Skip to content


MLVD: E’ ora di fare un Movimento (autogestito) di Lotta contro la Violenza sulle Donne!

Io volevo dire che Emlou Aresu ce la ricordiamo tutt*. Proprio a partire dal suo delitto ha avuto inizio la campagna dei lenzuoli contro la violenza sulle donne. Il suo assassino è stato assolto, per incapacità di intendere e volere, mandato in ospedale psichiatrico per cinque anni e poi basta, fine, stop. Così dice la stampa.

Lei era una donna, madre, persona, che si era svegliata per andare a lavorare e si è trovata di fronte un tizio che frequentava una palestra nazi, armato dei suoi pugni fino ai capelli e dopo aver litigato con la sua fidanzata la madre disse di averlo visto uscire con l’intenzione espressa di beccare una donna qualunque e fargliela pagare.

Emlou Aresu è una donna morta in quanto donna. Lui l’ha incontrata e le ha massacrato la faccia di pugni. L’ha lasciata lì, per terra, in una strada di Milano, e oggi si comunica al mondo che una donna non può vedersi riconosciuta dallo Stato quella violenza che le ha tolto la vita. Oggi si è stabilito che basta fingersi pazzo per essere compreso tra quelli da capire, assolvere, e basta.

Sarei un po’ stanca di vedere offesa perfino la memoria delle donne uccise o che tutto si misuri in una diatriba intellettual/giuridica su cosa sia meglio farne dei carnefici. Non mi interessa neppure entrare nel merito della legislazione, ché io sono convinta che la violenza maschile sia una costruzione culturale, fatta di legittimazione, omertà, complicità, negazionismo, banalizzazione, depistamenti esattamente come la mafia e come la mafia andrebbe trattata.

Altro che pazzi. Sono furbi, questo sono. Perché da che mondo è mondo sulla stampa è tutto un fiorire di giustificazioni ed una terminologia psichiatrica/forense, raptus, depressione, schizofrenia e via di questo passo, che è tanto meravigliosamente buona con i carnefici e assolutamente repressiva con le vittime.

Vorrei discutere delle vittime di violenza maschile, del fatto che tra cinque anni costui uscirà dall’ospedale psichiatrico e sarà libero di massacrare qualcun altra. Del fatto che devo passare il tempo a giustificarmi, io, a dire che non sono giustizialista, non amo il carcere e men che meno le soluzioni criptofasciste, pena di morte e affini, lo devo fare perché altrimenti non posso reputarmi abbastanza libertaria.

Il punto è che io, se posso, mi armo di coraggio e di autostima e spacco la faccia a chiunque mi tocca solo con un dito, ma se non fossi in grado? E se dovessi aver bisogno di una mano? E se non trovo nessuno ad aiutarmi? E perché mai devo essere io a scappare? A nascondermi? A rinunciare alla mia vita? A chiedere protezione per anni e anni in cui il processo si svolge finché forse, un giorno, colui il quale minaccia la mia vita viene allontanato? E in tutto ciò qual è il meccanismo che mette in moto la stampa? Da un lato è una continua promozione alle misure che finiscono per far sentire impuniti gli uomini violenti e dall’altro c’è una complicità giustificativa del branco, al maschile, che è spaventosa.

Il punto è che tra la teoria e la pratica c’è tanta distanza. In teoria siamo tutti d’accordo che a quest’uomo debba essere garantito il diritto costituzionale ad essere curato, capito e bla bla bla. Nella pratica Emlou Aresu è stata ammazzata da un uomo, così come tante altre donne vengono ammazzate da uomini quasi ogni giorno, e il suo assassino passa per pazzo laddove la pazzia diventa la scusante a giustificare qualunque cosa.

