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Sono tornate le dame della carità

C'erano in quel primo trentennio del '900. Erano anche quelle che negli anni cinquanta e sessanta andavano in giro con uomini della buon costume dell'epoca e si erano date il compito di imprimere una linea morale su tutto il paese. Facevano parte anche di apposite commissioni per la censura e intervenivano con vistosi tagli su film, spettacoli, televisione (quando arrivò), locali, vetrine e lunghezza delle gonne delle adolescenti a scuola.

Le ricordiamo con una pettinatura cotonata, un bel ciuffo sincero e uno chignon più o meno elegante. Cattoliche e casalinghe per passione, con gli occhiali spessi se erano insegnanti o erano state impiegate a sostenere gli uomini e l'italia tutta durante la grande guerra, con le gonne lunghe sotto al ginocchio, si distinguevano perché più erano morigerate e più si intendeva che appartenessero a caste sociali medio borghesi.

Le povere invece, le contadine, in seguito le operaie, erano quelle che si rotolavano volentieri tra le balle di fieno nelle fattorie o che intrattenevano felici rapporti con il capo reparto della fabbrica. Poi si seppe che ogni tanto queste donne subivano molestie o venivano stuprate in quelli che erano concepiti come luoghi di lavoro per uomini.

La conclusione della storia era che più le donne erano povere e più si pensava che si lasciassero rapire dal vizio. Le povere erano dipinte come brutte, sdentate, con i calli nelle mani e la risata stridula. Questa era una icona tipica del cinema di quell'epoca. Solo qualche grande regista, come Fellini, restituì alle donne povere (meravigliosa Giulietta Masina nel film "La strada" o Buñuel in quei meravigliosi film sull'ipocrisia e lo squallore della borghesia – "Il fascino discreto della borghesia" – per l'appunto) la dignità cui avevano diritto.

Altrimenti l'educazione morale delle nostre donne era affidata ai film americani con John Wayne perennemente in groppa al suo destriero a caccia di indiani cattivi e la femmina domata e munita di lacrimuccia e fazzolettino pronto al saluto del cavaliere che spariva all'orizzonte. In Italia andavano molto anche i film con Amedeo Nazzari dove le donne finivano inevitabilmente a redimersi in un convento e talvolta ci morivano pure in odor di santità dopo aver abbondantemente espiato qualunque "colpa". Qualcuna delle protagoniste di questi film aveva sempre avuto grandi problemi con la propria coscienza o per averla data via con facilità (ma sempre per dichiarata necessità) o per non averla data quasi mai ma quell'unica volta che gliela presero la seminarono come la madonna e le fecero avere un figlio illegittimo.

Già da prima della guerra serpeggiava persino tra i rivoluzionari della sinistra una voglia di redenzione per qualche pura e santa prostituta, come Dostoevskij le chiamava, una puttana-proletaria che incontrasse l'ideale dei giovani comunisti infarinati di un altro dogma che le donne non le faceva affatto libere. Gli altri, quelli di cultura meno rivoluzionaria, gradivano una versione della storia più da "santa subito!" in cui lei era dovuta scappare di casa con il pancione (per nascondere la colpa), allontanandosi sempre tra le montagne (evidentemente queste cose in pianura non succedevano) in cui lei inciampava, si strappava le vesti e si graffiava il corpo e infine, straziata e naturalmente punita per i "suoi peccati" (perché pure se la stupravano la colpa era sua) assumeva una espressione da ebete angelicata, con quella luminosità e un'estasi che oggi potremmo definire tipica di una che ha assunto sostanze psicotrope in grande quantità e che ha discrete allucinazioni di vario tipo. Infine si trovava una bella caverna e lì partoriva con estremo dolore e sopravviveva pure perchè "Dio nella sua infinita saggezza ha sempre un progetto per tutti noi" e altre amenità del genere.

Quel figlio finiva sempre in un bell'orfanotrofio o era affidato a una sorella sposata o addirittura diventava il figlio della nonna. La cosa che ho amato di più di quei film era lo straziante momento della confessione, quando lei dice a lui (un lui che nel frattempo è arrivato senza minimamente sospettare della perdita dell'imene della donna) che gli ha mentito – e qui seguivano lacrime e svenimenti ottocenteschi – che non lo merita e che però doveva dirglielo, doveva proprio. Lui offesissimo la manda a cagare e lei si ammala di queste strane malattie che non ho mai ben capito cosa fossero e che irrimediabilmente inducevano lui a tornare innamorato e disposto a concedere il perdono.

