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Razzismi italiani: se non ti posso usare ti mando a morire!

Bisogna capirsi: rinchiudere le persone in un lager per via della loro etnia è razzismo. I Cie, centri di identificazione ed espulsione, non hanno nulla di civile e umano. I Cie non dovrebbero esistere in una società che presume di poter vantare caratteristiche di modernità.

Non è la prima volta che succede ma non ci sorprende nemmeno che un uomo appartenente alle forze di polizia sia stato arrestato con l’accusa di concussione sessuale, per avere, cioè, richiesto favori sessuali a due donne straniere in cambio del permesso di soggiorno. Quando la libertà di una donna passa attraverso il ricatto di un uomo che abusa del suo poter per poter stuprare non c’è dignità, libertà, democrazia. Si diceva fosse una cosa accaduta nelle carceri libiche di quel Gheddafi tanto celebrato all’epoca del governo di Berlusconi. Ma noi evidentemente non siamo poi così diversi e ricatta oggi e stupra domani tra leggi xenofobe e lager razzisti il diritto di cittadinanza per le donne passa sempre e solo per la vendita del loro corpo.

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Posted in Anticlero/Antifa, Omicidi sociali, Pensatoio.


Denuncia di interruzione del servizio Ivg a Napoli

Riceviamo e volentieri condividiamo:

Comunicato Stampa UDI Napoli

Nella già drastica riduzione dei luoghi deputati al servizio di interruzione volontaria di gravidanza, l’Amministrazione del  Secondo policlinico, presidio ospedaliero della Federico II di Napoli, ha sospeso gli interventi e chiuso le prenotazioni.

Si tratta di un’interruzione di pubblico servizio, in contrasto con le finalità di una legge dello Stato, la 194.

Una decisione inaccettabile, frutto della sostanziale  deroga ad una responsabilità precisa: quella di prevenire il ricorso a pratiche clandestine,  con particolare riguardo  alla già difficile cittadinanza delle donne migranti.

Nel contesto regionale degli accorpamenti, con l’aumento delle distanze causato da queste per il trasferimento di interi reparti maternità, il secondo Policlinico, rimane il più noto ed affidabile presidio in materia di IVG nella Provincia e nella Regione. La sospensione del servizio e la prospettiva di una chiusura anche temporanea sono inaccettabili ed improponibili.

Il ricorso all’obiezione di coscienza assume nella nostra Regione livelli tali da indurre  l’intelligenza che tale scelta da parte del personale medico possa costituire un elemento di incentivo alla carriera. Inoltre l’estensione di questa facoltà, estensione a dir poco fantasiosa ed al limite della legalità, al personale paramedico e ad altre figure presenti nei luoghi di cura, conferma che quest’anomalia tutta italiana (solo nel nostro paese i medici ospedalieri possono rifiutare di svolgere  il servizio, ove presente nel settore d’impiego) assume la dimensione di una pratica vessatoria verso le pazienti. Più volte avviamo dovuto verificare quanto aperta fosse l’ostilità di certi ambienti sanitari verso la libertà femminile. Nelle aziende ospedaliere il ricorso massiccio all’obiezione non costituisce però valido motivo per sospende o addirittura negare il servizio, che va comunque garantito, per legge. Il personale disponibile va comunque reperito, al di là degli incoraggiamenti più o meno aperti verso questa pratica che rappresenta un vero e proprio danno per l’azienda ospedaliera, oltre che per le utenti.

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Bullismo femminile a Livorno

di Fialabronica

“A Livorno non ci facciamo mancar niente” è il modo consueto del livornese per dire che in questa cittadina di periferia toscana c’è sempre qualcosa che va storto. Di solito è il vento, che è sempre presente e cambia in continuazione – e i livornesi sono tutti meteopatici, che lo ammettano o meno.

Così quando oggi ho sfogliato il Tirreno e letto l’articolo sul nuovo episodio di bullismo adolescenziale femminile – un fenomeno che si ripete spesso, ormai – la frase mi è salita alle labbra in automatico: non ci facciamo mancare proprio niente!

Non ci facciamo mancare niente, perché in realtà a Livorno ci sono stati ripetuti casi di pesante stalking maschile ai danni delle donne (chi non ricorda il ragazzo in motorino che insultava pesantemente le donne che avevano la ventura di trovarsi in giro nelle ‘ore piccole’ e dopo esibiva i ‘gioielli di famiglia? Era nel 2010, e una signora si è addirittura procurata una frattura nel tentativo di fuggire ad una imminente aggressione), svariati casi di violenza maschile (non solo a sfondo sessuale) sempre contro donne ( si parla ancora del 2010) e svariati casi di denuncia per abusi sessuali su minorenni femmine (e si parla dello scorso anno).

Non ci facciamo mancare niente perché, proprio nel corso del dibattito “Donne sull’orlo della crisi del debito” svoltosi all’Ex Caserma Del Fante il 10 marzo scorso un ragazzo denunciava il machismo di questa città, l’impossibilità di vivere modelli di relazione e di scambio alternativi al patriarcato ed al sessismo, l’assenza di una vera ribellione al sessismo machista da parte del tessuto sociale e la presenza insistente di modelli maternalisti del tutto complementari – e affini, e di supporto – al machismo.

Del resto chi legge il  Vernacoliere non può non ricordare il“Troio” l’icona satirica del livornese spaccone, col ‘pacco’ ben in vista e sempre in cerca di scalpi femminili da vantare e sesso facile da consumare.

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