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Precarie: le soldatine delle donne ricche, borghesi, autoritarie!

martaDa Abbatto i Muri:

Riprendo una riflessione iniziata qui a proposito di “movimenti di donne” e della loro totale distanza dalle rivendicazioni di tante donne e persone in condizioni di precarietà. Del loro atteggiamento moralista contro quelle che scendono in piazza e poi si beccano manganellate.

Mi si dice che forse potrebbe essere conseguenza della deriva securitaria dei movimenti. Rispondo che penso siano due cose diverse. I donnismi di cui parlo non hanno radice movimentista. Sono borghesi. Ma la deriva securitaria dei movimenti c’entra con il consenso che i donnismi traggono in mondi precari che parlano linguaggi giustizialisti. Si realizza un’asse preciso tra signore borghesi e precarie che parlano di galera, certezza della pena, securitarismi di vario tipo.

Una cultura nutrita a suon di leadership che non sanno distinguere tra il reato commesso da un riccone e la denuncia fatta ad un povero cristo che per campare va a occupare assieme alla sua famiglia un posto dal quale viene sfrattato con tanto di servizio polizia antisommossa.

Quando la povertà, il disagio, le lotte sociali diventano un problema di ordine pubblico si fa ben poca differenza tra reati e reati perché di fondo c’è chi decide che quello che c’è da tutelare sia la proprietà prima che la vita, la salute psico/fisica delle persone.

Poi c’è il giustizialismo che deriva dall’idea di tutela delle donne alla maniera fascista, donne come mogli e madri, come proprietà e corpi di Stato, appartenenti a qualcun@, di quando i “salviamo” o “difendiamo le nostre donne”, tua madre, tua figlia, tua sorella, diventa il collante che tiene unite alleanze strane, trasversali, tra movimenti femministi che non sanno trovare altre risposte alle loro rivendicazioni che non siano filo/autoritarie e istituzionali e che finiscono per ripiegare in quelle che sembrerebbero delle utili soluzioni proposte da destra. Soluzioni forcaiole, giustizialiste, moraliste, autoritarie.

Entrambi i gruppi finiscono per parlare un linguaggio comune dove sollevare una qualche forma di conflittualità significa beccarsi scomuniche e rimproveri da parte di chi non è davvero più in grado di distinguere su cosa sia autoritario e forcaiolo e cosa invece no.

7444_463996093689868_1724386579_nPrendi la discussione sulla decisione della Consulta a proposito della carcerazione preventiva agli accusati di stupro. Non c’è molto da capire. La questione è veramente semplice e a spiegarla sono perfino le stesse femministe addette ai lavori che tentano di sedare forme giustizialiste. Eppure c’è chi reagisce male e ti dice più o meno che non allinearsi con l’indignazione collettiva sarebbe quasi come se tu fossi dalla parte dei violenti.

Di queste continue forzature, di queste mistificazioni è fatta una mentalità di destra, autoritaria, che spinge verso determinate soluzioni e trascina con se’ una fetta di movimenti femministi, che ritengono di essere tali, che hanno abdicato alla destra ogni possibile teoria, discussione, pratica politica in relazione ai diritti civili delle donne e infine delle persone.

Donne borghesi, di qualunque estrazione politica, sistematicamente si schierano in favore di politiche autoritarie, neoliberiste, capitaliste e anestetizzano precarie affidando loro direzioni dalle quali è difficile disertare, pena, appunto, la scomunica, il disconoscimento pubblico, perché se non sei come loro sei contro di loro e perché spacciano il femminismo in quanto dogma invece che quella spinta fortemente rivoluzionaria che in effetti è.

Donne che hanno realizzato un “femminismo classista e perbenista che divide tra le donne ammodo e tutte le altre, le veline mute, le puttanelle del signor B., le escort, le prostitute e adesso le teppiste della Val di Susa … tutte ugualmente molestabili, tutte disponibili, così poco dignitose, loro … così poco onorevoli, loro …” (citando le compagne del collettivo Me-Dea).

rho-1Donne funzionali a dinamiche di potere che non proferiscono parola se a denunciare una violenza è una Marta qualunque. Perché di quelle come Marta bisogna pur parlare. Dove sono le donne del Pd in questa occasione? I girotondi? I balletti contro la violenza sulle donne di piazza? I comunicati indignati? Dove sono le Snoq, le signore borghesi, le rappresentanti istituzionali. Dove siete, dunque? Quando e come verrete a chiederci di partecipare alle vostre cose la prossima volta che vi sentirete “minacciate” dall’estrema pericolosità di un manifesto sessista?

Donne che rispetto al pericolo che è determinato dalla sistematica violazione del diritto di dissentire, di partecipare alle decisioni che riguardano i propri territori, restano zitte, ovviamente, a capo chino, a non dire niente sulle botte che si ricevono in piazza mentre si rivendicano i propri diritti, salvo poi ricavare un facile martirio quando un ragazzino di 15 anni scrive un insulto via web ad una rappresentante istituzionale e allora si evoca l’emergenza violenza sulle donne e la necessità di un paio di leggi che serviranno a monitorare, spiare, censurare, militanti, attivisti/e, persone che poi, per l’appunto, subiranno altra repressione. Perché infine quel che queste donne fanno è solo legittimare tutori e repressione.

