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In risposta all’articolo di Marina Terragni su Io Donna

Marina Terragni ha scritto su Io Donna un articolo che non è piaciuto molto a qualcun@. Ecco cosa ha da dirle Stefania Voli. Buona lettura!

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di Stefania Voli

E’ bene che se ne parli. Ed è bene che siamo noi donne, una volta per
tutte, a farlo, sottraendo il “giochino” a uomini della politica, del potere,
della scienza, del bar sotto casa. Incauti e spesso crudeli avventori di
discorsi che poi, nei finali di partita, riguardano noi e solo noi.

Ma se poi sono proprio le donne a fare terrorismo e confusione
informativa, allora questo sì, è un problema, e pure serio.

Il “chiacchiericcio” sulla Ru486 che ha disturbato le nostre giornate
negli ultmi mesi, le polemiche che questo metodo abortivo (che non posso
neanche definire “nuovo” dato che in tutto il mondo è stato sperimentato ed è
in uso da anni – in Francia dall”88 – e nel 2003 l’Organizzazione
mondiale della sanità
ne ha confermato la
sicurezza defininendone le linee guida
. Solo
l’Italia è, come sempre, il fanalino di coda…) hanno sollevato, racchiudono
in sè un pesan
te attacco alla libertà di
scelta e di autodeterminazione femminile.

30 luglio 2009 l’Aifa ha – finalmente – approvato l’introduzione della
cosiddetta pillola abortiva nel nostro sistema sanitario. Da settembre
questo metodo avrebbe dovuto entrare in vigore in tutti gli ospedali – dico
avrebbe perché solo adesso si stanno muovendo in questo senso.

Questa conquista, che ha
introdotto solo una scelta in più a disposizione delle donne che scelgono di
interrompere una gravidanza, e quindi un po’ di civiltà in più nel nostro paese
– e sappiamo che uno dei misuratori che da sempre si considera per calcolare il
grado di civiltà raggiunto da un Paese è la condizione delle donne – ha
corrisposto ad un arroccamento reazionario, integralista, paternalista del
governo, dei neoeletti alle regioni Piemonte e Veneto, che proclamando il
blocco delle pillole nei magazzini guardavano a una riconciliazione col
Vaticano (con il quale si era consumata una rottura per un’altra questione
riguardante la tanto difesa “vita”, questa volta dei migranti).

Il passo successivo, ormai lo
abbiamo imparato, è stata la criminalizzazione delle donne, delle loro
possibilità di scegliere per se stesse, per il proprio corpo, per la propria
salute, con la violazione di diritti individuali continuamente postposti a
favore di un diritto alla vita che però non è mai il nostro di donne.

Siamo accusate di embrionicidi siamo accusate di essere delle fredde
assassine, ma uccidere il proprio figlio è un crimine punito dal codice penale;
interrompere una gravidanza non desiderata è una decisione personale garantita
dalla legge e assistita dai servizi sanitari dello stato. (E ce lo ricorda con
estrema chiarezza Patrizia Guarnieri, nel suo contributo al testo, da lei
stessa curato, In scienza e coscienza, Carocci, 2009). 

Diciamoci tutte queste cose, ripetiamocele, ricordiamocele. Diciamoci
anche che il contrabbando di sistemi abortivi (che poi altro non sono che
farmaci antiulcera, che provocano emorragie più facilmente che aborti
cosiddetti “spontanei”) esiste da molto tempo, perchè altrimenti sembra un
effetto collaterale dell’arrivo della Ru486, la quale invece, è anche una
possibilità per far sì che questo finisca, e che sempre meno donne rischino la
vita – la loro, l’unica, che andrebbe veramente, prioritariamente, tutelata.

E poi ricordiamoci anche che non esiste legge che imponga a nessun* il
ricovero coatto e che i tre giorni di degenza imposti per le donne che scelgono
in Italia la Ru486 hanno il sapore (e non il retrogusto) dell’ennesimo
compromesso giocato sui nostri corpi, comunque, sempre, in sede di interruzione
di gravidanza, doloranti, violati, medicalizzati.

E facendo tutto questo, ricordiamoci che esistono schiere di
adolescenti, femmine e maschi, italian* e non (se proprio vogliamo nominare e
valorizzare, non denigrare, le differenze che fortunatamente ci attraversano)
che di queste cose sanno poco o niente. E riflettiamo sul fatto che tutte le
energie spese (spesso ahimè inutilmente) per parlarci fra di noi, per
rispondere all’ignoranza dilagante di politici, giornalist*, medici, etc etc,
andrebbero invece convogliate in un’onesta, corretta e laica informazione,
formazione, educazione di genere, sessuale, relazionale da rivolgere proprio a
loro. Perchè dalla difesa maternalistica non credo possa nascere manco una
briciola di desiderio e capacità di autodeterminazione.

Due testi, usciti di recente, che mettono chiarezza dove regna il caos:

Flamigni, Melega, Ru486. Non tutte le streghe sono state bruciate,
L’Asino d’oro 2010

Patrizia Guarnieri, In scienza e coscienza. Maternità, nascite e
aborti tra esperienza e bioetica
, Carocci 2009

Posted in Fem/Activism, Omicidi sociali, Scritti critici.