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MLVD: E’ ora di fare un Movimento (autogestito) di Lotta contro la Violenza sulle Donne!

Io volevo dire che Emlou Aresu ce la ricordiamo tutt*. Proprio a partire dal suo delitto ha avuto inizio la campagna dei lenzuoli contro la violenza sulle donne. Il suo assassino è stato assolto, per incapacità di intendere e volere, mandato in ospedale psichiatrico per cinque anni e poi basta, fine, stop. Così dice la stampa.

Lei era una donna, madre, persona, che si era svegliata per andare a lavorare e si è trovata di fronte un tizio che frequentava una palestra nazi, armato dei suoi pugni fino ai capelli e dopo aver litigato con la sua fidanzata la madre disse di averlo visto uscire con l’intenzione espressa di beccare una donna qualunque e fargliela pagare.

Emlou Aresu è una donna morta in quanto donna. Lui l’ha incontrata e le ha massacrato la faccia di pugni. L’ha lasciata lì, per terra, in una strada di Milano, e oggi si comunica al mondo che una donna non può vedersi riconosciuta dallo Stato quella violenza che le ha tolto la vita. Oggi si è stabilito che basta fingersi pazzo per essere compreso tra quelli da capire, assolvere, e basta.

Sarei un po’ stanca di vedere offesa perfino la memoria delle donne uccise o che tutto si misuri in una diatriba intellettual/giuridica su cosa sia meglio farne dei carnefici. Non mi interessa neppure entrare nel merito della legislazione, ché io sono convinta che la violenza maschile sia una costruzione culturale, fatta di legittimazione, omertà, complicità, negazionismo, banalizzazione, depistamenti esattamente come la mafia e come la mafia andrebbe trattata.

Continued…

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Care, alla violenza degli uomini si risponde con l’autodifesa!

Un punto di vista. Con la sua disponibilità a farci ripubblicare, da MenoePausa, un post che racconta la violenza sulle adolescenti, sulle donne, il modo in cui la società organizza la reazione e il perdono a vantaggio del carnefice e a reprimere la reazione della vittima. Buona lettura!

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Continua a farmi male ripensare a certi dettagli della mia vita o di quella di mia figlia. Cose grandi e piccole, sommate, che diventano una montagna di sporcizia che hai sempre bisogno di lavarti via di dosso.

Un ricordo: c’era quel tale che alla terza ora delle medie, in coincidenza con la sua pausa al cesso, è andato da mia figlia e l’ha bloccata al muro. Le ha preso la mano e gliel’ha messa sul suo cazzo. “Se lo dici in giro io dico che me l’ha preso in bocca!“. Un tredicenne, uno stupratore in erba, uno stronzetto, un bullo, uno che i genitori li avrei io fulminati con un solo sguardo, che solo a immaginare come sarebbe finita se lei avesse deciso di andare lì dal preside, e denunciare e poi subire gli improperi di quella tal famiglia, con madre e padre a dire che lei era la puttana e lui il baldo giovine, di cazzo-munito e anche di una sorta di copertura familistica amorale che tutto gli ha permesso e ha sostenuto, se solo lei avesse deciso di fare quella cosa lì, e io l’avrei di certo sostenuta e oltre, avrebbe sì patito e poi sarebbe stata costretta infine a cambiare scuola.

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#19 – Gli uomini violenti fanno strage di donne e bambini!

Sono #19 le vittime di violenza maschile per il 2012. Sono #19 perché noi contiamo anche le vittime di strage familiare, quelle in cui l’uomo si vendica sulla ex moglie ammazzandole il figlio e quel figlio è vittima della stessa violenza. Così come lo sono le donne, conviventi, mogli, ex, madri, che vengono ammazzate da un familiare sempre malato, sempre depresso, o troppo stanco ed egoista per prendersi cura di loro. Vittime, di tanti tipi e tutte uguali nella sorte perché alla fine condividono quell’ultimo respiro, l’ultimo sguardo su un uomo violento che le ha bruciate vive, le ha strangolate, accoltellate, buttate vie come immondizia. Sono vittime di qualunque età e in ogni caso.

In pochi giorni dall’ultima donna ammazzata dal suo ex fidanzato, la quindicesima per il 2012, eccone ancora, una lista interminabile, e c’è quell’uomo che allo stesso modo del protagonista del film “Un giorno perfetto” ha voluto privare la ex moglie di suo figlio. L’ha preso e l’ha lanciato nel Tevere, un bimbo di 16 mesi, mai più trovato. Ovviamente tra i quotidiani è Libero che ha accolto la versione della lobby dei padri separati per cui quel gesto sarebbe stato spinto dalla rabbia per non aver potuto ottenere l’affido del bambino. Tutta colpa delle femministe, tuonano nelle pagine facebook gestite da chi giusto per questa nostra attenzione nei confronti delle vittime di violenza maschile invoca il Tso nei nostri confronti e pianifica da tempo di azzerare la nostra opinione e di ridurci al silenzio, tutta colpa delle leggi femministe. Invece loro promuovono l’affido condiviso anche per dare un figlio in affido ad un uomo così, certamente poco equilibrato, certamente non adatto, certamente violento, certamente uno stronzo assassino. Quindi come al solito la costante non è “povero figlio”, povero bambino indifeso che ha pagato per la miserabile legittimazione che un uomo del genere aveva ottenuto chissà dove e chissà come, convinto di far bene in quel suo piano di vendetta. Siamo al “povero padre”, povero lui, povero egli che sarebbe stato “costretto” a prendere la vita di un bambino di 16 mesi e a buttarla nel cesso. Ma si, e cosa aspettarci di più se siamo in mano a questi integralisti autoritari che invocano le false malattie psichiatriche per mettere spalle al muro le madri che vogliono difendere i bambini da uomini del genere.

Poi a Palermo hanno trovato il corpo di una donna uccisa, una straniera, una di cui non si conosce il nome, una che non possiamo neppure conteggiare tra le vittime di femminicidio giacché nessuno ne parla perché non interessa. Che se si dice chi l’ha uccisa allora siamo a #20.

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