1004414_479198292168881_915696631_nInvece per quelle come me i punti di riferimento sono le partigiane della terra, le NoTav, sono le disoccupate che si arrampicano sulle ringhiere, sono quelle armate di grinta che scendono in piazza e che puntualmente vengono sedate. Sono quelle che ad un convegno contro la violenza sulle donne si presentano con un cartello che racconta che la violenza più grande è quella che subiamo dallo Stato. Sono le donne che cercano alternative politiche, significative, indipendenti, che credono ancora nella possibilità di realizzare reti di riferimento che prescindono da chi si fa solo megafono istituzionale o da chi è dalla parte dei tutori.

Perché se sei dalla parte delle vittime lo sei sempre. Se invece sei dalla parte dei tutori il fatto è che si vede eccome. Si vede perché sceglierai le vittime alle quali dare una fasulla solidarietà. Dici che stai con lei ma in realtà stai con loro, stai con lei solo perché attraverso lei legittimi i tutori, lo stato repressivo, l’autoritarismo che ti consente di sentirti protett@ nei tuoi privilegi di borghese e capitalista.

E quando scegli la vittima alla quale portare solidarietà trascuri la prostituta, la trans, la migrante sulla quale non puoi fare alcun discorso neolocolonialista, trascuri tutte quelle che fanno rivendicazioni autodeterminate, quelle che prendono legnate in piazza, quelle che sembrano troppo poco vittime secondo certi gusti. Ovvero scegli vittime che ben si adattano ad un discorso davvero fascista.

968842_557201077669586_1033618042_nScegli di propagandare la tua linea a partire da ragazzine dalla faccia bella, pulita, poco più che adolescenti sulle quali puoi ricamare fior di falsità, esteticamente spendibili dal punto di vista mediatico, mancate mogli e madri, braccia e uteri rubati alla maternità e al ruolo di cura, facendo in modo che assurgano alla deità, di modo che le donne continuino ad essere considerate un prodotto mistico, angeli, sante, deboli, bambine, bisognose di tutela e giammai autodeterminate e in grado di decidere per se’ quali che siano gli strumenti di cui hanno bisogno per salvarsi.

Sante che non possono coesistere, nello stesso girone delle vittime/vittimizzate, con prostitute, trans, attiviste di piazza, tutte figure che poco si sposano con l’idea di madre, moglie, italiana che si fa ogni volta che si parla di violenza.

Sono queste infatti le figure in difesa delle quali ci si scontra sul terreno delle soluzioni perché non si prestano né esteticamente, né concretamente, alla vittimizzazione muta e passiva. Perché parlano per se’ (prostitute, trans, le Marta, altre), hanno rivendicazioni da fare, e quando le donne rivendicano per se’ le proprie soluzioni vengono costantemente ricacciate nel limbo delle colpevoli, complici di colpevoli, colpevoli più dei colpevoli.

Tutto ciò è più che prevedibile quando si parla di persone, donne, che mettono in atto politiche che anestetizzano, stabilizzano, normalizzano, conservano. E’ prevedibile, comprensibile, perfino tollerabile su un piano del discorso che è plurale e non può essere ridotto al pensiero unico. Quello che non è plausibile è che sia questo contesto a guidare le scelte dei femminismi, a smentirle, scomunicarle, moralizzarle. Quello che non è plausibile è che tante donne precarie siano piegate al cospetto di queste regine che con le nostre vite non c’entrano niente e che vi stanno portando in direzioni che neppure sapete di aver scelto.

998819_10201368304906734_789827800_nHanno fatto di voi la manodopera delle donne di potere, il braccio virtuale o reale delle signore che vi dettano priorità lontanissime dalle vostre vite di ogni giorno. Hanno fatto di voi le soldatine di un esercito che fa spazio affinché loro assumano sempre più rilievo, visibilità, o conservino potere, egemonia e monopolio culturale. Hanno fatto di voi quelle che organizzano iniziative, che entusiaste coinvolgono e reclutano altre in quel sistema virale che sono ormai i social network, affinché poi qualcun@ possa esibirsi con interventi collaudati che voi ascolterete come si ascolta una sacerdotessa che vi detta il verbo.

Niente autorappresentanza, piuttosto moralizzazione di ogni forma di autonarrazione. Niente spazi autonomi e autogestiti, piuttosto le militanti indipendenti vengono fagocitate e messe a servizio di frange istituzionali che saccheggeranno i vostri contenuti e le vostre energie rendendoli funzionali a percorsi dei quali non vi interessa niente. E quelle che non si fanno fagocitare e che si ostinano a pensare a forme autonome, autogestite di aggregazione e militanza, ovviamente, vengono ostracizzate, demonizzate, o alla peggio costrette dalla precarietà, dall’assenza di gratuità della politica a piegarsi a modalità, tempi, spazi di altre .

Per una che fa di tutto per dare spazio e voce a donne che non hanno spazio e voce ce ne sono almeno dieci che fanno di tutto per togliere spazio e voce a chi si prende spazio e voce.

Il femminismo, come qualunque altra forma di militanza attiva, è partire da se’. Se non vi confrontate con i vostri bisogni quel che fate riguarda un piano puramente teorico. Di cosa sono fatte le vostre vite? Da quali forme di precarietà e crisi e disagi vi stanno tenendo lontane i donnismi? Quali sono i disagi che anestetizzate mentre siete impegnate a organizzare iniziative per dare luce a signore borghesi? Quali sono le vostre richieste, le vostre rivendicazioni, e siete in grado di portarle nelle assemblee? Vi ascoltano? Davvero? E si traducono in rivendicazioni collettive? Davvero? Quando?

Chiedetevelo. Io me lo chiedo da un po’ e di risposte, anche su questo blog, ne ho trovate alcune…

—>>>Se Non Per Marta, Quando?

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