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Per una fetta di carne

Nello stesso giorno in cui un giudice ha dato ragione ad un signore che non voleva fare la fine di Eluana Englaro e ha reso legale la pratica del testamento biologico, viene diffusa la notizia dell’arresto di una ragazza incinta beccata a rubare qualche bistecca in una standa perchè da troppo tempo non mangiava carne.

Al di la’ delle tante posizioni espresse e raccolte dalle fonti di informazione online, quello che emerge è lo stato di incertezza e precarietà assoluta di una donna che sta per avere un bambino.

Per chi non crede al fatto che è possibile campare in una situazione nella quale ti manca la fetta di carne, perchè ti capita di dover mangiare pastina in brodo o pane con l’olio tutti i giorni, vorrei raccontare la storia di una coppia di ragazzi che vivevano con 250 euro al mese. Lei era rimasta incinta, qualcuno l’aveva dissuasa dall’idea di abortire e in fondo poi si era anzi convinta di volere quel bambino ad ogni costo. Lui non aveva un lavoro fisso e non appena sentì forte il peso della responsabilità prese a dormire notte e giorno, si fece cacciare da un paio di impieghi, certo precari, cominciò a spendere i pochi soldi che avevano in casa per sciocchezze. Accessori per la moto, amplificazione stereo, video games per la play station che aveva portato con se’ dalla casa genitoriale al nuovo mini appartamento dove si era trasferito con la ragazza.

Lei riuscì a trovare un lavoro part time, in nero, presso una officina. Si occupava della parte amministrativa per la cifra di 250 euro al mese. Il datore di lavoro ogni tanto le concedeva una colazione a sacco per le pause pranzo.

I genitori di lei non li aiutarono perchè lei era come "morta" fino a che non si sarebbe sposata, possibilmente in chiesa. I genitori di lui erano abbastanza idioti. Spendevano per i centrini del salotto buono ma non per riempire le pance dei due ragazzi. C’erano gli altri figli e solo qualche volta, abbastanza di rado in verità, portavano ai due qualche sacco della spesa.

La prima volta che lui la picchiò era il giorno del pagamento dell’affitto. Lui aveva speso tutti i soldi che lei aveva messo da parte. Lei era disperata e non sapeva cosa fare. Lui la picchiò perchè voleva sentirsi ancora più da schifo. Poi fecero all’amore. E la storia andò avanti per mesi. 

La ragazza finì ben presto in ospedale: per le botte e anche perchè era diventata anemica. Senza ferro, proteine, calcio, sostanze necessarie che la sostenessero nel periodo della gravidanza, una alimentazione adeguata e qualche supporto farmacologico, visite di controllo che non si poteva permettere, lei era diventata la donna panciuta più pallida che io avessi mai visto. 

Una volta svenne per strada. In ospedale le dissero che forse aveva un esaurimento nervoso. Non capivano come mai. Le dicevano che lei doveva essere felice perchè stava compiendo un miracolo. Stava creando una vita. 

La ragazza riuscì ad arrivare al parto e poi lasciò l’uomo e partì per rifugiarsi da alcuni parenti al nord. Non l’ho più rivista. Spero solo che oggi abbia delle guance rosse e piene e che possa mostrare i suoi splendidi occhi senza le occhiaie del digiuno.

Ah, dimenticavo. Mentre pativa la fame, nessun prete, nessun uomo di dio, nessun cristiano e nessuna cattolica fervente le diede una mano, sebbene lei avesse rivolto molteplici richieste di aiuto. Ma di certo queste cose capitano solo in sicilia. I preti del nord, voglio sperare, quando vedono una donna incinta e affamata, invece di porgerle consigli e intimare che si mantenga bene per far nascere il bambino, penseranno a nutrirla. E le stande, così ricche e con scaffali pieni, non avranno problemi a concedere gratuità a donne in condizioni di miseria. Fanno così, non è vero? Chissà… 

Per la seconda storia di maternità difficile vi rimando al blog di Tro, Pour les analphabetes. E’ una storia ancora più complicata. Spero tanto che non sia il destino capitato alla ragazza di cui vi ho raccontato. Mi piacerebbe però che non capitasse neppure alle protagoniste del racconto di Tro.

Una madre che stanca delle violenze del marito prende le figlie e se ne va. Ora dormono sui treni. Nessuno le aiuta. Il resto leggetelo da voi perchè Tro racconta questa storia come può raccontarla chi l’ha vista da vicino, chi c’ha guardato dentro e attraverso. La lettura vi trascinerà in quel treno, dove lei ha incontrato questa famiglia di donne con troppi disagi ai quali sopravvivere.

In conclusione: le donne non campano d’aria. Se nessuno le nutre continueranno, continueremo a subire violenza su violenza. Relazioni sbagliate, gravidanze vissute in solitudine, niente comprensione da parte di nessuno, niente lavoro, niente casa, niente soldi, niente alimentazione adeguata. Noi stesse siamo carne che viene fatta a fette, ovunque, sempre.

Siamo povere. Perciò sarebbe carino che la standa ritirasse la denuncia a carico della ragazza. Anzi faccia una raccolta di soldi e glieli regali. D’altronde è stata brava, la standa, a fare azioni di beneficenza, non qui ma… per l’africa. 

—>>>La copertina di Hustler presa in prestito da Hardcore Judas

Posted in Corpi, Omicidi sociali, Pensatoio, Precarietà.