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Modelli interiorizzati di relazione violenta

Tutto parte da QUI. d-K (un@lettore di questo blog) così commenta:

  • "In tal senso una volta interiorizzato un modello anche chi ne è,
    potenzialmente o meno, vittima ragiona secondo gli schemi che di questo
    sono propri con una miriade di effetti che possono andare
    dall’accettare come ineluttabile qualsiasi forma di dominio a vedere
    dell’erotismo in un atto di pura e semplice violenza. Ovviamente da qui al desiderare di essere stuprate la distanza è
    siderale ma non sottovaluterei tali processi soprattutto quando capita
    di sentire cose del genere (segue narrazione che posticipiamo giusto un attimo)"

Lo diceva a proposito di una ragazza che vedeva come "erotizzante" la rappresentazione "artistica" dello stupro.

Così d-K, con nostra grande gioia, ha iniziato a condividere alcuni ottimi esempi di effetti di interiorizzazione di certi modelli. Ve li ricopiamo uno ad uno con una avvertenza: alcuni sono scritti in napoletano (comprensibile). Una di noi pensava fosse meglio tradurre ma alla fine insieme abbiamo deciso che era più efficace lasciare tutto com’era senza sottotitoli. Le forme idiomatiche, gli umori, i colori di queste narrazioni non possono essere tradotte. Perderebbero di significato. Perciò eccoli. Buona lettura con un grazie a d-K che speriamo vorrà contribuire ancora con storie come queste. (Proveremo anche noi a continuare questo filone davvero interessante! Anche voi, se vi vengono in mente esempi di questo genere o altro che pensate attinente raccontateci tra i commenti.)

  • Autobus, in provincia di Napoli. Due ragazze
    chiacchieravano: una delle due era convinta che il fidanzato non la
    "amasse" più e stava motivando i suoi timori: "L’altro giorno, poi, mi
    so’ fermata a parlare sotto casa con un amico di mio fratello che Lui
    non conosceva… quando l’ho visto arrivare mi pensavo che m’avrebbe
    azzaccato ‘nu pacchero… cioé, primma l’esse fatto… invece mo’ no!
    Capi’, c’amma salutato e ce n’amma jute… nun m’ha manco fatto ‘nu
    cazziatone perché stevo parlanno cu chill’ato!" 
  • C’e’ una donna che va ad insegnare per un anno in una scuola privata convenzionata con un istituto tecnico della provincia di
    Napoli. Il primo giorno di lezione uno degli studenti le fa:
    "Professore’, ma vuje ‘o tenite ‘o guaglione?" "Sì" (Con un certo stupore) "E nun ve dice niente che faticate? Io n”a facesse fatica’ maje a guagliona mija!"
  • Anni fa, durante una passeggiata con un cugino, incontriamo una sua compagna di classe: aveva un livido mal
    celato dai capelli tra lo zigomo sinistro e l’orecchio e senza ombra di
    dubbio era molto triste. Preoccupati le chiediamo cos’è che non va, e
    lei, dopo qualche resistenza: "So’ stata ‘na scema! Aggia fatto ‘na strunzata! So’ juta a bballa’
    quanno ‘o guaglione mije nun puteva e isso s’è ‘ncazzato e m’ha
    lasciata. Mo’ nun me vo’ senti’ cchiù… Nun m’arrisponne manco ‘o
    telefono." (Non abbiamo mai appurato l’origine del livido, ma, che fosse o meno
    opera dell’ex, è notevole che lei si sia sentita in colpa e abbia
    continuato a "flagellarsi" per un problema che era solo del ragazzo:
    una gelosia – direi – patologica
    )