Lo dico io che sono femminista, libertaria, che credo che la psichiatria sia troppo spesso uno strumento repressivo e di controllo nei confronti delle donne e di tutte le persone che stanno a margine, migranti e poveri, gente rinchiusa e sedata nei Cie o Tso pensati per persone “troppo” ribelli rispetto ad un sistema vincolante e autoritario. Lo dico io che penso che il carcere sia uno strumento repressivo tanto quanto ogni altro luogo con le sbarre, che penso che i magistrati applichino le leggi,  le leggi le fanno i politici e i politici sono uomini e tutto questo non presenta alcun vantaggio per nessuna di noi.

Lo dico io che ho bisogno di sapere: il modo in cui noi qui sfidiamo l’autorità e rispondiamo alla vittimizzazione è quello di ragionare di alternative. L’unica alternativa siamo noi. Dobbiamo parlarne e parlarne seriamente.

Non confido nello Stato. Non confido nei giudici. Non confido nelle istituzioni così come sono fatte. L’unica cosa in cui confido è la mia realtà fatta di solidarietà reciproche tra sorelle e fratelli disponibili.

E qui direi di rimettere in discussione anche la funzione dei centri sociali come spazi per fare politica ed aggregare. Quando avverrà che noi decideremo di farli diventare o di creare luoghi in cui le donne possano sentirsi a casa, riorganizzarsi, allenarsi all’autodifesa e uscirne fuori meno sole, armate di senso del riscatto ed autostima? Quando decideremo di creare un movimento di lotta contro la violenza sulle donne che abbia pari forza e iniziativa di un movimento di lotta per la casa? Dove si parli di Resistenza! Dove si accolgano tutte le donne, incluse le straniere, senza carte, senza niente, con la sola richiesta di aiuto. Dove ci siano tante donne e uomini – in rete – che siano solidali e si riuniscano e sostengano la donna vittima di violenza e la accolgano e vadano a prenderla se è necessario?

La sicurezza? La lotta contro la violenza sulle donne? E’ l’ora di farne un motivo di autogestione. Ci pensiamo noi o lasciamo che ci pensino altri? Parliamone.

http://www.youtube.com/watch?v=Q9Zdg6VM2X4

Posted in Corpi, Fem/Activism, Iniziative, Omicidi sociali, Pensatoio, R-esistenze.


9 Responses

Stay in touch with the conversation, subscribe to the RSS feed for comments on this post.

  1. lorena nolli says

    Prontissima!! Corso di autodifesa valido, VERO!! E, se e’ il caso….gruppi di donne ben addestrate, di controllo nelle varie discoteche o zone a rischio…..Le donne in difesa delle donne!! Come fanno gli “Angels” che vanno di ronda in varie zone dove ci potrebbe essere pericolo in generale….Ecco! Un bel gruppo di donne guerriere!!! Che al primo gesto sbagliato, al primo sguardo e ammiccamento da parte di un uomo ai suoi amici, verso una donna…..fermare tutto nel giro di un secondo!! E se questa cosa, nata per creare una difesa e una giustizia verso la donna, dovesse creare anche una guerra……guerra sia!!! Troppo dura?? Esagerata?? ………Giunti a questo punto, credo proprio di no!!

  2. frapa says

    Io ci sono sempre.

  3. irene says

    Facciamolo. Se non ora quando? Io sono xxxxxx xxxxxxxxx. Contattatemi , iniziamola questa rete!!

  4. Remedios says

    Condivido. Ma resta il fatto che finché esisterà anche solo una donna che si ostina a non combattere, tutto quello che noi facciamo sarà completamente inutile.

    Remedios

  5. cybergrrlz says

    @Pia, sono d’accordo con te. E’ puro terrorismo di genere. E’ una guerra e bisogna combatterla. Ti copio quello che trovo scritto sulla bacheca della pagina Fecebook a nome di Femminismo a Sud e in questo senso bisogna partire, vedersi, armarsi, misurare delle strategie e combattere, senza perdere altro tempo:

