15.12.08
Controviolenzadonne tour
Sono partita da roma. Era novembre, il 22. Una bella manifestazione [Foto] senza i grandi numeri dell’anno scorso. Con molte defezioni e tante assenze dovute ad un posizionamento volutamente radicale. Niente bandiere di partiti e sindacati. La manifestazione è autorganizzata. Antifascismo innanzitutto come pregiudiziale netta. Antirazzismo, antisessismo, tanto da dire sul pessimo ddl carfagna (sul quale nel frattempo si organizzava la manifestazione che c’e’ stata ieri) a proposito di prostituzione, le ragazze dell’onda studentesca assieme a insegnanti e ricercatrici, e le migranti, lo spezzone separatista femminista e lesbico e qualche uomo qua e la. Pochi in realtà.
Qualcuno a margine mi dice che alcune ragazze di roma hanno chiarito con i compagni di occupazione all’università o altrove che non erano graditi. All’assemblea nazionale si era però deciso che erano graditi, in coda al corteo. L’invito infatti era rivolto a tutt@. Spezzone separatista in testa e gruppi misti e uomini alla fine. Insistere sul separatismo netto a presa di culo, con comunicazioni sovrapposte, per chi invece non fa questa scelta non credo alla lunga paghi. Assenti molti centri antiviolenza che quest’anno hanno costituito l'associazione nazionale "D.i.re contro la violenza". Tante le donne rimaste nelle proprie città per organizzare iniziative a livello territoriale.
La manifestazione dello scorso anno è stata innegabilmente uno scossone positivo che ha dato input a vecchie e nuove esperienze, già attive sui territori o nate per una più diffusa e capillare coscienza di genere sulle questioni che ci riguardano. Era fisiologico che dopo la manifestazione dell’anno scorso ciascuno rientrasse nei ranghi e si riposizionasse a seconda del luogo originario di partenza. Era anche prevedibile sebbene si potesse sperare il contrario. In ogni caso in questi tempi di magra e considerando la grande quantità di ragazze giovanissime che sono scese in piazza è andata davvero benone. Altre iniziative sullo stesso tema ci sarebbero state nei giorni successivi in tutte le città della penisola. Le centocinquantamila non solo non sono tornate a casa ma sono aumentate di numero e hanno avuto la capacità e la forza di organizzare altre cose ovunque.
A Roma, dicevo, percorro il corteo in su e in giù, chiacchiero con tant* amic* e per fare delle foto migliori con un amico andiamo su in alto e ci ritroviamo le fantastiche Ribellule che stanno per srotolare uno striscione. Interviene un poliziotto che si dice preoccupato per le femministe e vuole vedere lo striscione prima che venga srotolato. Vuole impedire provocazioni. Si chiarisce che non abbiamo la faccia da fasci di forza nuova e che lo striscione è parte della manifestazione e non contro. Insiste sul fatto che gli striscioni vanno fatti vedere prima della partecipazione ad un corteo e allora chiedo se esiste il reato di striscione non autorizzato (dopo quello di corteo non autorizzato… ma non esiste). “Adunanza indecorosa contro repressione sediziosa. Antifasciste sempre” – questa la scritta del fantastico striscione. I ragazzi dell’occupazione ad ingegneria applaudono il passaggio del corteo dall’alto. Peccato gli sia stato detto di non partecipare.
A Roma anche le Malefimmine, splendide ragazze palermitane che sono riuscite tra collette e feste benefit a pagarsi il biglietto del treno per esserci orgogliose di poter lavorare in autogestione e con un milione di altri impegni che le attenderanno al ritorno.
La giornata finisce con la stessa colonna sonora che l’ha accompagnata lungo tutte le strade “chi ti lamenti ma che ti lamenti pigghia lu bastuni e tira fora li renti”. Ed è un gruppo di donne “malarazza” quello che non stanche di aver sfilato per chilometri la sera si ritrova a ballare alla casa internazionale delle donne. Io le abbandonerò presto. Il mio treno partirà la mattina dopo.
A Palermo c’e’ una “Malafemmina” e una compagna di vecchia data che mi aspettano. Partiamo dopo un po’ per andare a Niscemi e partecipare il 25 novembre alla giornata organizzata dalle ragazze dell’Udi del paese. Una giornata straordinaria per tanti motivi. Uno tra tutti: Niscemi è il mio paese d’origine. Descriverò la giornata niscemese in un altro post che seguirà a questo.
Dopo Niscemi siamo tornate a Palermo. Molte le chiacchiere sull’onda studentesca che non ha alcun interesse a sviluppare questioni di genere. Una riunione fiume per parlare di come era andata a Niscemi e per fissare appuntamenti e impegni per la giornata del 28. Infine è arrivata la serata palermitana con la lettura di pezzi tratti dai “monologhi della vagina”.
Il teatro Edison era pieno e abbiamo riso e pianto e ascoltato fino alla fine tutt* quant*. Ad organizzare la serata le Malefimmine, le Luminarie e Le Onde centro antiviolenza palermitano. Sono state loro per la maggior parte a recitare, ballare, cantare sul palco. Meravigliose attrici improvvisate che hanno sparlato di vagina, clitoride, orgasmi, gemiti, mestruazioni (quest’ultimo argomento trattato in un fantastico gospel cantato sullo stile di ratatouille), sesso lesbico, violenza, costrizioni al corpo, infibulazione, e mille altre questioni che ci riguardano.
