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15 ottobre: un giorno perfetto!

Che ne è di quelle fanciulle di una volta, che tenevano gli occhi bassi di fronte all’autorità. Guardatele adesso, come sono belle, determinate, fiere, consapevoli di avere una partita da giocare e se la giocano senza indietreggiare di un solo passo.

In ogni caso è stata una fantastica manifestazione. Nessun problema. Tutto liscio come l’olio.

Non ci sono state divisioni nel movimento. Non ci sono stati compagni che hanno consegnato agli sbirri altri compagni. Non c’era Casarini che delegava a Maroni il compito di schedare centri sociali che non si intruppano nelle schiere dei disobbedienti. Non c’era la polizia a chiudere tutte le strade incluso per quelli che volevano scappare. Non c’era il rumore dell’elicottero. Non c’era il ritmo a tamburo dei manganelli battuti sugli scudi. Non c’era nessun manifestante aggredito dalla polizia. Non c’erano camionette lanciate sulla folla. Non c’è stato bisogno di gruppi di persone chiuse in trappole a respingere lacrimogeni, blindati e a correre veloci facendo indietreggiare tutto il cordone di divise  armato. Non c’è stato bisogno di inveire contro chiunque somigliasse alla definizione di “violento”. Maglietta nera? Fuori dalle balle. Hai un casco? Foss’anche che hai parcheggiato or ora sotto casa fuori dalle balle pure tu.

Non c’è stato bisogno di rimpiangere l’assenza di un servizio d’ordine. Non ci sono stati infiltrati fascisti. Non ci sono stati quelli che hanno ridotto tutto alla presenza dei fascisti. Non ci sono stati quelli che hanno venduto le loro foto, con i cerchiolini rossi, per schedare compagni della fazione opposta, a quotidiani nazionali.

Non ci sono stati i quotidiani online che hanno pubblicato foto per l’identificazione di tizio e di caio. Non ci sono state lamentele sulla sovradeterminazione dell’organizzazione di piazza. Non ci sono stati quelli che hanno invocato una maggiore presenza della polizia per “fermare i violenti”. Non ci sono stati quelli che hanno promesso alle telecamere di voler pulire con spirito cristiano le piazze per chiedere perdono.

Non ci sono stati quelli che hanno tentato di giudicare ragazzi e ragazze secondo appartenenze schematiche e spesso inesistenti. Non ci sono stati quelli che “né rossi né neri ma liberi pensieri”. Non ci sono state aggressioni alle persone. Non ci sono state folle di persone che hanno risposto alle cariche senza mollare il colpo per un solo minuto.

Non ci sono stati quelli che non hanno considerato che fossero presenti in piazza anche disabili e bambini. Non ci sono stati quelli che hanno fatto la divisione tra buoni e cattivi, né quelli che hanno dimenticato la distinzione tra sfogo di testosterone e rabbia spontanea. Non c’è stato nessun gruppo schiacciato dalla volontà di alcuni.

Non c’è stato chi ha usato toni gravi ed apocalittici per la rottura di una vetrina e non c’è stato chi ha dimenticato che in piazza c’erano persone che lottano per il diritto alla scuola, al pane, alla sanità gratuita, al lavoro, alla casa, a tutto quello che ci stanno togliendo.

Non c’è stato nessuno che pretendeva di catalizzare l’indignazione per portarla ad ascoltare il politico di turno e non c’è stato nessuno rammaricato del fatto che sulle prime pagine dei giornali non ci fossero i politici che si rifacevano la faccia sulla pelle dei precari.

Non c’è stato un solo lacrimogeno cs e non ci sono state persone che scappavano ricacciate dentro la fossa per torturarle meglio. Non c’è stato nessun robocop in tenuta antisommossa e non c’è stato nessuno che per timore di vedersi spaccare la testa s’è dovuto portare il casco.

Insomma, si, è stata una passeggiata, bella, ricca, colorata e soprattutto condotta con grande maturità.

Perfino ora si vede bene che non c’è timore di critiche e di una analisi a posteriori, complessa e priva di censure.

E’ andata più che bene ed è certamente un giorno da ricordare perché NON è avvenuto che gli indignati abbiano fatto indignare quelli che normalmente producono indignazione.

E ora non è notte fonda e non devo andare a dormire e dunque neppure vi dico buonanotte. Ma buonanotte, comunque.

Posted in Anti-Fem/Machism, Memorie collettive, Pensatoio, Precarietà, R-esistenze.


3 Responses

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  1. Arianna says

    Bisogna capire come canalizzare questa rabbia…invece di spaccare vetri e macchine e banche per poi scappare come vigliacchi senza volto, se si andasse ad occupare montecitorio tutti insieme senza caschi senza stronzate tutti col volto ben scoperto, alto e fiero, sedersi tutti insieme tutti a braccetto, allora forse potremmo evitare di ridurre la nostra città, la nostra casa in un ammasso di immondizia, inutilmente.

  2. pessimesempio says

    Certo. Ma abbiamo bisogno di capire. Mi dirai: ancora? sì, ancora. Abbiamo bisogno di discutere di più insieme, di parlare di quello che è accaduto, accade e accadrà. Perchè così non si va avanti.

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  1. Talkin’ bout the 15th October | Univ-aut.org linked to this post on Ottobre 18, 2011

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