Skip to content


Appello delle femministe greche: prostituzione e sieropositività, il governo greco arresta le donne per proteggere gli uomini!

Da Me-Dea:

E’ un piccolo popolo ma combatte senza spade né pallottole
per il pane di tutta la gente la luce e il canto
Sotto la lingua trattiene i lamenti e gli evviva
e come si mette a cantarli si fendono le pietre
Yiannis Ritsos

Katerina Tsapopoulou, avvocata greca che fa parte della rete per il supporto dei migranti e dei rifugiati,  intervistata in occasione dell’assemblea pubblica del 17 giugno scorso organizzata a Roma dalle compagne di  Lucha y Siesta,  Action_a e Infosex_Esc dal titolo “Crisi, Politica, Desiderio, la pratica delle relazioni come paradigma dello spazio costituente” cui abbiamo partecipato nell’ambito della II edizione del DinamoFest, non ha esitato nel definire la situazione economica e sociale greca come vera e propria crisi umanitaria e con forza ha invitato tutte a far circolare quanto più possibile notizie e informazioni vere sul suo paese, le sue lotte, il suo popolo non domo.

Raccogliamo la sollecitazione di Katerina Tsapopoulou e pubblichiamo un appello dei gruppi femministi greci che abbiamo tradotto per il blog e che, raccontando dell’intollerabile campagna scatenata inizialmente contro i migranti e le migranti e poi sfociata in una vera e propria caccia alle streghe, individuate nelle prostitute sieropositive e/o tossicodipendenti, mostra con estrema chiarezza e lucidità quali siano i meccanismi di controllo e di espropriazione di sé e del proprio corpo messi in atto dal finanzcapitalismo.

C’è sempre un rogo a nascondere un saccheggio.

APPELLO DELLE FEMMINISTE GRECHE: PROSTITUZIONE E SIEROPOSITIVA’, IL GOVERNO GRECO ARRESTA E IMPRIGIONA LE DONNE PER PROTEGGERE GLI UOMINI.

Il governo greco sta procedendo in questi giorni in un’azione barbara che non ha precedenti: invocando il rischio che clienti di prostitute possano contrarre l’HIV da donne sieropositive e tossicomani, tra le quali alcune si prostituiscono occasionalmente e altre in modo regolare, ha ufficialmente permesso al Procuratore della Repubblica di autorizzare la pubblicazione delle loro foto, dei loro nomi e dei loro indirizzi di residenza.

Continued…

Posted in Critica femminista, Fem/Activism, Omicidi sociali.


L’Onu al governo italiano: su femminicidio e no affido condiviso in caso di violenza!

Ieri, come dicevamo, a Ginevra si raccontava come il femminicidio, in Italia, sia un crimine di Stato [Leggi l’elenco delle vittime per il 2012 ricostruite da Il Fatto Quotidiano]. Sul sito di Pangea trovate tutti i documenti presentati, esposti e tradotti sul panel Cedaw alle Nazioni Unite di Ginevra. QUI trovate il rapporto ombra, curato da Barbara Spinelli, dei Giuristi Democratici, autrice del testo “Femminicidio” edito Franco Angeli, e frutto del contributo di decine e decine di associazioni e donne che si occupano di lotta per i diritti delle donne in Italia.

QUI trovate il comunicato stampa, QUI trovate la dichiarazione scritta dell’associazione internazionale degli avvocati democratici (IADL) e QUI le raccomandazioni Onu al governo italiano a proposito di violenza.

A Ginevra, dunque, il 25 giugno, Rachida Manjoo, special rapporteur Onu contro la violenza sulle donne, ha presentato i dati sulla violenza e sugli omicidi basati sul genere.

Per la prima volta è stato presentato alle Nazioni Unite un rapporto tematico sul femminicidio.