  • Albergo, posto da portiere di notte: qualche tempo fa,
    durante una festa, entra in lacrime, sanguinante e tumefatta una donna
    sulla trentina, chiede aiuto e dice che l’uomo con cui sta le ha
    combinato quello sfacelo. Nel frattempo arriva lui, la aggredisce
    verbalmente e fa per darle addosso, lo blocchiamo. Due ragazze del
    personale accompagnano la donna in bagno l’aiutano a ripulirsi e a
    disinfettare le escoriazioni, mentre il proprietario dell’albergo mi
    dice di chiamare i carabinieri. Non ho neanche il tempo di alzare la
    cornetta che il tizio si lancia verso di me ma viene bloccato da un suo
    amico appena intervenuto, questi lo porta fuori e gli dice di calmarsi.
    Non sono riuscito a telefonare e decido, comunque, di vedere prima lei
    come sta: piange ancora ma di rabbia, racconta che lui le ha sferrato
    un pugno sul naso, quindi con una pedata l’ha spinta a terra e ha
    cercato d’investirla con la motocicletta. A questo punto le dico che ho
    intenzione di chiamare le forze dell’ordine, se vuole può aspettarli
    prima di andare al pronto soccorso. Lei sbarra gli occhi e stancamente
    mi implora di non chiamarli, che lui ha già dei precedenti, che così lo
    inguaiamo… che… beh, è stata anche colpa sua, che lei l’ha
    provocato, ma lui non è cattivo. Le diciamo che sarebbe meglio
    denunciarlo perché uno che si comporta così non merita alcun riguardo
    ma è irremovibile; anzi, dice che se ci azzardiamo a chiamare qualcuno
    lei negherà tutto, dirà di essere caduta dalla moto. Non può
    denunciarlo… Non può denunciare l’uomo che ama, che avrà anche perso
    la pazienza (e non era la prima volta) ma per colpa sua… Perché lei
    non sa stare zitta e lo provoca. Lui viene convinto dall’amico ad andarsene, intanto il proprietario
    la accompagna al pronto soccorso dove verrà raggiunta da dei parenti.
  • (Luogo: l’istituto privato convenzionato con il tecnico di cui parlavamo prima. Fatti: i
    ragazzi stanno prendendo in giro uno di loro che è in rotta con la
    fidanzata perché traditore recidivo) "Professore’, ma io che c’ pozzo fa’…" "Ma perché non provi più niente per la tua ragazza?" "Nooo, io la AMO! Però che c’ pozzo fa’…" "In che senso?" "Eh, io so’ ‘n ommo… tengo certe necessità… aggia sfuga’! Cioé, io
    e lei facciamo l’ammore ma certe cose nun s’ ponne fa… Non so se mi
    capite…" "Scusami ma non puoi parlarne con la tua ragazza? Magari anche lei ha qualche fantasia del genere." "Nooo, essa è ‘na brava guagliona! Se no mica m’a pijave!"
  • Per diversi anni S. è stata con un ragazzo le cui principali
    caratteristiche erano il militare in Forza Nuova e uno strano
    comportamento "post-coitale". Appena finito (dopo pochissimi minuti, a
    quanto dicono…) di fare sesso lui si incupiva e, spesso, si
    allontanava lasciandola sola nel letto. S. non poteva neanche
    avvicinarglisi, quando provava a chiedere cosa non andasse (ma, alle
    volte, anche senza che lei proferisse parola) lui le diceva con rabbia
    che era una troia, una zoccola, che l’aveva costretto (sic!) a peccare
    e così via con insulti diversi. Più di una volta la scena madre si
    concludeva con uno schiaffo ben assestato sulla faccia di S.. Non
    so come né perché ma tutto ciò lei l’ha sopportato per anni, fingendo,
    ipocritamente, un rapporto perfetto e idilliaco, e preferendo ad un sano
    "vaffanculo" all’indirizzo del ragazzo il passare da un amante
    all’altro.
  • (Scuola elementare di un tristemente noto quartiere di Napoli. Un bambino di 8/9 anni che spesso ha comportamenti
    violenti con gli altri bambini, soprattutto con le bambine, passa il
    segno: blocca una compagna di classe in un angolo e le infila una mano
    sotto la gonna dicendole una marea di "maleparole", la mia amica
    interviene e convoca la madre del bambino) "Signora, lei si rende conto della gravità del fatto? La bambina anche solo al sentire il nome di suo figlio trema." "E vabbuo’!" "No, signora, che vuol dire ‘e vabbuo’?" "Maestra, ma so’ cose ‘e criature… Chillo, poi, è maschietto…l’ommo è accussì!"
  • (Madre e figlia, incinta, discutono animatamente del tradimento che
    il marito della figlia avrebbe compiuto… Non sono riuscito a sentire
    tutto ma pare che i due, a causa della gravidanza, non avessero
    rapporti da qualche mese. Dopo aver discusso sul da farsi la madre
    conclude così:) "Che ce vuo’ fa’… Sarà strunzo… Ma è ‘n ommo e chille so’ fatt’accussì: nun se ponne trattene’!"
  • (In albergo arriva una coppia senza prenotazione, lei è di Padova
    lui un "locale". Salgono in camera ma dopo pochi minuti lui scende) "Scusami, posso fare una telefonata da qua nascondendo il numero?" (Io, sospettoso) "Mi scusi, perché col numero nascosto?" (Lui mi si avvicina e con tono confidenziale) "Aggia chiamma’ a mia
    moglie… ce dico che stongo co’ cocc’ amico mio ma tengo ‘o cellulare
    scarico…accussì nun me chiamma" "Capisco" (che si deve fare per campare) (Fa la telefonata e cercando un po’ di cameratismo mi dice:) "Aah, ‘ste femmene ‘e ogge… nun se capisce cchiù niente! Chesta
    (riferendosi a quella che l’aspettava in camera) è scesa ‘nu mumento a
    Padova pe’ s’ fa’ ‘na chiavata! (con fare compiaciuto) Tu hai capito?
    Chesta è pure spusata… cioè, pur’io so’ spusate e tengo doje
    criature… ma pe’ l’ommo è diverso! Chesta è proprio ‘na… vabbuo’,
    lassamme sta’!" 

