In Svezia, come sicuramente saprete, la faccenda dell’accusa di stupro a Julian Assange (perché avrebbe fatto sesso con la donna con la quale dormiva senza aver indossato il preservativo) ha sortito reazioni molto diverse.
C’è chi lo ha difeso a spada tratta perché lui rappresentava l’icona di Wikileaks. C’è chi lo ha condannato a priori perché si fida dell’accusa che gli è stata rivolta. C’è chi ha insultato in modo indicibile, con un carico di misoginia che è diventata violazione della privacy e minacce, una donna coinvolta nell’accusa e c’è chi ha perfino scritto un libro che si intitola “Sesso svedese: come la nazione del libero amore ha ridefinito il concetto di stupro dichiarando guerra a Julian Assange“.
Nel blog dell’autore si può leggere di un aggiornamento sulle modalità attraverso le quali la Svezia affronta il fenomeno dello stupro o meglio su come l’accusa di stupro si estenda di volta in volta dalla cifra iniziale che è quella di “No vuol dire no” e “stupro è un rapporto non consensuale” a quello che chiamano “sesso supplicato“.

