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L’importanza di raccontarsi

http://www.stanford.edu/dept/HPS/Haraway/LisaFoo.gif

Virginia Woolf, nel suo libro "Una stanza tutta per sé", scriveva:

"Davvero, se la donna non avesse altra esistenza che quella descritta nelle opere letterarie prodotte dagli uomini, la si potrebbe supporre come una creatura di estrema importanza, varia, eroica e mediocre, splendida e vile, infinitamente bella e orrenda, grande come l’uomo, perfino di più, secondo alcuni. Ma questa è la donna attraverso la letteratura. In realtà, come ha sottolineato il professor Trevelyan, essa veniva rinchiusa, picchiata e maltrattata nella sua stanza."

Virginie Despentes, nel suo "King Kong girl", scrive:

"Perchè la donna bianca ideale, seducente ma non puttana, bene accasata ma non cancellata, che lavora ma senza riuscire troppo, per non schiacciare il suo uomo, magra ma non maniaca della dieta, che rimane giovane a tempo indefinito senza farsi sfigurare dai chirurghi estetici, madre realizzata ma non totalmente assorbita da pannolini e compiti per la scuola, buona padrona di casa ma non casalinga tradizionale, colta ma meno di un uomo, questa donna bianca felice che ci viene costantemente brandita sotto il naso, quella a cui ci si dovrebbe sforzare di assomigliare, a parte il fatto che ha l’aria di rompersi le scatole per poco, a ogni modo non l’ho mai incontrata, da nessuna parte. Credo proprio che non esista."

Potremmo continuare con altre citazioni, prendendo ad esempio bell hooks, che non rivolgeva la propria critica solo agli uomini ma anche al femminismo bianco etero ricco borghese che non rappresentava nessuna delle afroamericane. Oppure prendendo ad esempio Gayatri Spivak e la sua Critica della ragione postcoloniale, nella quale lei cita una "violenza epistemica" per criticare il colonialismo e l’imperialismo che falsava la realtà raccontandola a suo uso e consumo. Oppure servendoci della critica di Judith Butler o di molte altre splendide donne che in fondo hanno voluto determinare la descrizione di sè e continuano a dirci che nessun@ può delegare il racconto di sé a qualcun altro.

Puoi e devi criticare il modo in cui ti hanno raccontato e ti raccontano gli altri, gli uomini in special modo, ma devi contemporaneamente consegnare alla memoria collettiva il tuo racconto, dire cioè come ti piacerebbe tu fossi vista e raccontata portando ad esempio la tua stessa narrazione.

Bisogna raccontarsi perchè altrimenti continueranno a raccontarci gli uomini e sono proprio loro che hanno perfino la presunzione di dire che non diciamo la verità mentre parliamo di noi. Perchè il nostro racconto è vero e loro pretendono sia riconosciuta in quanto verità solo quell’unica grande bugia con la quale hanno ingannato il mondo.

Capite quanto è grave quello che ci fanno?

E’ come quando in un rapporto di coppia c’è lui che immagina di sapere quello che vuoi tu, che ha la presunzione di dirti che le tue sensazioni sono sbagliate e che i tuoi desideri sono "malati" solo perchè tu sei diversa da ciò che loro hanno voglia di vedere.

Lo stesso vale per la narrazione. Raccontarsi è un esercizio importante perchè ogni parola svela la mistificazione della quale è intrisa la cultura egemone maschile.

I maschi scrivono di noi, ci disegnano, ci raccontano a loro immagine e somiglianza e poi ci rimproverano di non essere come loro ci desiderano. 

Meglio: ci rimproverano di non essere come la cultura dominante ha insegnato loro a vederci.

Il nostro racconto viene inteso come una rivoluzione e ogni nostra parola è rivoluzionaria perchè ciascuna di noi finalmente parla per sé.

Perciò è necessario che ciascuna di noi si racconti, per iscritto, attraverso le immagini o qualunque altra forma espressiva, ed è necessario che sia assolutamente sicura di sé mentre narra.


E non potrà
esserci nessuno a dirvi che i vostri pensieri sono "sbagliati" contrapponendoli ad altri pensieri "giusti". I vostri pensieri non devono essere giusti o sbagliati (giusti per chi?). Devono semplicemente essere VOSTRI.


Chiunque inizi
una frase dicendo "le donne non sono così, ma sono in quest’altro modo" intimandovi di tacere o bollando come negative le vostre parole in realtà nega la vostra esistenza e preferisce a voi l’immagine falsata che altri hanno costruito senza mai rappresentarvi per davvero.

Ucciderci in fondo è molto semplice: basta non riconoscere la nostra diversità. Basta rifiutare di vederci per quello che siamo. Basta negare la nostra esistenza quando ci manifestiamo senza mediazione alcuna.

Raccontatevi ancora e r-esistete sempre!

Posted in Fem/Activism, Narrazioni: Assaggi, Scritti critici.


One Response

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  1. Olly says

    Grazie.
    Ne avevo proprio bisogno. Vi amo, sorelle.