Ps: Milano Frosinone Caserta, tre nuove notizie di stupro o tentata violenza. Una di queste è una ragazzina di quindici anni aggredita da 4 uomini. A Milano un’altra storia gravissima. Una ragazzina di 14 anni, l’ennesima, stuprata da quattro minorenni. Oramai va di moda la pratica del rape-game.

Posted in Narrazioni: Assaggi, Omicidi sociali, Pensatoio.


11 Responses

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  1. fikasicula says

    @claudio: ma si che avevo capito perfettamente quello che hai scritto. nessun equivoco 🙂

    @emanuele: no non voglio impastoiarmi e certamente non liquido il discorso con te (con il quale dibatto da tempo, lo sai, nonostante le nostre tanto differenti posizioni) in maniera superficiale dandoti banalmente del leghista. però proprio perchè mi porti l’esempio svedese dovresti capire che quello che crea più catene nei comportamenti delle persone sono le convenzioni sociali. non sono le donne italiane che “vogliono” restare schiave della violenza. c’e’ tutto un meccanismo culturale (ed economico) che spesso non lascia scelta.

    @francesco: non penso di sicuro che gli uomini abbiano nel dna la propensione alla sottomissione altrui.
    le regole di comportamento imposte agli uomini comunque non li giustificano.
    però mi pare un buon approccio il tuo. sempre che non finisci per scaricare la colpa alle donne perchè pretendono il pacchero che i loro padri e le loro madri hanno insegnato loro come cose “naturali”.
    il buon approccio è a partire dai dubbi che ti poni per interrogarti sulla mascolinità.
    quello che sei o vuoi diventare non è “colpa” delle donne.
    il sistema di convenzioni sociali che opprime le donne (voluto per esigenze di controllo di un sesso sull’altro dagli uomini), opprime di sicuro anche e forse di più gli uomini che non rispondono a certi modelli di comportamento.

    i modelli di mascolinità che vanno per la maggiore sono sempre gli stessi. i gay non vanno bene e gli uomini non aggressivi e non violenti vengono chiamati femminucce.
    sarebbe ottimo se voi iniziaste a lamentarvi del fatto che gli unici modelli (il tronista e molti altri esempi) che vengono reiterati sono quelli che vi condannano ad essere brutte persone.
    se volete essere migliori dipende principalmente da quello che volete. cosa volete essere. qualche modello di mascolinità volete avere come riferimento.
    il macho o un’altra cosa?
    su questo si interrogano i bei tipi di Maschile Plurale. dai un occhio al loro sito. forse ci trovi qualcosa che ti interessa.

    ciao

  2. Emanuele says

    In un certo senso hai ragione.
    Ci sono un sacco di persone che sentono un concetto di “onore” che appartiene ormai ad un altro mondo.
    E ci sono troppe persone che hanno un solo chiodo in testa: il giudizio degli altri. E’ una cosa che porta sfiga

  3. Francesco says

    “le donne non provano piacere a stare sottomesse”

    Domanda: perchè, secondo te gli uomini provano piacere a sottomettere?
    Se un uomo vive in una società che lo carica dell’aspettativa che lui si comporti in un certo modo, se la stessa sua donna si sente delusa per non essere stata presa a schiaffi, non è anch’egli vittima allo stesso modo della donna?

