisare);
– gli studi postcoloniali e subalterni sono solo “elucubrazioni fumose, confuse, oscure”, e “non spiegano niente”;
– gli Africani tra loro “praticano il genocidio da secoli”, sono “tribù che vegetano da millenni nella fame più nera, sono “indigeni da sempre in balia di carestie e pestilenze”;
– l’Occidente ha avuto una “evoluzione storica lineare”, a differenza degli Altri;
– l’Europa “per prima si è posta il problema di spiegare la complessità del mondo”.

Magari Castagna può anche avere letto davvero la Spivak, o Chakrabarty, o Appadurai, a differenza di me.
Magari non ho capito nulla io (ecco perché chiedo il vostro parere su questo articolo).

Però mi bastano gli ultimi due paragrafi, dove fa suoi con convinzione i peggiori stereotipi ottocenteschi sull’inferiorità intrinseca degli africani e sulla superiorità degli europei, per asserire che secondo me questo signore non ha capito assolutamente nulla delle basi elementari, per poter criticare gli studi subalterni e postcoloniali.

Siamo sicuri poi che l’Occidente ha avuto una evoluzione storica lineare? già il solo concetto di “Occidente” è recente ed è una costruzione culturale, figuriamoci l’assioma che Castagna dà per assodato sulla linearità della storia…
E l’Europa non è certo stata la prima a porsi il problema di spiegare la complessità del mondo…
e all’epoca di Talete il concetto geografico di Europa era ancora indefinito e comprendeva tutti i paesi bagnati dal mediterraneo… ma
vabè.

Per non parlare del fatto che traspare chiaramente che per lui la cultura e il pensiero dell’umanità sono maschi per default, tutto il resto è marginale.
E dato che i Subaltern Studies sono legati a filo doppio con gli studi femministi e i Gender Studies, stroncarli equivale a dire ancora una volta che il contributo delle donne al pensiero umano è nullo.

Ma chissà, forse ho detto un sacco di sciocchezze e magari sono io che sono troppo suscettibile e “prevenuta”… ! 🙂

A dimostrazione che WildSidez non ha assolutamente detto sciocchezze riportiamo qui un brano della semplice premessa alla critica della ragione postcoloniale (della Spivak, che abbiamo letto e vi consigliamo di leggere):

Il postcoloniale è l’ambito teorico e d’azione che ripensa i dispositivi del sapere e le cartografie del potere muovendosi in un andirivieni storico e narrativo, ricercando nel passato e nel presente, nei testi della cultura e nei segni dell’immaginario, i fondamenti di quella che Spivak definisce “violenza epistemica” del colonialismo e dell’imperialismo. La critica della ragione postcoloniale mette però tra parentesi la stessa etichetta “postcoloniale” come un guanto le stesse possibili e pericolose incrostazioni come stereotipo, ne rifiuta le benevolenze consolatorie che oggi riempiono le accademie e i progetti umanitari globali del capitalismo multinazionale.

Detto con parole diverse:

i colonizzati abbiano la possibilità di parlare di se’, ridefinendosi in modo complesso, senza autoassolversi per distinguersi dalle ragioni coloniali ma trovando proprie formule per distinguersi e creare spazi culturali (e non solo) che siano totalmente indipendenti.

La stessa formula si potrebbe accreditare alle diverse soggettività di genere le quali esigono di poter partire da sè, parlare per sè, senza dover subire le definizioni standard che il sesso maschile bianco/etero/cristiano/ricco (o anche non ricco) ci ha imposto per secoli.

Lo stesso potremmo dire noi che abbiamo una visione del femminismo postcoloniale, essendo state rappresentate più spesso da pensieri e teorie che partivano da donne metropolitane e settentrionali che poco avevano a che fare con la cultura del sud.

Quello che l’articolo dell’avvenire, ma anche tutta la strategia comunicativa catto-leghista, compie è una riproposizione delle modalità colonialiste che frantumano parole, persone, corpi. Solo una intellettualizzazione, certo legittima, di quello che nella pratica viene realizzato da certa politica attuale.

Ad avercene di intellettuali che dibattono in italia di studi postcoloniali con la possibilità di occupare le prime pagine dei quotidiani. Ad avercene, se non fossero relegati in una nicchia o se non fossero in giro per il mondo a confrontarsi con chi guarda al futuro invece che dedicarsi alla restaurazione del passato.

Ma siamo in italia, e tanto ci tocca. E l’unica forma di postcolonialismo che vediamo nella pratica è quella con la Libia. Un patto tra poteri forti, tra colonizzatori degli esseri umani di diversa provenienza ma di eguale sorte. Vedrete che la prossima volta, quando Gheddafi tornerà in italia a dire che è tanto bello che l’italia abbia riconosciuto di aver commesso dei torti sulla popolazione libica, gli verranno offerte altre 500 donne sulle cui teste potrà celebrare quasta sorta di postcolonialismo reazionario a pagamento di un killeraggio dei migranti sul mar mediterraneo e di un ingresso di capitali per acquistare fette del settore bancario nazionale.

Posted in Fem/Activism, Omicidi sociali, Pensatoio, Scritti critici.