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25 novembre: Family Matta-Day!

Il 25 novembre è un giorno importante. Vogliamo ricordarlo come la giornata in cui si celebra la mattanza familiare, quella compiuta ai danni delle donne che in famiglia perdono la vita numerose, oltre cento nel 2010 e #129 vittime di violenza maschile in famiglia dall’inizio del 2011 ad oggi. Senza contare il numero spropositato di donne e bambine/i che vengono stuprat*, abusat*, maltrattat*, perseguitat*, picchiat*, ferit*, resi disabil* a vita, da parenti di varia natura, padri, nonni, zii, fratelli, nipoti, con la complicità di donne, e della parentela tutta che se c’è da tutelare una vittima si sceglie sempre, a tutela della sacralità della famiglia, di tutelare l’anonimato dello stupratore, la reputazione del pedofilo, le opportunità del maltrattatore o dell’omicida.

La famiglia è un luogo sacro, senza dubbio, vi si celebra infatti la sacralità dell’omertà, del silenzio, dell’aggressione contro le vittime di abusi, sempre mantenute in stato di soggezione e schiavitù fisica, economica e psicologica.

La famiglia è quel luogo devastante in cui le donne sono costrette a svolgere lavori di cura gratis in sostituzione di uno Stato che non vuole assolvere al dovere di restituire in servizi e strutture i soldi che tutti, donne incluse, paghiamo in tasse.

La famiglia è il luogo in cui si compie il furto di speranze e di futuro a danno di donne che vengono usate come psicofarmaci sociali e vengono tenute in ostaggio ad agevolare la carriera del marito, la salute del nonno, la serenità del padre padrone, le casse delle imprese, l’equilibrio socio/economico dello Stato.

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Napoli: Eliminazione della violenza sessuata

Riceviamo e volentieri condividiamo il programma di una serie di eventi organizzati da il Cartello delle donne Napoletane contro le violenze sessuate (UDI di Napoli e Arcidonna Napoli) che hanno come obiettivo l’eliminazione della violenza sessuata. Buona lettura!

Eliminazione della violenza sessuata

Il 25 Novembre è la memoria attiva di due eventi: uno è storia, l’altro è un obiettivo da raggiungere.

L’ONU ha fatto di questo 25 La Giornata per l’eliminazione della violenza contro le donne, nel 1998, nell’anniversario dei femminicidi di tre delle sorelle Mirabal, Patria, Teresa e Minerva trucidate

il 25 novembre del 1960.

Sempre dall’ONU, è stabilito che il 25 novembre del 2014 gli stati membri dovranno aver adeguato le proprie leggi, usanze, programmi all’eliminazione della violenza degli uomini sulle donne, la violenza sessuata.

Non basta un giorno all’anno, tutte lo sappiamo, e sappiamo anche che se non lavoriamo tutti i giorni per difenderci e difendere le altre, gli stati inetti taceranno l’impegno preso. Tutti gli Sati, non per dimenticanza o per poca consapevolezza, ma perché sanno che senza quella possibilità, che si chiama FEMMINICIDIO, di moderare e reprimere il genio femminile, il loro potere guerresco, finanziario, religioso sarebbe ridiscusso dalle sue fondamenta.

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Posted in Fem/Activism, Iniziative.


Donne mantenute? O è meglio dire schiave?

Dicono che le donne si facciano mantenere. Tutte balle. Così può sembrare perché gli stipendi li passano gli uomini ma poi esistono realtà molto diverse in cui uomini e donne solidarizzano tra loro, in cui chi ha lavoro aiuta l’altro/a, in cui non si usa la povertà o il difetto economico di partenza o il modo in cui una società sceglie di organizzare il welfare – è il nostro è di stampo cattolico/integralista – per tenere le donne in casa a svolgere gratis ruoli di cura in sostituzione di servizi che lo stato non vuole offrire.

Gli uomini tengono il portafoglio e le donne puliscono culi di vecchi e bambini. Questa è sempre stata la regola e i contesti più reazionari continuano a desiderare che si torni indietro, definendo le donne che vogliono lavorare “in carriera” (carriera di che?!?), disprezzando quelle che non rinunciano al lavoro per i figli, anzi spingendo le donne a rinunciare al lavoro per corrispondere al desiderio di paternità di un qualunque uomo.

E nel frattempo, comunque, sembrerebbe che le donne stiano a non fare un cazzo, a grattarsi le natiche o a giocare a freccette. Invece no e bisogna andare indietro con la memoria su su fino ai giorni nostri per sapere di che balle ci riempiono la testa tutti i giorni.

Dal personale al politico.

Mia nonna lavorava come un mulo, nei campi e a casa, marito, figli, parenti tutti. Fece la resistenza, lei, da sola, in casa, mentre il marito stava altrove per non andare in guerra, quell’altrove gli costò un filo di carcere e lei, prontamente solidale, si fece anche molestare da camicie nere e campieri e poi pure dagli americani, ché aveva tre figli piccoli da gestire e i campi e tutto il resto e la notte stava chiusa dentro quelle povere mura pregando che nessuno arrivasse a rubare il poco raccolto rimasto. Si alzava all’alba e faceva tutto in casa, pane, pasta, conserve, medicinali fatti d’erbe, amore e braccia e schiena dritta a tinchitè. Rimase presto vedova e potè fruire solo di una minuscola pensione sociale e fu aiutata dalla figlia per tutto il tempo rimasto.

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Posted in Critica femminista, Narrazioni: Assaggi, Omicidi sociali, Pensatoio, Personale/Politico, Precarietà, R-esistenze.