Skip to content


Non voglio vivere a Trans@landia

Si fa chiamare Carmen. Faceva il barbiere, era fidanzato e sua madre si aspettava tanti nipotini. L’attimo dopo era una trans e visse la solita trafila "burocratica" tipica di queste esperienze. Madre arrabbiata, ma che ti ho fatto di male io per meritarmi questo, ma non ti ho mai fatto mancare niente, ma se lo fai per punirmi bada che stai facendo del male a te stesso. Padre offeso, meglio un figlio morto che così, ti ho dato l’esempio di come deve essere un vero uomo, farai ridere tutto il paese, sei un buffone, un pagliaccio, fuori da casa mia.

Carmen capì che era troppo presto per chiedere ai suoi genitori di guardare oltre il proprio buco del culo e scelse la sua strada. Partì per il continente e anche lì c’era la trafila "burocratica" da superare perchè se non sei particolarmente ricca di famiglia, con i giri giusti di quei salotti buoni che fanno la differenza tra trans di strada e trans da avan-spettacolo, devi per forza passare per le periferie di ogni mondo possibile. Il freddo, le marchette per campare, la felicità di poter contare sulle proprie forze, la concorrenza tra te meridionale paesana e quelle stangone che venivano dall’america latina. L’illusione di un amore che non venne mai e la scoperta più dura tra tutte: ogni posto, per quanto lontano sia, è provinciale, bigotto e senza speranza tanto quanto il paesotto da cui vieni.

Carmen andò avanti e senza chiedere mai aiuto a nessuno mise da parte un po’ di soldi per avviare una parrucchieria. Non erano sufficienti e ad un certo punto pensò anche di non farcela senonchè un bel giorno ricevette la telefonata di sua madre. Una voce vecchia e stanca le faceva sapere che suo padre era morto e che la sua visita era gradita.

Carmen fece i bagagli e abbandonò la sua vita di città senza rimpianti. Quando hai visto la merda pensando che il mondo non può riservarti altro che quello ti accorgi che non c’è niente di meglio di casa tua. Combattere per sopravvivere è dura allo stesso modo, tanto vale farlo dove quella battaglia è rimasta in sospeso. Senza quella vittoria la sensazione di sconfitta ti perseguiterà per sempre e non c’è altro da dire.

Carmen varcò la soglia della porta della piccola casa di sua madre con abiti sobri. Un maglione beige a collo alto, un pantalone marrone di velluto liscio, eleganti stivali di pelle con tacco da sei centimetri, trucco leggero, capelli raccolti, piccoli orecchini a forma di stelle, una collanina con medaglietta terra bruciata, occhiali da vista dalla montatura dorata, un orologio con il cinturino marrone in pelle intrecciata, una borsa abbinata alle scarpe e una giacca a vento sportiva sul braccio.

"Fa caldo!" – fu la prima cosa che disse alla madre. "E’ il vento di scirocco!" – le rispose sua madre. Non dissero niente. Si guardarono a lungo l’una alla scoperta dell’altra, entrambe cambiate, entrambe diverse. "Piangevo perchè non avevo avuto la figlia femmina e ora ce l’ho. Come vuole dio…" – e furono quelle le prime ed uniche parole che la madre disse per comunicare che aveva accettato quel destino come fosse un dono.

Carmen rimase a fare la guardia alla madre fino alla sua morte e nel frattempo riuscì a trasformare la camera da pranzo a pianterreno nella parrucchieria dei suoi sogni. Non le fu difficile conquistare la stima delle vicine di casa che la vedevano come una amica, una sorella. "Pulisce la casa e bada a sua madre meglio che se fosse una figlia femmina…" dicevano di lei e non sapeva se esserne contenta o delusa perchè non era certo quello il parametro di femminilità che voleva equiparare.

Ma il paese era piccolo e la gente mormorava e ogni posto che aveva conosciuto viveva di convenzioni sociali. Andava tutto bene purchè le fosse possibile vivere con dignità, alla luce del sole, quello che era.

Le donne del paese erano clienti preziose e la sua parrucchieria era piena a tutte le ore del giorno. Scherzava con tutte, le incoraggiava, ascoltava le loro vite e quando calava la notte riceveva la visita di un uomo che veniva dalla città vicina. Una storia semplice e tenera di cui tutte sapevano tutto perchè era una storia bella, piena di sogni e bisogni, che tante donne in qualche modo invidiavano.

Siamo arrivate al presente e Carmen prende il sole in terrazza e nonostante abbia il mare a due passi da casa non può andare a fare il bagno. Tutti sono tanto "buoni" con lei e l’unica cosa che non gradirebbero è di vederla truccata e vestita da femmina a fare il bagno con i loro figli. Per fare un bagno deve andare qualche chilometro più in là nella spiaggia-ghetto per gay e anche lì non è vista benissimo. 

A molte persone non è chiara la fatica che si deve fare per essere quello che si è. Ma Carmen condivide questa condizione di autocensura con altre donne che pagano un prezzo altrettanto alto per via di pregiudizi e stereotipi sociali che non permettono a ciascuna di vivere come vorrebbe.

