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Di Cie in Cie. Una delegazione si aggira per l’Italia

Dal blog delle Venticinqueundici (dove potete trovare video e aggiornamenti su tutta questa storia):

Una delegazione si aggira per l’Italia. Viene dalla Tunisia e a differenza di uno spettro ben più famoso, quello che si aggirava tempo fa per l’Europa,  è lei a cercare fantasmi. Sono due mamme e quattro papà che cercano i loro figli diventati fantasmi da mesi nel loro viaggio verso l’Europa.

680 è il numero che viene dato da questa delegazione: 680 ragazzi che dopo aver preso una barca nei mesi subito successivi alla rivoluzione tunisina non si sa che fine abbiano fatto. Sono morti? Vivi? Catturati in un sistema detentivo dalle politiche europee di controllo e governo delle migrazioni?

Diciamolo pure: sono fantasmi, resi tali da queste politiche. Cercati da una delegazione di genitori che da qualche giorno è a Palermo e ha iniziato un giro per i Centri di identificazione ed espulsione italiani, mentre in un video, (http://leventicinqueundici.noblogs.org/) dopo la visita al Cie di Trapani, dice a tutte e a tutti noi lo shock che ha provato nel vedere come si trattano gli esseri umani. “Un uomo mi ha raccontato che un poliziotto italiano gli ha rotto la bocca con un calcio. Perché fai così? Spiegacelo? Perché? Se noi non siamo uomini, allora moriamo tutti e lasciamo l’Europa, sola, libera. Il governo italiano non ci dà la possibilità di cercare i miei ragazzi. Tutte le possibilità sono bloccate. Il perché non lo so. Se un uomo italiano ha un incidente in Tunisia, la Tunisia lo dichiara, si espone. Noi qui in Italia siamo diecimila e sembriamo dei cani, delle vacche”.

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Malika Yacout: noi non archiviamo!

 

da Noinonsiamocomplici:

Riprendiamo da StampToscana un articolo sull’archiviazione delle violenze inferte a Malika, donna di origine marocchina, dagli apparati dello Stato e dal dispositivo psichiatrico. Una vicenda che non può e non deve essere dimenticata. A seguire, il comunicato pubblicato su Informa-azione.

Il caso di Malika Yacout andrà alla Corte Europea

La donna, di origine marocchina ma cittadina italiana da 15 anni, in seguito all’esecuzione dello sfratto si ritrovò a Santa Maria Nuova in psichiatria, dopo aver subito due iniezioni per sedarla. Era incinta di quasi cinque mesi. Oggi mercoledì 12 la sentenza di archiviazione del Tribunale di Firenze

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Omsa, i primi risultati della lotta

altda Infoaut:

Dopo aver messo in campo una lotta intensa e mediatica, con il boicottaggio dei marchi prodotti negli stabilimenti Omsa  in seguito alla comunicazione, ricevuta tramite fax la vigilia di natale, dell’imminente licenziamento al termine del periodo di cassintegrazione , le lavoratrici  della Omsa di Faenza non saranno licenziate.

La Omsa è tornata sui suoi passi e ha chiesto la “cig in deroga” al ministero del lavoro e si è impegnata con i sindacati a stendere un percorso di lavoro che salvaguardi le lavoratrici. A fianco di questa vittoria delle lotte messe in campo, sembra che si stia avviando anche un percorso di reindustrializzazione dello stabilimento, al momento ancora molto incerto soprattutto considerando l’attendibilità dell’attuale dirigenza, dopo la decisione di de localizzare la produzione.

La lotta paga e sicuramente l’esperienza delle lavoratrici  Omsa  ne è l’esempio. Attraverso un’intensa campagna mediatica sono riuscite a sensibilizzare tutto il paese e al loro fianco diverse iniziative comunicative sono state messe in campo da molte realtà autorganizzate e soggetti. Diversi i volantinaggi e i presidi compiuti in contemporanea in varie città di italia contro i negozi della Golden Lady. Grazie alla mobilitazione si è arrivati all’ottenimento della cig in deroga, evitando la mobilità e il successivo licenziamento.

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