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S’è perso anche il mare

Oggi c’era un mare perfido. Il mare lava tutto, il mare guarisce tutto, mi hanno sempre insegnato. Piede gonfio? Bagnalo a mare. Una ferita? L’acqua salata risolve tutto. Ti morde un granchio? Strofina la pelle con la sabbia. Trucchi di chi di mare vive, cresce e talvolta muore. Un’isola è fatta anche di questo, di piccole ricette di saggezza popolare che ti fanno sentire come una alchimista con il proprio ricettario segreto. Rimedi da strega.

Le onde di questo mare sono limpide. Non so spiegare, ma se c’è un’onda trasparente in tutto il mondo è certamente quella che trovate qui. E’ una caratteristica che rasserena perchè è un’acqua che non diventa mai torbida e puoi nuotarci in mezzo guardando i pesci che ti fanno compagnia.

Tra queste onde, proprio in questo mare, ogni tanto è stato raccolto uno dei 1216 corpi di persone senza vita provenienti da altri paesi. La cifra si riferisce solo ad un periodo preciso e abbastanza breve e se la mastichi in bocca esce fuori un sapore nauseabondo proprio dei nutrimenti che ti instilla una umanità perduta.

Corpi "respinti", speronati, sepolti vivi, feriti. Il mare stavolta non li ha raccolti né curati e questa cosa lascia interdetti i pescatori della zona. Come è possibile che il mare che per noi è vita da tanti anni oramai ci restituisce la morte? E’ un cattivo presagio, segno inequivocabile di sventura. Il più anziano del gruppo continua a riparare la rete e scuote la testa, il viso solcato da tracce evidenti, i segni del sole e di una vita difficile. Dice: "Se ci avviciniamo sparano anche a noi. Il mare non è più nostro." e stringe le spalle come dire che è finita, non c’è altro da fare. 

Sono uomini antichi e hanno regole proprie. Il mare era la loro casa e ora non lo è più. "Il mare non è più nostro!". Già. Di chi è allora? A chi appartiene? Era un mare che dava vita e nutrimento a generazioni di persone che non capiscono. Facce dure, mani rovinate, spigolose, pelle che sa di pesce. Il mare è dei fabbricanti di morte. Non c’è posto per la gente che dal mare trae vita. 

In questi luoghi non vivono di respingimenti e il razzismo esce fuori solo dalla penna di chi emula gli scribacchini del nord. Un aspirante leghista che di mare e pesca evidentemente non sa niente. Le facce sembrano tutte uguali. Ascoltano i racconti metropolitani come se provenissero da nazioni lontane. Chi l’ha mai visto un rom. Uno abita nella casa di tizio. Davvero? Mi era sembrato parente ro ‘zu filippu. No, viene da la’. La’ dove? Comunque somiglia spiccicato a ‘zu filippo. In effetti. E poi c’è la famiglia marocchina. Ma chi, quelli delle palazzine? Si, ti dico. Lei porta sempre il fazzoletto. Ma mischinedda, se c’è vento… No, è marocchina e pure suo marito. Però ha due figlie bellissime. Sempre pulite e sistemate. E lei tiene la casa come uno specchio.

Il marinaio mi dice che presto non pescherà più. Perchè, chiedo. Ci sono i limiti. Che limiti? Territoriali. Perchè la’ fuori è pieno di militari, finanza, pattuglie libiche, maltesi e chi ne sa di più li dica. Perchè costa troppo, il carburante, la fatica e poi arrivi a mare e peschi un morto, si rompe la rete e ti va di traverso la giornata. Se il mare ti da creature morte significa che porta cattive notizie per tutte le anime vive. Lo so, rispondo. Lo so.

Penso ai marinai che non possono pescare, alle vecchie leggende, alle previsioni di sventura e a tanti individui che impiegano molta energia per non farci conoscere la verità. Nausea.

Il mare lava tutto, il mare guarisce tutto. Perchè allora non riesce a portare a riva corpi di persone sorridenti e finalmente più serene. L’umanità è persa e s’è perso anche il mare.

Posted in Anticlero/Antifa, Omicidi sociali, Pensatoio.