Un passo alla volta. Un passo alla volta. Un passo alla volta e arriverà il tempo in cui una come lei potrà fare un bagno a mare assieme a tutte le altre persone. Questa almeno è la sua speranza.

Devo ricordarmi di questo ogni volta che passo davanti al suo negozio conciata per andare in spiaggia. La saluto, lei mi dice che è più femmina di me, io le dico che porto a spasso la mia cellulite e ridiamo. Resta in sospeso una frase che avrei voluto dirle tante volte: "vuoi venire in spiaggia?". Un passo alla volta, così mi direbbe, perchè lei ha più buon senso di me e sa ottenere le cose lavorando per creare consenso attorno a se’ prima di scontrarsi con chiunque.

"La gente non mi è nemica. I nemici sono quelli che gli mettono in testa cose sbagliate." – lo dice e lo pensa e così mi insegna che non devo prendermela con le persone comuni ma con quelli che le disorientano, che le indottrinano. Da quelli bisogna pretendere, ma dalla vicina di casa che già ti da lo zucchero quando ti manca, viene a farsi i capelli da te e ti porta il dolce la domenica come scusa per chiacchierare sulla veranda in memoria della madre di Carmen, buonanima, e per colmare la sua solitudine, che altro vuoi pretendere?

E quando Carmen parla di queste cose diventa un’altra. Disincantata, cinica, sarcastica, lucida. Il mondo di fuori le toglie il senso dell’umorismo, l’ironia che ha a quintali, l’amore, la tenerezza che le regala più o meno consapevolmente quel mondo di dentro che ha ritrovato. Parla di quello che sta succedendo in italia, di quello che si dice in televisione sulle trans e proprio non le capisce tutte quelle che sfilano davanti alle telecamere e che non riescono a fare la differenza tra quelli con cui bisognerebbe prendersela e loro che finiscono per essere dipinte come fenomeni da baraccone.

Carmen non ha internet e neppure intende attivarla perchè vive bene così e non ha tempo. Lavora tutto il giorno e la sua vita è fatta di contatti umani e reali. "Dovresti smettere anche tu", mi dice. "Se mi permetti di stare tutto il giorno seduta qui a fare fotografie scritte delle tue clienti, lo farò…". "Quando vuoi, se a loro fa piacere…". "Lo farò, vita permettendo".

Le racconto dello sfregio nazista alla madonna trans esposta alla mostra di torino. Mi dice che non è sorpresa. L’odio è una brutta cosa. Non si può parlare con chi ti odia e fomenta odio contro di te.

Le racconto delle trans uccise nei Cie. Mi dice che le stanno punendo. Tutta la faccenda di marrazzo le ha sovraesposte. Le stanno ridimensionando, relegando al ruolo che la società le obbliga a sostenere.

Mi fa notare che ci sono stati due modi per trattare gli scandali. Quello delle escort è diventato una opportunità anche per le femministe, e pronuncia la farola "femministe" per dire "quelle là". "Sono femminista anch’io!", le dico. "Ma certo. Lo sono anch’io…Ma io e te non siamo *femministe* come quelle…", precisa. Sono d’accordo e ne ho scritto per mesi.

Le escort dunque hanno avuto grande consenso sociale. La d’addario è diventata icona femminista eppure è stata odiosa in molte sue manifestazioni pubbliche. Il piagnisteo del padre morto, il fidanzato che la picchiava, la prostituzione perchè obbligata e la ricerca di una raccomandazione per il sogno di suo padre, eccetera eccetera eccetera. Poteva rivendicare la sua scelta con dignità senza tirare dentro il povero padre morto. Nessuna ha rilevato queste contraddizioni perchè a quelle femministe di partito faceva gioco per attaccare berlusconi.

Le trans invece sono state immediatamente eclissate a fenomeni da baraccone. Descritte come brutte, sporche e cattive. Immorali, ricattatrici. Coca, video, cattive abitudini e cattive frequentazioni. In televisione ad un certo punto si cominciò a dire che c’erano troppe trans e che bisognava ricominciare a parlare di "normalità". Tremila passi indietro e una nuova emergenza: quella delle trans.

Le trans descritte come puttane di seconda scelta, le femministe schierate con il partito di marrazzo tutte zitte perchè non c’era niente da arraffare, nessuna raccolta di firme, nessun documento indignato per la moralità dei nostri dirigenti politici, nessuna sessione di interventi multipli sul "silenzio delle donne". 

Le trans descritte come criminali perchè identificate con le straniere anche quando hanno la cittadinanza italiana. Straniera sta per clandestina e clandestina significa centro di identificazione ed espulsione e reato di clandestinità. Ed eccola tornata prepotentemente la "normalità" che veniva evocata dagli studi delle trasmissioni televisive (e non solo).

