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Puttanofobia

Ovvero la principale regola è il decoro. Lo abbiamo visto in Toscana, a Roma e lo vediamo ora con i nuovi interventi della ex ministra alle pari opportunità Mara Carfagna. Poi pare che in Campania siano finalmente intenzionati a togliere di mezzo l’immondizia. Peccato che considerino tali le prostitute e non la roba maleodorante che resta stratificata a realizzare un orizzonte di varie città.

Ma la puttanofobia non si ferma a questo. Più si costruisce una cultura che delegittima e denigra le donne che di mestiere fanno le prostitute, più vengono marginalizzate e relegate nelle periferie dove possono morire o essere stuprate e derubate con più facilità, e più ancora si realizza la giustificazione sociale che immagina che un tale che ammazzi le prostitute sia soltanto un uomo che abbia sbagliato ad innamorarsene.

C’è un pezzo pubblicato su Il Foglio.

Non è facile commentare un articolo del genere. C’è di mezzo un uomo che viene accusato di omicidio nei confronti di una donna, una prostituta nigeriana. Pare ne abbia parlato in un suo racconto e che poi il racconto sia stato confermato da altre prove. Noi non sappiamo quanto la stampa dica la verità o meno. Ne a questo punto ci importa saperlo perché questo signore sarà giudicato altrove e noi non siamo un tribunale.

Continued…

Posted in Critica femminista, Misoginie, Omicidi sociali, Pensatoio, Sex work.


Storie di Regime: Il foglio di via dello scrittore NoTav!

Ci segnalano e volentieri condividiamo:

LETTERA APERTA AGLI ORGANI D’INFORMAZIONE

di Stefano Dorigo

Con la preghiera di massima diffusione e visibilità.

Scrivo questa lettera aperta, rivolta a tutti i mezzi d’informazione italiani, per riportare un abuso indicativo dei tempi che viviamo.

Sono Stefano Dorigo, scrittore, co-autore assieme a Pantaleo Elicio del romanzo “A Riot Of My Own” e studioso della comunicazione legata ai fenomeni sociali. In questo periodo sto componendo una tesi di laurea attorno all’uso di Internet da parte del movimento No Tav, sotto la direzione dell’università di Paris8, e ho in progetto un romanzo sulla medesima mobilitazione.

Questi fatti non sono un segreto. Li ho dichiarati pubblicamente alla presentazione del mio romanzo, avvenuta domenica 29 luglio al campeggio No Tav di Chiomonte, dove ho soggiornato una decina di giorni, anche per portare avanti i miei studi.

Assieme alla mia compagna, Giustina Marta, avevamo deciso di ritornarci per le ultime due settimane di agosto, al fine di trascorrere le nostre vacanze, prima di separarci a settembre per fare ritorno alle nostre mansioni: lei musicista a Tivoli, io studente precario a Parigi. Questa esperienza è stata interrotta bruscamente appena al secondo giorno, il 18 agosto, quando durante un controllo dei Carabinieri a Susa, risultava una notifica in sospeso per me da parte della Digos. Alla questura di Rivoli avviene la notifica dell’atto che si rivela essere un foglio di via della durata di due anni dai comuni di: Avigliana, Bussoleno, Chiomonte, Exilles, Gravere, Giaglione e Susa. In pratica tutta l’area dove la mobilitazione No Tav è maggiore in questi mesi.

Mi si contesta di aver tentato di raggiungere in treno il presidio anti-nucleare a Bussoleno, nella notte del 24 luglio, per contestare il passaggio di un convoglio di scorie nucleari dirette verso la Francia; di esserci andato in compagnia di persone facinorose e manifestamente appartenenti all’area di contestazione o anarco-insurrezionalista o marxista-disobbediente; di essere stato presente su tal treno, bloccato da un freno di emergenza e di campeggiare al campeggio Gravella di Chiomonte, da cui sarebbero partiti episodi di guerriglia. Questi eventi, uniti al fatto che nei comuni prima indicati, non svolgo alcuna attività stabile e lavorativa, non ho residenza o legami famigliari, o nessun interesse dichiarato rilevante, fanno di me una persona socialmente pericolosa. Pertanto mi viene interdetto l’accesso alla Val di Susa per due anni.

Continued…

Posted in Corpi/Poteri, Omicidi sociali, R-esistenze.


Netiquette FaS

Lo abbiamo sostenuto e chiesto e rivendicato mille volte. FaS non è un ring. Non si presta a scontri tra persone. Soprattutto non si presta alla delazione e all’attribuzione di reati a chicchessia. Non siamo la postale, non siamo la questura, non siamo un tribunale, non siamo un confessionale (e figuriamoci) e la nostra policy ieri come oggi resta quella in cui si rispettano le persone.

La critica politica è critica politica, si argomenta, si discute, senza demonizzazione degli avversari politici, con la disponibilità a parlarsi senza un coltello in mano, civilmente. E non ci interessa sapere chi ha cominciato prima perché non siamo all’asilo e noi non siamo le maestre. Qualcun@ deve smettere a meno che non abbia interesse a mantenere in vita un clima di guerra sul quale costruire una identità politica a suon di contrapposizioni. Chiunque abbia iniziato e qualunque cosa voi riteniate di aver subito qui comunque si portano solo argomentazioni.

Diversamente gli insulti, le diffamazioni, le calunnie, saranno cancellate. Tutte e a partire da chiunque. Perché le persone sono persone, la reputazione di chiunque va preservata, perché oltre un certo punto c’è un limite che va oltre la critica anche aspra, legittima, va oltre la contestazione e diventa accanimento e ossessione, cyberstalking perché chiunque ha una vita, parenti, famiglie, gente che viene ferita per ogni parola in più attraverso la quale si attribuiscono cose pessime a qualcun@.

E non importa se ritenete che la responsabilità delle vostre affermazioni ricadrebbe su di voi (sbagliato, perché chi gestisce spazi e blog è responsabile legalmente tanto quanto) perché non siamo comunque tenute a coesistere con un clima di perenne scontro giacché la nostra scelta è ottenere il diritto di critica senza insultare nessuno. La nostra scelta è di confrontarci, anche per dire “no, non condivido quello che dici” senza insultarsi e nel pieno rispetto delle reciproche opinioni.

Non è affatto buona pratica, riteniamo, quella di servirsi degli spazi altrui per alimentare lo scontro e per continuare la propria guerra contro i propri “avversari/nemici”. Chiunque abbia una guerra in atto la compia per proprio conto, sui propri spazi e senza coinvolgere altri/e.

Noi abbiamo scelto altri modi per interloquire con le persone. Non accettiamo di aderire a nessuna logica di branco ragion per cui se non usiamo un atteggiamento pieno di ostilità, livore e rancore saremmo considerate delle traditrici della causa e non accettiamo nemmeno di dover subire alcuna contestazione per la maniera in cui noi decidiamo di gestire i nostri spazi.

Vale per chi ci insulta, vale per chi tramite noi vorrebbe insultare altri. Casa nostra nostre le regole. Fine.

Posted in Comunicazione, FaceAss, Pensatoio.