  4. Emanuele says

    Certo che capisco.
    Infatti di solito spero che siano le donne a salvare me, e non il contrario 🙂
    Comunque, lasciando perdere il discorso Lega se no ci impastoiamo (ho anche specificato che non li ritengo migliori di altri), io non ho mai detto che ci sono donne che prendono botte perchè lo gradiscono.
    Ci sono donne che si mettono in una condizione di sottomissione che non concepisco.
    Dov’è l’orgoglio femminile?
    Non sto giustificando in alcun modo gli uomini che si comportano così, infatti, se noti sono MOLTO più giustizialista di te in questi casi.
    Per me la questione non si dovrebbe nemmeno porre, punto e basta. Quando sono in Svezia, coi miei amici/amiche svedesi, discuto di solito sai di che? se è offensivo o meno che un uomo si offra di pagare una cena alla sua donna. Alcune ragazze svedesi, si offenderebbero molto, mi dicono.
    Prova a chiedere a loro cosa farebbero se il loro uomo le picchiasse: ti guarderebbero come se fossi una marziana. Nel migliore dei casi li farebbero arrestare in un quarto d’ora, nel peggiore gli taglierebbero i coglioni di persona.
    Forse sarò masochista, ma cavolo mi piace quel genere di donna, che ci devo fare, mi ci trovo più a mio agio.
    Che dici parliamo di un’altro mondo? Forse.
    Giustamente, tu parti dal problema dell’indipendenza economica: bè, io credo che uno se la debba cercare l’indipendenza. Perchè vedo un sacco di ragazze giovani, laureate e anche con un lavoro decente, che non desiderano altro che essere serve del loro uomo? A loro non mancherebbe l’indipendenza, eppure il risultato non cambia.
    Guarda, credo che alla fine sia un problema comune a tutta l’Italia: sarà un’eredità dell’Impero Romano, ma noi siamo sempre abituati ad aver bisogno di un “capo”, sia dentro che fuori casa.
    Siamo abituati alle prediche, siamo come pecore che han bisogno di una guida, se no ci sentiamo perduti, e questo si riflette in ogni aspetto quotidiano

  5. Claudio says

    Sìsì, la mia riflessione non era circoscritta alle donne (mi cascasse la lingua se arrivassi anche solo pensare un luogo comune della serie “eh, tra le donne non c’è solidarietà”, “le donne sono più acide”, “le donne sono fatte così”), ma alla figura dell’oppresso in generale: l’oppresso nella maggior parte dei casi si opprime da sé ed aiuta l’oppressore ad opprimerlo. E questo vale per ogni categoria di oppresso: la donna, l’operaio, il cittadino, etc.
    Basti pensare alle religioni, il principale problema dell’umanità: si fondano sull’assoggettamento e sull’umiliazione degli esseri umani e gli esseri umani le accolgono a braccia aperte, le difendono strenuamente, amano alla follia il loro dio dittatore.
    Il peggior nemico del lavoratore non è il padrone, ma il crumiro: senza l’appoggio dal basso, il padrone resterebbe solo contro la massa riottosa.
    Certamente, proprio per questo motivo, gli alleati bisogna cercarseli tra gli oppressi e non si può fare a meno di un’unione tra oppressi contro l’oppressore. E questo è il lavoro più difficile per chi anela la libertà.
    Consiglio a tutti di leggere il discorso di Malcolm X sul “negro da cortile”.

  6. fikasicula says

    emanuele tu dici che le donne restano a prendere botte perchè lo gradiscono.
    io dico che è anche la cultura del partito per il quale voti tu che non lascia alle donne altra scelta se non quella di prendere botte.
    le donne non provano piacere a stare sottomesse e se avessi la possibilità farei volentieri un annetto o due in giro per il mondo ad esplorare altre culture. però la lega, il partito per il quale voti, ha appena deciso che il welfare penalizzerà le donne, che il contratto unico non esisterà più e che non potrò sperare di avere uno stipendio degno di questo nome.
    io qualche risorsa per sopravvivere ce l’ho ma molte donne non hanno neppure questo. dimmi: come fanno ad andarsene?
    quello che sta scritto sopra denuncia certo violenze interiorizzate, masochismi celati se vuoi ma questo non sgrava tutti e dico tutti delle loro responsabilità. delle nostre responsabilità.

    il tuo compito non può essere quello di andare a salvare la donna dall’orco cattivo. fai in modo che sia indipendente anche da te perchè l’orco potresti essere tu e lei non dovrà mai avere bisogno di te per esistere, capisci???

    spero di si.
    ciao

  7. Emanuele says

    Scusa, ma dove la vedi la misoginia nel mio commento?