Carmen mi fa notare che succede un’altra cosa. Prende un giornale regionale e mi indica una notizia evidenziata con un pennarello rosso. Raccontano di una trans columbiana che avrebbe aggredito un cliente a colpi di tacco a spillo per estorcere dei soldi. Quello che succede di frequente è che i clienti "consumano" il servizio e poi vorrebbero andarsene senza pagare e quindi, rigirando il senso della notizia, verrebbe fuori che il cliente in questione voleva svignarsela e che la trans ha cercato di recuperare il suo compenso. 

Mi viene in mente un’altra breve che ho visto online a proposito di una rapina compiuta da una persona travestita da donna. L’articolo decide che deve trattarsi di una trans come se non fosse un uso abbastanza comune il fatto di travestirsi da donna per compiere furti.

Carmen ride. "Ma come faccio a travestirmi da donna se io sono una donna?". Effettivamente uno dei punti della questione è proprio questo. Chi pensa ad una trans pensa ad un travestito ma il travestitismo è cosa molto diversa. Una trans ha attuato modifiche sul proprio corpo. Non è "un travestito", è una donna con qualche differenza biologica.

Carmen dice: "Se questi articoli fanno cambiare alla gente la percezione nei miei confronti io non potrò più vivere. Pensa se le vecchiette e le signore che vengono a servirsi da me dovessero cominciare a pretendere sconti e ad aggredirmi o a chiamarmi ladra se mi rifiuto di farli…".

Ed eccoli i veri criminali sintetizzati in un concetto molto semplice: chi descrive un soggetto come molesto, negativo per la società gli impedisce di vivere e crea tutte le condizioni affinchè quell@ non possa campare in santa pace.

Per la prima volta dopo tanto tempo vedo Carmen un po’ disorientata. Non vuole perdere il suo rifugio e non potrebbe trovarsene un altro. "Sono troppo vecchia per emigrare e non ho i soldi per vivere decentemente in nessun altro posto! E io non voglio vivere a Trans@landia perchè il mio posto è ovunque…". Ha un po’ paura perchè il clima del paese sta cambiando e cambia dal centro fino alle periferie. La periferia in cui lei ha scelto di esistere non è avulsa dal contesto nazionale e se tutto cambia Carmen sa bene che quel cambiamento si abbatterà sui soggetti deboli, ricattabili della società, lei compresa.

—>>>Per chi ne avesse voglia, qualche notizia sul Trans*nival 2010 che ci sarà in febbraio a Napoli.

Ecco il report della prima riunione. Prossimo appuntamento il 13 gennaio. Buona lettura.

http://www.transnival.org/
*TRANS*NIVAL_2010 — report01*
* *
La prima riunione di lavoro si è tenuta martedì 22 dicembre 2009, dalle ore 18 alle ore 19, presso il Terzopiano Autogestito di Arkitettura; erano presenti una ventina di persone, tra cui diverse realtà organizzate dell’area Lgbt napoletana e dellle associazioni pro-migranti.
La proposta di organizzare il Trans*nival è stata accolta con molto favore dai soggetti presenti, rilevando l’importanza di riuscire ad unire realtà come i migranti ed il mondo Lgbt sul tema della riappropriazione degli spazi pubblici, superando i recinti identitari. Il Trans*nival verrebbe ad inserirsi in un percorso di appuntamenti nazionali e locali relativi al rispetto delle diversità, dalla campagna contro il Forum delle Culture 2013 alla NoVat al GayPride: una condizione favorevole è data dal fatto che l’edizione 2010 di quest’ultima manifestazione si svolgerà proprio a Napoli, articolandosi in tre mesi di iniziative che culmineranno a giugno con una street-parade. A tal proposito, si è stigmatizzata la necessità di comunicare in maniera chiara e con contatti ad hoc gli scopi ed il carattere del Trans*nival, per coinvolgere tutti i soggetti potenzialmente interessati e superare eventuali incomprensioni e/o diffidenze.
Pur concordando sull’opportunità di costruire il Trans*nival come una grande street-parade cittadina, periodica e con rilevanza nazionale, si è convenuto che il tempo a disposizione è insufficiente per realizzare questo obiettivo già nel febbraio 2010; risulta quindi opportuno puntare per quest’anno a costruire un evento "di lancio", organizzativamente più semplice, lavorando nei mesi successivi perchè nel febbraio 2011 si possa un’iniziativa di maggiore complessità.
I caratteri dell’evento da tenersi a febbraio 2010 saranno individuati e discussi collettivamente nel corso della prossima riunione.
Ci si è quindi aggiornati con l’impegno di tutti i partecipanti a lavorare per un’assemblea allargata, da tenersi nella prima data utile dopo il periodo festivo.
*L’assemblea è stata fissata presso il Terzo Piano Autogestito di palazzo Gravina, in via Monteoliveto 3, alle ore 17 di mercoledì 13 gennaio 2010.
*
*Si invita alla massima diffusione
per iscriversi alla mailinglist :
http://liste.transnival.org/cgi-bin/mailman/listinfo/transnival

Posted in Anticlero/Antifa, Corpi, Fem/Activism, Omicidi sociali, Precarietà, Storie violente.