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Ragazzina, non hai scampo. O forse si!


Da Asocial Network, un blog di un uomo che oramai consideriamo un disertore militante con le sorelle di femminismo a sud. Buona lettura!

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Ragazzina, non ha scampo. Specialmente se
il destino ti ha fatta nascere in un paese chiamato "Italia"; non che
altrove te la passi meglio, però qui, per te, sta cominciando ad essere
qualcosa di molto simile all’inferno.

Hai sedici anni. Da quando sei una bambina
piccola, addirittura una neonata, non sei un essere umano ma un target da una parte, e un oggetto
dall’altra. Ti sbattono sui manifesti, sui giornali e in tv per far
vendere. Poi ti obbligano a comprare. Compravendita. L’anno prima ti
dicono che a otto anni e mezzo devi portare per forza i jeans a vita
bassa; quello dopo li devi portare a vita alta. Ti scelgono i colori.
Scelgono per te tutto quanto, come se non bastasse la tua famiglia.

Ma cosa importa:
arriva, prima o poi, il tempo
dell’amore
. Ah, l’amore. Nel Paese dell’Amore, poi, è ancora più
amore. I sogni, la luna, i primi baci, le prime coltellate. Ti innamori
del coetaneo e subito, zac, ti allucchetta. Sei sua, ovviamente per sempre. E se non ti va più di
essere sua per sempre? Eh, ti tocca rassegnarti. O tenta di ammazzarti,
riuscendoci non di rado; oppure il mondo gli crolla addosso e si ammazza
per sé, lasciandoti con la convinzione di essere brutta, sporca,
cattiva, assassina. Perché hai osato rifiutare il suo amore puro e
eterno. Quello dei filmoni e dei librini. Quello di Twilight e di Moccia.

Ma,
magari, dei coetanei non te ne importa. Decidi, giunta la cosiddetta età del consenso, di provare con uno
più grande, magari uno di trent’anni e rotti, di buona famiglia, bravo
ragazzo, persino appena laureato. E lui che fa? Prova a indovinare: zac,
ti allucchetta. Sei sua, e per sempre.
Va da sé. Lui è grande, è un uomo. Ti deve difendere e si è ben attrezzato per la bisogna: pistole e
fucili a pompa. Ti deve difendere dai
rumeni
, come diceva appunto un trentunenne di Mestre. I rumeni
sono dei mostri e stuprano, e allora è necessario armarsi per difendere
la povera, indifesa sedicenne tanto amata. La quale, un bel giorno, si
stufa; ma non c’è nessuno, allora, che la difende dal difensore. Lui
prende la sua pistola antirumeni e, una torrida domenica di luglio, la
scarica su di te mentre sei in bicicletta. Poi, si ammazza. Titoloni. "Omicidio passionale", "Ex fidanzati". Lenzuoli bianchi dai
quali spuntano, ragazzina, i tuoi piedini con le scarpine alla moda.
Poco dopo la fine della scuola, quando avevi voglia di mandare affanculo
quel demente di bravo giovane che,
nella sua mente, ti vedeva già in forma di cagafigli dell’operoso
Nordest. Vacanze in vista. E invece, all’improvviso, il buio. Dal Liceo
Scientifico alla Polizia Scientifica. A te faranno l’applauso quando la
tua bara uscirà dalla chiesetta, mentre in un’altra chiesetta un’altro
prete invocherà il perdono per
il tuo assassino.

Allora scendono in campo gli esperti, visto che oramai del
genocidio quotidiano delle donne se ne sono accorti tutti. Sul Quotidiano Nazionale, ad esempio, ci
hanno gli esperti fissi: se c’è da sparare cazzate sulla politica
internazionale c’è tale Luttwak, mentre al costume e dintorni (perché, si sa, il femminicidio è un
fatto di costume) ci pensa sempre una tale Vera Slepoj (cognome che in russo vuol dire "cieco") la
quale, proprio oggi, prendendo spunto dal fatto di Mestre (come se non
ne accadessero tutti i giorni!) non perde occasione, tra le altre cose,
per dire che il femminismo ha fallito
perché voleva ribaltare i ruoli,
ed anche che un bel po’ di colpa è
delle ragazzine
che prendono,
usano e mollano
il povero maschietto spaesato. Il quale spara
alle figlie, massacra le mamme, accoltella le nonne in una escalation di
spaesamento e di crisi di ruolo.

Eh
sì, i media hanno scoperto il
femminicidio. Roba da prima pagina. Infatti, rimanendo sempre nel Quotidiano Nazionale, di cui fa parte
anche la Nazione di Firenze (e
sul quale scrive, toh, Massimo Fini!), si noti il grazïoso contrastino
tra la notizia sulla violenza sulle donne e le fotine a destra (cliccare
sull’immagine per ingrandire):


Violenza
a sinistra, e tette a destra. Coltellate del marito a sinistra, e culi a
destra. Prognosi riservate a sinistra, e corpo femminile mercificato a
destra. Salvo poi dare la parola all’esperto.
Intanto, ragazzina, continuano ad ammazzarti, e questa è l’unica vera
passione che hanno. Ammazzano te e tua madre. A volte vi ammazzano
insieme. No, non hai proprio scampo in questo paese. O forse sì.

Magari,
vicino a te, ci sono altre ragazze della tua età. Oppure anche di età
differente. Magari se ne fregano del giudizio dell’esperto che decreta il "fallimento
del femminismo". Magari lottano,
in ogni modo che possono. Magari se la devono vedere quotidianamente
con una massa di stronzi; ma non mollano. E non molleranno. Magari hanno
vissuto sulla loro pelle violenze, soprusi e passioni calibro 9 o ben affilate. Magari ti basta fare
poca strada. Magari c’è pure Internet, che non è soltanto la merda di
Facebook o roba del genere. Prendi in considerazione di rivolgerti a
queste compagne, a queste amiche, a queste sorelle. E divertiti quanto ti pare. Se uno ti
propone il lucchetto, munisciti di tronchesi. Se scopri che ti vuole
difendere dai rumeni, digli che ora come ora bisogna difendersi dagli italiani. Perché sono
loro che ti ammazzano.

Posted in Omicidi sociali, Pensatoio, Scritti critici.


4 Responses

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  1. Federica says

    Grazie per questo articolo molto bello, lo condivido.

  2. Diamond says

    Veramente un bell’articolo, capace di catturarti!!

  3. Arguzia says

    Bellissimo articolo.
    La “scoperta” del femminicidio da parte dei media è quanto di più ipocrita si possa immaginare.
    Sarebbe “bello” se davvero fosse qualcosa di nuovo, da scoprire proprio ora.
    Invece questi ci picchiano, ci umiliano, ci ammazzano, ci stuprano da quando hanno capito che possono farlo.
    Continuiamo a resistere e lottare.

  4. Natla says

    Articolo meraviglioso!!!
    Bisognerebbe stamparne milioni di copie da distribuire davanti alle scuole insieme ai numeri dei centri antiviolenza!