Sto divagando. Cercate di capirmi. Sono cresciuta con questi drammi negli occhi e ancora mi emoziono pensando a quanto ho riso per l'enfasi, la teatralità, o per la serietà con la quale mia madre mi invitava a essere più sensibile verso quei casi umani. Generazioni diverse. Difficile pensare di distruggere ai suoi occhi la sacralità di certe scene.

Dicevo delle dame di carità. Non ci crederete ma sono tornate. Le ho viste nella puntata de l'Infedele condotto da Gad Lerner su La 7. Non lo guardo mai. Troppo misticismo per i miei gusti. Ma stavolta parlavano di Family day. Di nuovo. Ancora. Uomini laici contro dame della carità. Di femministe nessuna. Di donne ammesse a questo dibattito proprio zero, niet, nada. La manifestazione sulla famiglia eterosessuale a scopo riproduttivo si fara' il 12 maggio nella nostra capitale. Le donne che facevano da portavoce per questa esibizione medioevale erano dame della carità (una ci teneva a sottolineare che non è cattolica – sai che ci frega, sempre puritana e anacronistica è). Le parole che uscivano dalle loro bocche erano paradossi sottoforma di fumetto.

Lettere statiche che per il peso si fermavano nell'aria prima di crollare giù ad altezza di orecchio umano. Per difendere la "famigghia" – unica e inimitabile – hanno tirato fuori tutti gli stereotipi utili e un po' di begli argomenti per fare terrorismo psicologico.

Medioevo. La famiglia è importante, e i figli sono perduti, non hanno più valori, le società con famiglie non regolari sono finite, corrotte. Medioevo. La famiglia è una necessità storica, si realizza nel matrimonio, le unioni di fatto sono l'anticamera delle cose brutte fatte da omosessuali e lesbiche e varia umanità diversificata. Medioevo. Il matrimonio è una scelta necessaria perché poi, oggi, con tutta questa scienza che vuole fare esperimenti genetici e si arriverà alla manipolazione dei geni e poi l'embrione, oddio, quello non si tocca e invece lo vogliono proprio toccare perché la gente è tutta fissata con questi occhi azzurri… Medioevo. La famiglia deve tornare ad esistere con tutta la sua forza perché rappresenta un vincolo di solidarietà importante, ora poi che c'e' la disoccupazione se non stanno tutti assieme – nonna compresa – non ce la fanno e questo costo sociale bisogna dividerselo equamente: un po' la famiglia e un altro po' la famiglia. Medioevo, anzi leggi mercantili di fine ottocento. La famiglia è importante perché bisogna tornare a fare figli, c'è la crescita demografica bassissima e le donne devono cercare un ruolo… Medioevo, leggi mercantili e un po' di sano fascismo che non guasta mai. La famiglia è fondamentale e va bene solo se c'è il matrimonio, se non c'e' non vale e gli altri sono liberi di fare quello che vogliono purchè lo facciano in casa loro, lontano dagli occhi dei nostri figli. Dame di carità, medioevo, leggi mercantili e fascismo.

Le signore non ne hanno dimenticata una. Tutte le idiozie – sorry per il non politically correct ma tant'è – in fila al loro posto. Presenti a fare il verso al Cardinal Bagnasco e a scimmiottare i maschi democristiani e fascisti. Tutte intente a sottolineare che era stata una loro iniziativa perché le famiglie regolari in Italia sono la maggioranza e nessuno si ricorda di loro. Si sono inventate questa iniziativa dal nulla, così, giusto ora, spontaneamente. Nulla a che fare con il disegno di legge sui Di.Co. Nulla a che vedere con le affermazioni del papa e della conferenza episcopale italiana. Semplicemente le Dame della carità sono tornate, facciamocene una ragione. Si sono svegliate una mattina e hanno deciso che oplà era proprio arrivato il momento di fare un bel Family Day.

