14.03.08

Principi, viagra, prime donne e santa inquisizione

Post in Corpi & Pensatoio & Precarietà & Omicidi sociali & Fem/Activism & Anticlero/Antifa at 23:11 :: 點閱次數 (1099)

Buongiorno care e cari,
oggi parliamo di moderne inquisizioni e di regressi culturali. Cominciamo da questi ultimi. Dopo aver provato inutilmente a resistere alla visione mattutina di una emanuela falcetti, su raitre, sempre più avvelenata e averla vista infierire contro qualcuno che non le dava la ricetta dello strudel "in fretta" (ma chi la punge di prima mattina? un pover'uomo che si è appena scetato può galoppare ai tempi nervosi della conduttrice? che gli desse il tempo di svegliarsi e di capire e magari di mandarla un po' a quel paese...), ho alla fine optato, come spesso accade, per l'informazione su internet.

Storia del principe che salva la principessa 

La prima notizia che mi salta agli occhi è quella del sempiterno cavaliere che insulta una precaria dicendo che tutti i suoi problemi si risolvono se sposa un figlio di papa' (sarei curiosa di sentire che consiglio avrebbe dato all'uomo che si è suicidato dopo un licenziamento). Roba d'altri tempi, quelli in cui un padre investiva sulla figlia come fosse una cavalla da vendere al buon partito con dote annessa e corredo connesso. Ci sono padri e madri, neppure tanto giovincelli, che invece hanno fatto di tutto per regalare alle proprie figlie gli strumenti da utilizzare per guadagnarci in indipendenza, autonomia, autodeterminazione. Ci sono donne che non hanno mai sentito su di sè il peso di un investimento a perdere per diventare una "buona moglie". E' stata data loro la opportunità di diventare delle ottime persone. 

Ma questa è la soluzione del cavaliere alla precarietà delle donne: il buon matrimonio. Manca solo che ci dica quanti figli dobbiamo fornire ai mariti per guadagnarci il mantenimento acquisito e in che altro modo dobbiamo prostituirci per avere un po' di serenità economica e poi siamo a posto. Eppure in questa campagna elettorale tutto mi aspettavo meno che di sentirmi suggerire di prostituirmi per superare la precarietà. Non mi aspettavo di dover avere una dentatura perfetta e un corpo da velina per guadagnarmi le grazie di un potenziale figlio di berlusconi per campare. Pensavo che dato che tutti i partiti, nessuno escluso, non fanno altro che dire che risolveranno i problemi della precarietà a me non restasse altro da fare che restare a braccia conserte, comoda comoda ad aspettare che uno qualunque tra loro vinca e poi accogliere un contratto a tempo indeterminato, un aumento di stipendio, una diminuzione della tariffa d'affitto...

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04.01.08

Bocca di Rosa stavolta non parte!

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Qualche giorno fa è successa una cosa che, fosse vivo il buon De Andrè, avrebbe di sicuro suscitato il suo interesse. Non fosse altro che per il fatto che ripercorre la stessa storia che lui ha scritto e cantato. Bocca di Rosa è stata trovata a fare il mestiere più vecchio del mondo e qualcuno ha ritenuto che essendo lei romena bisognava espellerla dal paese "per avere pervicacemente continuato a svolgere l'attività di meretricio nelle vie cittadine, creando grave pregiudizio alla pubblica sicurezza e conseguente allarme sociale tra i residenti dell'area interessata".

L’ordine di espulsione è stato firmato dal prefetto di Genova ed egli ha fatto riferimento alle nuove normative sulle espulsioni anche di cittadini/e comunitari/e che comprendono motivi di sicurezza e di sospetto terrorismo. La donna però ha fatto ricorso e dopo aver dichiarato di “prostituirsi saltuariamente per mantenere un bimbo di 5 anni e la madre malata” ha ottenuto di poter restare in Italia perché la sua presenza "non pone in essere un'attività di per sé "pericolosa" per l'ordine pubblico o per la sicurezza pubblica, e tantomeno lede o compromette la "dignità umana"".

