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L’infanticidio non è un delitto privato

http://gerdaphoto-in-blog.noblogs.org/gallery/4505/parto.png
 
[l’immagine viene da qui]

Scrivono giulia di bello e patrizia meringolo
nell’introduzione del loro saggio “il rifiuto della maternità”:

ogni tanto fa scalpore il caso di un neonato (o un
bambino – ndb) ritrovato privo di vita. […] per alcuni giorni se ne parla, qualche volta si interpellano
esperti per cercarne una spiegazione scientifica che tranquillizzi le
coscienze, per rafforzare lo stereotipo che tutto ciò non è altro che una
scheggia impazzita di quel grande enigma che è la maternità. La notizia giornalistica induce e amplifica la reazione emotiva al fatto, sconvolgendo
l’ideale di amore materno assoluto ancora prevalente nel senso comune, che fa
riferimento a una madre “naturalmente” e biologicamente buona, in una
dimensione fuori dalla storia e dalla cultura, in cui si esclude la
conflittualità e l’ambivalenza di emozioni e la contemporanea presenza di
sentimenti negativi, continuando a considerare più tranquillizzante il modello
ideale che distingue rigidamente buone e cattive madri

Caterina Botti nel suo libro “madri cattive” cita molto
spesso adrienne rich con “nato di donna” (“la donna è di per se’ tanto
umana quanto il maschio, e ne’ le donne ne’ gli uomini sono semplicemente lo
sviluppo di una condizione genetica, ne biologicamente predeterminati
”) e afferma:

riflettere a fondo sulla maternità, la gravidanza e il
parto non vuol dire considerare che siano momenti fondanti dell’esperienza
femminile come tale, o di una presunta essenza o identità femminile, e tanto
meno che la definiscano nel senso di una innata bontà, come spesso viene
affermato.

Poi continua:

l’identificazione tra essere donna e esser madre va subito
negata. […] si può dire che nella storia della cultura occidentale il
discorso sulla femminilità e sulla maternità, o sul corpo delle donne, è
servito per differenziare e ordinare gerarchicamente i sessi, nascondendo la
natura culturale di questa definizione dietro la pretesa di descrivere la
natura dei sessi
”.

Simone de Beauvoir ne “il secondo sesso” dice più volte – e
cito ancora una descrizione di caterina botti –  che non c’e’ nessun destino biologico che vincoli la donna al
ruolo di madre, con le caratteristiche che il pensiero occidentale gli ha
ascritto, aprendo così la strada alla possibilità per le donne sia di sottrarsi
alla maternità, sia di risignificarla, e più in generale, di risignificare il
proprio essere donne.

Corinne Maier nel suo “no kid – quaranta ragioni per non
avere figli” è anche più drastica. Dice:

La fecondità in europa è debole, e chi decide per noi è
preoccupato. In certi paesi, come la francia (campione d’europa in fecondità),
la germania e la spagna, sono stati presi dei provvedimenti affinché le
famiglie abbiano più figli. In gioco, sembra, ci sarebbe il nostro avvenire.
Europei, vi stanno prendendo per i fondelli. Vi stanno facendo credere che la
felicità è a portata di utero in un paese mortalmente noioso e moralizzatore,
le cui due mammelle sono il lavoro e la famiglia. La realtà è che più la vostra
fecondità aumenta e meno sarete a dirvi felici. Aprite gli occhi, i vostri
figli saranno dei baby-loser, destinati alla disoccupazione (o al consumo –
ndb), a un lavoro precario o declassato, ridotti a semplice risorsa umana. Avranno una vita ancora meno divertente della vostra, ed è tutto dire. No, i
vostri meravigliosi bebè non hanno alcun futuro, poiché ogni bambino nato in un
paese sviluppato è una catastrofe ecologica per l’intero pianeta. Voi, invece,
vi farete il culo per vent’anni per riuscire a “crescerli”. L’educazione dei
figli è diventata un sacerdozio, visto che la società esige dai genitori
moderni prestazioni degne di superman o di superwoman. Sempre disponibili,
sorridenti, attenti, pedagogici e responsabili, che cosa non si farebbe per
assicurare “la felicità” e “la realizzazione” dei propri pargoli? Diventare
genitori significa essere pronti a sacrificare tutto il resto. Vita di coppia,
svaghi, sessualità, amici, e affermazione sociale se siete una donna. Tutto
questo per cosa? Francamente, ne vale la pena? Italiani, la vostra fecondità è
una delle più deboli d’europa. Avete capito tutto. Continuate così. Prendete le
vostre precauzioni. Niente figli, mi raccomando, succede in men che non si
dica. Unica soluzione, la contraccezione.