Davvero una grande serata e il livello del coinvolgimento che ha riguardato tante e tanti è stato bellissimo.
Il controviolenzadonne tour è così finito nella speranza di riuscire a beccare un pulman per andare a roma alla manifestazione adeschiamo i diritti contro il ddl sulla prostituzione. Il pulman non c’era e in effetti non c’era stato neppure tanto entusiasmo nell’aderire a quella giornata da parte di tant* dato che oltretutto lo stesso giorno a Bologna organizzavano una manifestazione parallela su altre questioni sicuramente di grande importanza.
So che la giornata è andata così così. Poca gente. Soprattutto poche e pochi militanti. Temporali, allagamenti, priorità diverse e fratture non sanate nel movimento glbtq(e) oramai scisso forse ne sono stati la causa.
Come direbbe Nanni Moretti: "Continuiamo così. Facciamoci del male".
Perciò credo sia opportuno ragionare a ovaie ferme. La manifestazione romana contro la violenza maschile sulle donne per me è stata fantastica. Gioiosa, divertente, mi è piaciuta tantissimo. Ma bisogna ragionare di alcune questioni per andare avanti. Se vogliamo andare avanti.
Bisognerebbe riflettere su un perchè collettivo dei numeri inferiori. Bisognerebbe ragionare davvero su quanto e come la componente separatista vuole dare spazio a tutte affinchè si realizzino cose anche un po' più complesse. Come quella organizzata da Maschile Plurale il 23 novembre a Roma assieme a gruppi di donne per una giornata aperta a uomini e donne (che non erano al corteo con noi), per l'appunto. Altrimenti nessun problema. La rete nazionale femministe e lesbiche in realtà non sarà più una rete che compone diverse anime ma un coordinamento tra gruppi orientati nello stesso modo. Si potrà partecipare alle iniziative del coordinamento ovvero si potrà non farlo e partecipare ad altre più affini. Purchè non si taccino di tradimento e diserzione quelle che vorranno seguire una propria rotta.
Bisognerebbe ragionare sul perchè i centri antiviolenza non c'erano a parte qualche rappresentanza locale.Tutto il dibattito che ci fu attorno alla famosa lettera alla carfagna potrebbe spiegare la loro assenza. I centriantiviolenza non campano d'aria e devono per forza relazionarsi in un modo o nell'altro con le istituzioni.
Bisognerebbe ragionare su quanto e come la frattura interna al mondo glbtq incida sulle dinamiche della rete nazionale femministe e lesbiche e se la scelta politica di costruire una alternativa più strutturata sugli stessi argomenti nella tre giorni bolognese non sia diventata una sorta di spartiacque fedele ad una precisa identità che usa l'antifascismo come pregiudiziale per mettere nel libro nero chiunque non sia esattamente di quella opinione, con quelle precise sfumature e con quella precisa motivazione di partenza. L'antifascismo non è in discussione, come non lo è l'antirazzismo, l'antisessismo, l'anticlericalismo, l'antiquellochevipare. Il punto, sempre lo stesso, sta nel metodo. Alla ricerca dell'infamone di turno da mettere al cappio e indicare alle masse per un linciaggio in pubblica piazza. Elemento che inquina discussioni e dibattiti. Elemento che non permette un confronto sereno e che anzi - a tratti - rafforza la tentazione autoritaria che già c'era e che ora si fregia di un motivo - reale certo - che diventa dirimente di ogni incontro. Con me o contro di me. Clima imbarbarito: come il giorno dopo la sconfitta dei fasci nella seconda guerra mondiale, alla ricerca di fasci e puttane dei fasci da rasare e impiccare. A 'ndo cojo cojo. Con tanto di selezione premio per chi è più "antifascista vero". Come se ci fosse un solo modo di essere antifascisti. Perciò, nessuna partecipazione critica. Nessuna opinione personale. Oggi è di turno lo spostamento collettivo che schiaccia gli individui, le differenze, le complessità. Pesante da digerire per ogni persona indipendente a maggior ragione se in versione libertaria e post, ma proprio post identitaria.
Sarebbe utile ragionare su queste cose perchè a forza di scegliere dove stanno le buone e dove le cattive, nonostante i tatticismi e le strategie per conservare buoni rapporti con alcun* - non con tutt* - finisce che le cattive - io tra loro perchè laica e perchè mi è antipatico ogni tipo di identitarismo con ricatto alla radice, pena l'esclusione sociale e politica - formeranno lo schieramento trasversale delle bad girls.
Bisognerebbe riflettere su tutto questo. Se vogliamo. Se ci piace.
--->>>Se non vi raccapezzate e volete capire qualcosa eccovi le puntate precedenti di un percorso lungo un paio d'anni oramai: QUI tutto su sommosse, flat, rete femminista e lesbica post 24 novembre 2007; QUI tutto sulla manifestazione nazionale del 2007



