  8. fikasicula says

    claudio: so, so quanto possono essere perfide le donne ma se ho bisogno di un alleat* delle donne comunque non posso e non voglio fare a meno. questa analisi è avviata da tempo ma non serve a sollecitare altra misoginia (che non c’e’ nella tua riflessione ma un po’ c’e’ in quella di emanuele).
    le donne sono semplicemente donne. non più cattive o più buone di chiunque altro. non più suscettibili di variazioni, interazioni con il potere o con chi ci domina di chiunque altro.

    elisa lo spiega bene.

    la storia va riscritta. a partire dalla conoscenza di quello che c’e’.

  9. Elisa says

    E’ l’antico paradosso evidenziato da Freud: la scienza ci dice che la donna è affetta dall’invidia del pene, capitale assoluto di significati. Che tutto questo sia ingiusto, non vuol dire che non sia vero. Sta a noi ora, a ciascuna di noi, scoprirlo e farlo scoprire. La rivoluzione non può non passare da qui. Che la donna abbia perpetrato il suo assoggettamento nei millenni non è una novità. Non è per questo condannabile, chiaramente. Per questo il personale è politico. E la lega questi problemi non se li pone. E trae la sua forza proprio da queste “sub-culture”, che, mi dispiace dirtelo caro Emanuele, sono influenzate da dentro e da fuori, lo trovi anche in altri paesi. Magari camuffata, ma la storia è questa. Sta a noi riscriverla.

  10. Emanuele says

    Quoto quanto detto da Claudio.
    A volte (spessissimo) mi stomacano le storie che leggo su questo blog.
    Gesù, ma come cazzo fa una donna ad accettare certe cose? Eppure è così, è vero tutti abbiamo una innata tendenza ad accettare la schiavitù!
    Avessi una amica, sorella o anche figlia, che vivesse con un tale come quelli descritti in queste storielle, che la malmena (come troppo spesso sento dire anche nella vita reale), le direi: “La vita è tua, puoi stare con chi ti pare, ma finchè manchi di rispetto a te stessa, io non ti voglio più vedere”.
    Ragazzi miei, io non mi sento parte di questa Italia. Per niente. Questa “cultura” italiana non mi appartiene, ed arrossisco quando all’estero mi sento associato a questi modelli di hommini.
    Io voto Lega, i leghisti saranno razzisti, saranno anche degli animali se volete, e nemmeno sono migliori degli altri, ma almeno tengono una netta distanza da queste culture o sub-culture che siano.
    Cara Fikasicula, ti consiglierei di provare a vivere un annetto o due in paesi come l’Olanda o la Svezia. Prova dopo a vedere se ci resisti ancora in Sicilia!
    Davvero non capisco che senso abbiano i rapporti fatti di sottomissione: non credo nemmeno che proverei gusto ad avere una donna che vuole essere comandata dall’uomo, la donna per me è quella che cammina a testa alta!
    Mamma mia che paese di merda!

  11. Claudio says

    Eccellente lavoro, voi e d-K. I grandi problemi si vedono soprattutto dai piccoli particolari della quotidianità, perché in essi sono condensati e, in fondo, risultano dalla somma di quelli.
    Leggendo questi aneddoti (e, essendo cresciuto in un paesino della rusticissima Tuscia, ne avrei anche io a iosa. Ora come ora, ad esempio, mi viene in mente mia zia: “Non sta bene che una donna parli di politica”) leggendo questi aneddoti, dicevo, ho pensato subito ai risultati dell’esperimento Milgram, che dice tutto sull’interiorizzazione e l’adeguamento dell’individuo ai modelli predominanti. Quella della maggioranza degli esseri umani è una sorta di innata tendenza alla schiavitù. Per paura, comodità, incapacità, i più accettano passivamente ogni imposizione, sia essa l’ordine del capo od il retaggio millenario.
    E più uno è schiavizzato, più quasi sempre brama che gli venga stretto ulteriormente il giogo. Con tutti i mostri che ne derivano. Su tutti, il risentimento.
    Ecco perché molto spesso le donne devono guardarsi dal maschilismo principalmente delle altre donne. Non ho mai conosciuto un uomo più maschilista di una vecchia bizzoca.
    D’altronde i kapò erano anche peggio degli aguzzini nazisti.
    Il primo nemico dello schiavo, ancor prima del padrone, è l’altro schiavo assurdamente solidale con il padrone.