D’altro canto c’e’ chi invece desidera figli e ama
crescerseli ma il punto è che deve restare una scelta e invece nella nostra
struttura sociale – dove l’obiezione di coscienza comincia dalla contraccezione
fino alla interruzione di gravidanza – fare figli è un obbligo.

Figli alla patria, dio patria e famiglia, figli per fare
aumentare le cifre della natalità. Cifre per correggere i dati demografici.
Numeri che servono a garantire braccia e consumatori all’economia capitalista e
teste di religione cattolica per scongiurare il sorpasso a vantaggio di altri dogmi. Numeri che potrebbero essere colmati dai flussi migratori, dalle
tante persone straniere che invece vengono lasciate a morire, per avere
garanzia di una purezza della “razza” che deve restare egemonica rispetto a
tutti gli esseri umani.

Il ruolo del regime fascista fu particolarmente crudele nel
punire le madri che non obbedivano alle regole imposte. Era un reato l’aborto.
Lo era anche l’infanticidio duramente stigmatizzato in pubblico.

Le donne che commettevano delitti venivano umiliate, portate
ad esempio di un modo “cattivo” di essere donna. Chi si rifiutava di
ottemperare agli ordini del regime commetteva un tradimento al pari dei
militari.

In questi giorni avrete visto ricorrere tante notizie di
infanticidi. Madri che uccidono i figli e talvolta anche se stesse. Qualche
volta si dice che erano depresse, altrimenti si descrivono come orribili
soggetti. Mostri. Ancora per tenere lontano da noi l’idea che ogni donna ha in
se’ una componente oscura che potrebbe farle commettere un simile delitto.

Parlare di una infanticida in quanto mostro relega quella donna all’angolo dell’errore, l’anomalia tra gli umani "buoni", la patologia nella generale accettazione di una specifica funzione. Descrivere l’infanticida come fosse un mostro esorcizza la
paura e soprattutto rimuove il problema della gravissima pressione sociale,
politica ed economica che viene fatta sulle madri affinché adempiano al loro
ruolo materno senza neppure un lamento, senza sostegno di nessun genere, senza
alcuna forma di tutela e senza aiuto ne’ dalle istituzioni ne dai padri ancora
troppo spesso assenti.

Stigmatizzare l’infanticida insistendo con toni clamorosi è
di una gravità inaudita perché ancora una volta non si parla di prevenzione,
non si dice che la maternità deve essere una scelta e non un obbligo, che le
donne non sono affatto sostenute in un ruolo che viene loro imposto.

È penoso che ancora si faccia la divisione delle mamme buone
e quelle cattive, che si continui a esercitare pressione sulle madri dettando
loro condizioni, regole, e consegnando loro grandissimi sensi di colpa che non meritano – giacchè la responsabilità non è certamente soltanto la loro – e che spesso non
sono in grado di gestire.

Per ogni infanticidio la responsabilità ricade su tutta la
società, su chi decide come si struttura il welfare, su chi consegna alle donne
il peso di una vita senza possibilità di realizzazione personale, senza
autonomia economica, senza asili, scuole per i bambini ad orario compatibile con il lavoro,
insegnanti di sostegno per i figli disabili, suddivisione delle responsabilità
familiari.

Quando muore un bambino muore anche chi ha voluto che fosse
concepito, partorito, assegnato esclusivamente alla responsabilità della madre
senza che la madre sia stata riconosciuta in quanto persona con tante esigenze
quanto quelle di qualunque essere umano. 

Una madre che uccide il proprio figlio spesso è una donna che non è mai stata autorizzata a svelare livelli di aggressività, che non ha potuto dire di no a quello che le è stato imposto, che si sente talmente inutile e sola poichè non è in grado di gestire un ruolo impegnativo, difficile, che esige collaborazione, responsabilità, quella responsabilità che viene dopo la scelta.

Diverso è un padre che decide di uccidere madre e figli perchè li considera loro proprietà, perchè si rifiuta di lasciare libera la moglie e i figli. E’ diverso, molto diverso.

L’infanticidio non è un delitto privato. L’infanticidio è un male
sociale. Finchè si pretenderà che le donne interpretino il ruolo della madonna (partorirai con dolore!) e nascondano quella parte di se’ che le spinge a rifiutare la maternità, a non tollerarla. Finchè c’e’ chi nella società farà sentire le donne eternamente in colpa se non vogliono essere madri o se non hanno alcun istinto materno. Finchè c’e’ chi esorta le donne a rimuovere ogni contraddizione interiore, a immaginare che dubbi e debolezze appartengano a soggetti isolati. Finchè ogni donna dovrà essere costretta a negare le proprie fragilità, a sentirle come un fallimento in una società che mette eternamente a confronto le madri cattive e quelle buone. Finchè ci sarà qualcuno che procurerà alle donne senso di fallimento perchè non hanno seguito le regole che altri impongono per l’educazione e la crescita del figlio. Finchè accade tutto questo: l’infanticidio è molto più che una questione personale. Si tratta di una questione culturale e politica e va affrontata in quanto tale.