Vogliono assistenza per la famiglia, quella vera così come la intendono loro. Vogliono supporto per le donne che partoriscono (Oh donne se date un figlio alla patria sarete premiate! – così diceva il duce). Vogliono riconoscimenti e soprattutto a loro piace tanto l'idea di tornare a fare le dame della carità. Si sono tanto allenate ovunque, a fare la conta dei "questo si, questo no" tra i corridoi dei supermercati. Sono donne che sanno cosa comprare, cosa cucinare ai loro figli, come rendere felici i loro mariti. Curate, efficienti, intelligenti e maestre nell'educazione dei propri figli. Dame della carità modello americano puritano. Di quelle che hanno la casa tra le villette a schiera in una bella zona residenziale della città. Di quelle che mandano i figli nelle scuole a pagamento. Che non tollerano pearcing e tatuaggi. Che stanno attente che le loro figlie non si facciano le canne e che vestano sempre da fighette. Che preparano almeno due pasti al giorno e sanno persino aggiustare la lavatrice se si mette a fare le bizze.

Donne bioniche e soprattutto borghesi, ricche, con la badante a fare le pulizie sottocosto e con la casa sempre in ordine. Donne che vanno in chiesa la domenica e si arruolano nei nuovi eserciti della salvezza (movimenti per la vita, comitati per la famiglia, opus dei, Lyons o Rotary Club, donne di forza italia). Donne che se un pezzo della loro vita va in frantumi si suicidano perchè non sono in grado di improvvisare. Che se una erica di turno le ammazza anche da morte si chiedono dove mai hanno sbagliato. Che se per uno scatto d'ira ammazzano il proprio figlio poi negano per anni e inventano un fantomatico serial killer di neonati capitato proprio in casa loro per quella specifica occasione. Sono le dame di carità e per favore mi sia concesso di generalizzare pure io che la serata è stata difficile da superare: sono persino riuscita a non frantumare il televisore.

Sono loro: quelle che hanno i soldi. Che vengono "messe in campo" dai loro uomini o che difendono valori che rappresentano solo loro spacciandoli per valori universali. Sono le signore della roma bene, della milano bene, della bergamo alta bene che hanno ricominciato a fare le "donne utili alla patria" che già furono in epoca fascista. Basta saperlo. Ora lo sappiamo.

Care dame, noi donne comuni, che della politica riproduttiva e familiare dell'epoca del duce e di quella della democrazia cristana un po' ce ne freghiamo, non saremo alla vostra giornata autocelebrativa dei vostri dis-valori discriminatori e sessisti. Vi guarderemo marciare, ingioiellate e obbedienti, ultimo baluardo di una nobiltà decaduta e di una rinata borghesia di destra, e ci vergogneremo per voi. Vi compatiremo persino. Staremo ad aspettare che ci chiediate, preoccupate e con le lacrime agli occhi, come fare per affrontare la vita, le relazioni, i rapporti con i figli. Noi siamo state attente a come va il mondo e il mondo difficilmente ci sorprenderà. Noi non abbiamo nessuna velleità di aggiustamento della morale familiare. Saremo pronte per parenti e figli. Per amanti e amici. Ci saremo nel modo migliore possibile. Voi, invece, resterete schiacciate e chiuse dentro il vostro zoo.

Vi abbiamo capito. I pericoli la' fuori vi fanno paura. Pensate che con un po' di rigore morale – "esperimento" già abusato e anche fragorosamente fallito – i vostri figli crescano meglio e intanto li nutrite a telefonini dell'ultimissima generazione e con fregole da vallette mediaset. Noi restiamo con i piedi per terra. Adeguate al tempo, al luogo. Capaci e per nulla disorientate. Solo un po' "provate", stremate per i soldi che mancano, il lavoro che non c'e'. Non vogliamo fare figli per fare allargare ancora di più la domanda di lavoro e far calare le pretese dei lavoratori. Non vogliamo modelli di famiglia a senso unico. Non siamo tutte eterosessuali. Non vogliamo mariti iscritti al registro. Vogliamo essere libere di scegliere.

Voi invece avete già rinunciato. O se è questo il vostro modo di sentirvi libere fateci il favore di non imporlo anche a noi che non la pensiamo allo stesso modo. Smettete di porre divieti. Smettete di misurare la società con il vostro metro. Smettete di pretendere che il mondo sia omologato, uguale, interprete di un unico pensiero imposto con la forza. Noi esistiamo. Lo sapete bene. Buon family day, dunque. Noi, ci comporteremo di conseguenza.

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Scritto su Sorelle d'Italia 

Posted in Corpi, Fem/Activism, Omicidi sociali, Pensatoio.


2 Responses

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  1. FikaSicula says

    Grazie Fenicia
    scusa della risposta ritardataria ma sono stata assente…
    benvenuta 🙂
    a presto

  2. Fenicia says

    Bellissimo articolo. Meraviglioso!