    “Le donne lottano contro gli stupratori, gli uomini violenti e gli assassini come chiunque lotta contro i propri oppressori, coloro che limitano la libertà di agire, di respirare, di vivere la propria sessualità, di crescere. Gli uomini violenti sono organicamente integrati al sistema autoritario di dominio delle parti deboli. Sono aguzzini, controllori, affinché il ruolo di cura delle donne sia svolto, per ciò stesso lasciati liberi di compiere violenze, ricorrendo lo Stato a blande soluzioni “curative” per le loro azioni premeditate e continuate contro le donne, mentre quest’ultime sono e restano, anche per colpa dei governi che consolidano la nostra precarietà, dipendenti economicamente e dunque soggette ad ogni forma di colonizzazione, sia essa fisica o culturale. E’ ora di dire basta. E’ ora di chiedere ai nostri compagni di percorso, di lotta, da che parte stanno, se intendono resistere con noi oppure no. Se intendono disertare o collaborare un sistema di oppressione che li coinvolge in ogni senso, come schiavi e come controllori. E’ l’ora di realizzare un Movimento di Lotta Autogestito contro la Violenza sulle Donne che come tutti i movimenti di liberazione, e qui si parla di corpi femminili ma anche maschili per l’obbligo di aderire ad un modello oppressivo che se non aderisci diventi a tua volta oppresso, deve assumere una valenza fortissima per tutt*.”

  6. pia says

    Sono convinta che la violenza di genere è una guerra contro tutte le donne! Quindi non vedo altra soluzione che ci si organizzi come un esercito, dobbiamo mettere in atto una strategia complessa che agisca su molti fronti.
    Per esempio perchè non decidiamo una serie di azioni da fare su più piani ogni volta che succede?
    Un gruppo può costituirsi sempre parte civile ad ogni processo, ora si fa troppo poco.
    Cerchiamo un luogo fisico per fare un mausoleo simbolico dedicato ad ogni donna uccisa. Potremmo pretendere dai Comuni che venga dato il nome di una strada alle donne morte di violenza già c’è il gruppo che lavora alla toponomastica femminile, usiamolo anche per questo. Apriamo delle scuole di autodifesa fortemente connotate per addestrare le giovanissime alle arti marziali…., insomma facciamo delle cose e chiediamo alle donne delle istituzioni di darci una mano.

  7. irene moreno says

    Condivido ogni virgola, con passione. Quando ho scoperto, ormai 4 anni fa, che la prima causa di morte delle donne in età fertile, erano, sono, gli uomini, non è stata una doccia fredda, sono più che altro restata di sasso nel senso che da dentro verso fuori ha preso sopravvento lo scheletro, da dentro verso fuori sono diventata tutta di ossa, così voglio vedere come mi ammazzi. Poi come reazione sana e propositiva mi sono messa a studiare Storia delle donne e ancora studio e studio. All’epoca vivevo in Spagna dove nessun giornalista si permette mai di chiamare un femminicidio dramma della gelosia, non si vedono tette in televisione, la rappresentanza politica femminile è garantita e i femminicidi stanno diminuendo, guarda un po’. E qui invece aumentano. Che fare per farsi sentire? Come uscire dalla logica dei Fantastici 4? 3 uomini e 1 donna: invisibile. Di femminicidio si parla solo in ambiti femminili/isti, come se fossimo noi ad avere un problema. Sottoscrivo pienamente l’idea del MLVD. E fondamentale sarebbe farne un Movimento Internazionale.

  8. Laura. says

    Perchè NON prendiamo la mazze anche in Italia??

  9. mancina says

    era il 2008 quando piu o meno all’ ennesimo femmicidio, lasciai su questo blog un commento tipo il tuo post, non ho ricevuto risposte non ho sentito nessuna che si dicesse pronta…
    posso dire che sono disillusa?
    diciamocelo con franchezza, non siamo capaci di organizzarci, non siamo capaci di uscire fuori dai vari gruppi e gruppetti, al di sopra di bandiere e partiti, ma una soluzione per me esiste: coinvolgiamo con ogni mezzo sfruttando la popolarità e la maestria legale della Bongiorno e la Huzinker a costruire una manifestazione unica di indignazione che apra le porte per urlare e lavorare anche per tutte le altre cose …accetto anche offese 🙂