Per finire, da leggere, un racconto già proposto in passato: Legittima Difesa.

Posted in Anticlero/Antifa, Corpi, Omicidi sociali, Pensatoio, Precarietà.


7 Responses

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  1. fikasicula says

    denise cara,
    grazie delle segnalazioni. vado a leggermi le tue recensioni 🙂

    ed è vero, non abbassiamo la guardia e ci proviamo a fare questa prova di resistenza. le digressioni sono apparenti come dici tu. sessismo e razzismo (e fascismo) sono figli della stessa cultura.

    un abbraccio

  2. Denise says

    Dimenticavo di ringraziarti per l’invito, prima o poi mi farò sentire.

  3. Denise says

    🙂
    Ho scritto giusto un paio di pensieri sulla libreria di anobii, puoi trovarla sul mio blog. Comunque, se non lo hai già fatto, è uscito da poco un libro curato da Nicla Vassallo “Donna m’apparve”, ti consiglio di leggerlo, è una specie di “collage” filosofico femminista (se t’interessa ci ho scritto una recensione su recensionifilosofiche.it del numero di maggio – e lo dico non per “pubblicità” di cui m’importa ben poco ma per amor di condivisione).

    Apprezzo molto questo blog, anche per il fatto che è aggiornato con costanza, sembra quasi che chi scriva non abbassi mai la guardia. E apprezzo anche le apparenti digressioni sulla deriva razzista degli ultimi tempi. COntinua(te) così.

  4. fikasicula says

    ciao denise 🙂
    grande che li hai letti. anch’io e sono d’accordo con te.

    quando hai voglia di fare una recensione sulle cose che leggi dimmelo e la mettiamo qui a contributo delle altre che non conoscono questi testi!

    abbraccio

  5. Denise says

    Ciao, ho letto il libro di Caterina Botti (mia prof all’università) e anche quello di Adrienne RIch: illuminanti. Li ho letti contemporaneamente come “femminista” e come madre: illuminanti, “disperatamente” giusti.
    Del post sottoscrivo tutto, parola per parola.

  6. fikasicula says

    ciao Ale
    bentornat@. grazie a te per lo spunto. sono riuscita a trovare un po’ di materiale in rete e quindi a farmi più o meno un’idea.

    sono contenta che quello che scrivo/scriviamo ti sia utile. io spero che sia una risorsa per tante, questa è in effetti l’intenzione 🙂

    la questione della maternità è veramente controversa ma fino a che non ne vorranno parlare se non a senso unico diventa davvero difficile per noi.

    una delle prime cose che vanno fatte per consentire che una componente sociale si emancipi, evolva è l’accettazione.

    per noi non c’e’ accettazione. noi viviamo in stato di oppressione. qualunque tentativo di emancipazione viene duramente represso.

    perciò non ci resta che dircelo tra noi. non volere figli o volerne misuratamente o non essere sicure di se e rivelare tante fragilità. non essere “perfette”, non avere l’istinto materno etc etc non è “anormale”. è anormale il contrario e chi dice che non è così allora ci spieghi perchè tante madri vengono addomesticate con gli antidepressivi.

    il gesto più responsabile che una madre può fare per un figlio è metterlo al mondo solo se riuscirà a garantirgli un futuro. siccome ne la società e tantomeno lei possono farlo allora è come la roulette russa.

    come dice la maier è bene usare la contraccezione 🙂

    ciao

  7. Ale says

    Ciao, sono la Ale del commento su Poser. Naturalmente, ho letto il tuo post, ottimo. (E volevo dire che i tuoi scritti per me sono una risorsa.)

    Riguardo la maternità, ogni volta che tento di far notare che non esiste la donna-madre, ma esiste, semmai, un concetto di madre, mi guardano come se fossi una pazza. E siccome ho una certa età, ogni volta giù a chiedermi quando mi sposerò e metterò su famiglia. Mentre invece dovrebbero preoccuparsi proprio per questo:

    Aprite gli occhi, i vostri figli saranno dei baby-loser, destinati alla disoccupazione (o al consumo – ndb), a un lavoro precario o declassato, ridotti a semplice risorsa umana . avranno una vita ancora meno divertente della vostra, ed è tutto dire. No, i vostri meravigliosi bebè non hanno alcun futuro, poiché ogni bambino nato in un paese sviluppato è una catastrofe ecologica per l’intero pianeta. Voi, invece, vi farete il culo per vent’anni per riuscire a “crescerli”.

    Perfettamente d’accordo.