La Special Rapporteur dell’ONU Rashida Manjoo nel suo discorso afferma: “Il femmicidio è l’estrema conseguenza delle forme di violenza esistenti contro le donne. Queste morti non sono isolati incidenti che arrivano in maniera inaspettata e immediata, ma sono l’ultimo efferato atto di violenza che pone fine ad una serie di violenze continuative nel tempo.” Prosegue Manjoo “La mia missione e rapporto sull’Italia ha evinto questa continuatività”. In particolar modo Manjoo sottolinea la violenza in casa come forma più ampia che affligge le donne nel Paese e riflette un crescente numero di vittime di femicidio da parte di partner, mariti, ex fidanzati. Prosegue Manjoo “Purtroppo, la maggioranza delle manifestazioni di violenza non sono denunciate perché vivono in una contesto culturale maschilista dove la violenza in casa non è sempre percepita come un crimine; dove le vittime sono economicamente dipendenti dai responsabili della violenza; e persiste la percezione che le risposte fornite dallo Stato non sono appropriate e di protezione”.

“Inoltre il mio report sottolinea la questione della responsabilità dello Stato nella risposta data al contrasto della violenza, si analizza l’impunità e l’aspetto della violenza istituzionale in merito agli omicidi di donne (femicidio) causati da azioni o omissioni dello Stato”.

Conclude Manjoo “Femmicidio e femminicidio sono crimini di Stato tollerati dalle pubbliche istituzioni per incapacità di prevenire, proteggere e tutelare la vita delle donne, che vivono diverse forme di discriminazioni e di violenza durante la loro vita. In Italia, sono stati fatti sforzi da parte del Governo, attraverso l’adozione di leggi e politiche, incluso il Piano di Azione Nazionale contro la violenza, questi risultati non hanno però portato ad una diminuzione di femicidi o sono stati tradotti in un miglioramento della condizione di vita delle donne e delle bambine.”

Continued…

Posted in Fem/Activism, Omicidi sociali, Pas.


Al RomaPride che nessuno tocchi Israele!

Al Roma Pride c’era un cartello che parlava di boicottaggio del turismo in Israele che si propone come Stato/città gay/friendly di notte e di giorno massacra il popolo palestinese. L’articolo che copincollo sotto spiega il perché. Su quel cartello si sono concentrate tante polemiche (riportate su un articolo del Manifesto) alle quali perfino Sveva Haertter, di Ebrei contro l’occupazione, risponde dicendosi sorpresa della “condanna” a quel cartello. Condanna e presa di distanza dagli stessi organizzatori del Pride. E poi, continuando, dice “Quello che forse è sfuggito a chi si è pronunciato contro il cartello in questione è che Israele viola da decenni non solo la legalità internazionale, ma i diritti umani, che queste violazioni ormai non riguardano solo i palestinesi, ma anche le donne e che nell’ultimo periodo stanno dilagando episodi di razzismo (anche con violenze fisiche) contro migranti e rifugiati, nei confronti dei quali il governo sta attuando una campagna di espulsioni senza precedenti e per quanto ne capisco, ancora una volta fuori da qualsiasi criterio di legalità. Tra l’altro il Ministro degli Interni se ne dice orgoglioso e ritiene motivo di vanto che la sua politica verso migranti e rifugiati venga definita oscurantista e razzista. Personalmente ritengo che un cartello che condanna la politica illegale (e criminale) di Israele e invita ad agire in prima persona contro di essa, sia tutt’altro che cha una nota stonata in una manifestazione come il gay pride, i cui obiettivi sono il riconoscimento della parità di diritti e il rispetto della diversità. Non credo per altro che all’epoca dell’Apartheid qualcuno avrebbe condannato un cartello con un invito a boicottare il turismo in Sudafrica. Infine trovo singolare che un giornale come il manifesto riporti una simile notizia senza porsi il problema di approfondirla.

Ecco il post da Free Palestine:

Quando 2 cartelli al RomaPride sono il minimo indispensabile

Portare 2 cartelli al Pride costa un po’ e non parliamo di denaro.

Prima devi fare la scritta e aspettare che la vernice si asciughi, poi devi fare i contorni scegliendo il colore che rende tutto più leggibile.

Il lavoro non è finito, tocca armarsi di cantinelle, sparapunti e cacciavite (se l’avvitatore è scomparso dal magazzino), devi prendere bene le misure e costruire una struttura che possa essere utile per portarli entrambi e agile da trasportare… alla fine bisogna provare ad alzare il tutto: “Oddio regà, è storto, non entra in macchina e con il vento si spacca e vola via!” Si parte verso il concentramento del Pride con quel “coso” che esce dalla macchina, content* comunque di portarcelo dietro.

Continued…

Posted in Pensatoio, R-esistenze, Scritti critici.