Hysteria è un film di Tanya Wexler che mette giù in versione romanzata quella che fu la nascita del vibratore. Ovvero lo strumento che pose fine, senza ipocrisie, al business gestito da medici che sostenevano l’esistenza dell’isteria.
Per isteria si intendeva, come da origine del termine, una malattia di tipo psichiatrico legata all’utero. Si curava nei casi più gravi o per le donne di ceti meno abbienti con il ricovero nei manicomi e l’isterectomia, con matrimoni forzati e perfino con stupri “terapeutici”. Le donne ricche, le suore, le mogli dei professionisti e degli aristocratici invece godevano di trattamenti mirati alla soddisfazione del proprio piacere. Getti d’acqua direzionali a massaggio della vulva, massaggi pelvici che i medici lasciavano svolgere alle infermiere giacché toccare le donne era ritenuto un abominio, per arrivare ai professionisti che usavano le proprie mani e ad ogni “trattamento” si facevano pagare fior di denari. Il trattamento era ben riuscito se la donna raggiungeva quello che allora veniva comunemente chiamato “parossismo” (l’attuale orgasmo).

