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Per una traduzione del #15M

Con questo post vorrei impegnarvi (nel senso che ora che l’ho detto mi toccherà pure farlo) in una serie più o meno irregolare di riflessioni, racconti, analisi sul movimento che in Italia è conosciuto come gli indignados spagnoli.

Il motivo è semplice: nonostante sono convinto che il materiale presente sia sterminato, e che comunque un parte è anche disponibile in Italiano (o comunque in Inglese), mi sembra che nonostante ciò in Italia ci sia una conoscenza molto vaga di quel che è ed è stato il movimento di protesta giovanile (ma non solo) nella Spagna del 2011. Al tempo stesso c’è stata una narrazione potenzialmente tossica degli eventi, dei progetti e delle idee, accompagnata da una superficiale accettazione dentro schemi già presenti nel discorso italiano, talvolta anche in mala fede. Questo ha provocato almeno tre fenomeni:

  1. una riflessione incompiuta da parte del movimento italiano sulle proposte, sulle pratiche e sulle dinamiche diffusesi in Spagna a partire dal 15 maggio 2011.
  2. una riproposizione puramente estetica di quei fenomeni, sia in forma ingenua che con discutibili tentativi di “strumentalizzazione”.
  3. una diffidenza, diffusa e non ben esplicitata, almeno sotto certi aspetti, nei confronti della replicabilità di tali proposte e pratiche.

Non credo di essere particolarmente preparato a questo compito, né di averne una conoscenza specifica del fenomeno. Solamente, mi trovo a dover passare un lungo tempo della mia vita a Madrid, uno dei centri di diffusione del movimento e senza dubbio il luogo che simbolicamente ha dato il via alla mobilitazione. Una mobilitazione che penso, nella mia limitata conoscenza della storia spagnola, abbia elementi estremamente originali e di rottura con la storia recente di questa parte del Mediterraneo, e che quindi meriti la pena di essere raccontata.

Da quando vivo in questo paese (senza continuità è poco più di un anno), mi sono reso conto di quanto forse diversa la storia e la società rispetto a quella italiana, e di quanto paragoni e rassomiglianze risultino inefficaci. Crediamo di essere molto più simili agli spagnoli di quanto non siamo, e conosciamo molto poco la loro storia per poter capire alcune dinamiche. E non è solo questione di storia contemporanea (anche se per dirne una, nel 1973, mentre in Italia nasceva l’autonomia operaia, nella Spagna di fine dittatura ETA faceva fare un volo di 30 metri sopra un palazzo di sei piani all’auto di Carrero Blanco eliminando il probabile successore di Franco).

Vorrei iniziare con una semplice ma fondamentale precisazione. Innanzitutto gli indignados non si chiamano indignados. Più precisamente, usano si questa parola nei loro comunicati per definire il loro stato d’animo, ma non è la definizione che si danno -diciamo- come “soggetto”. Questa “etichetta” è invece quella che gli assegnano stampa e politici. Per cui già questo potrebbe essere un passo in avanti: se c’è una “terminologia corretta”, questa molto probabilmente movimento del #15M, ovvero del 15 di maggio, data della prima manifestazione.

Dico se c’è una “terminologia corretta” perché il movimento #15M è una realtà composita, dove affluiscono e convergono varie realtà preesistenti al 15 di maggio, assieme ad una mobilitazione popolare enorme che ha (per usare un parolone) ecceduto rispetto alle strutture organizzate presenti. Per cui il termine #15M ha un significato comunque aperto e talvolta anche dipendente dal contesto.

Vorrei evitare di inseguire il momento, ma invece prendermi tempi lenti, ripartire dall’inizio e raccontare comunque esperienze che non ho vissuto ma delle quali sto rilevando e decodificando le tracce. Per cui penso che inizierò proprio dalla manifestazione del 15 maggio e da chi l’ha convocata.

Mi piacerebbe ricevere feedback, proposte, osservazioni e critiche, nonché fonti e riferimenti che potrei aver perso. Indirizzate pure la mia ricerca che sono sul campo!

(minchia, ma quanto sono serio? troppo vero? rimediamo!)

Posted in Memorie collettive.