Ora: vorrei soffermarmi sulla terminologia usata dal prefetto per organizzare la cacciata della donna perché a mio avviso è assolutamente significativa e già da sola dimostra il perché in Italia ancora possiamo dirci perfettamente calati nel tempo fascistissimo del duce (cui è seguita la soppressione delle case chiuse con la legge Merlin).

Ma come può venire in mente ad un prefetto del ventunesimo secolo di chiamare una sex worker, una lavoratrice del sesso, una che offre servizi sessuali: meretrice? Perché non chiamarla allora cortigiana?

Nel dizionario “meretrice”, che viene dal latino meretricem da merere (guadagnare), affine a merces (prezzo, mercede), inspiegabilmente viene riferito – e capite bene da quale epoca deriva l’attribuzione di significato – ad una donna che si prostituisce per un prezzo. La denominazione più “onesta” dello stesso mestiere sarebbe indicata nella parola “cortigiana”, appunto.

Ma se meretrice vuol dire letteralmente “guadagnare”, senza che da nessuna parte sia spiegato come, non è forse vero che le donne oggi tutte guadagnano e quindi meretriciano liberamente? Che forse hanno sottinteso l’attività di vendita di servizi sessuali solo perché all’epoca non era concepito altro lavoro per le donne. Ma oggi che le donne lavorano per vivere e in generale il termine di lavoro “onesto” viene attribuito a tutto quel lavoro compiuto senza frode o furto, ogni donna che vende un servizio ad un “prezzo” preciso può definirsi una onesta “meretrice”.

E perché mai dunque una “meretrice” dovrebbe “creare grave pregiudizio alla pubblica sicurezza” che di pregiudizio è già colma dalla cima dei capelli fino alla punta dell’alluce? Perché mai una meretrice dovrebbe creare “allarme sociale tra i residenti della zona interessata”?

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11.12.07

Io non voglio parlare di separatismo!

Post in Corpi & Pensatoio & Precarietà & Omicidi sociali & Fem/Activism & Anti-Fem/Machism at 01:06 :: 點閱次數 (1020)

Io non voglio parlare di separatismo. Non devo scegliere in maniera dogmatica da che parte stare. Perché mi riservo la possibilità di vivere in luoghi separati in alcune occasioni e in luoghi misti in altri momenti. La manifestazione del 24 novembre secondo me era uno dei momenti da affrontare in modalità mista. Tutto qui. Però voglio parlare di metodi, scambi, condivisione, giornalisti e ministre.

Per la evoluzione del pensiero femminista credo che il separatismo, espresso durante un corteo che parla di violenza maschile sulle donne e sollecita una rivoluzione culturale complessiva, possa essere un arretramento. E riferendomi alle letture della Spivak o di bell hooks avrei capito un corteo separato delle donne Rom. Separato rispetto alle altre donne bianche, ricche, non migranti e comunque differenti. Lo avrei capito se il separatismo fosse riuscito a segnare una differenza in zone altrimenti difficilmente distinguibili. Questo avrebbe forse aiutato a far emergere rivendicazioni autonome e non legate a letture e “traduzioni” spesso fatte da donne più e diversamente rappresentative.

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09.12.07

Padroni e stronzi: state zitti, siamo in lutto!

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Cosa unisce i minatori morti in Cina agli operai morti a Torino? Come dicevo qui: quello che li accomuna è il paradiso che li attende.

Di incidenti sul lavoro altri parlano molto meglio di me. Ma non posso non partecipare alla rabbia per morti così ingiuste. A Torino sono morti operai che avevano fatto, turni estenuanti (e chi si rifiutava di farli perdeva il posto), ore e ore di straordinario malpagate per campare.

E appena qualche giorno fa Montezemolo era tornato a imporre la cazzata dello stipendio legato alla produttività. Non si può più stare zitti. Proprio non si può.

Tutta la solidarietà e la stima ai lavoratori, alle lavoratrici, agli/alle operai/e, ai/lle precari/e, ai poveri e alle povere di questo tempo. In questi giorni, bisognerebbe solamente che padroni e stronzi rimanessero in silenzio per lutto, più che altro per questioni di decenza!

06.12.07

Era una famiglia normale - ovvero - storia di donne possedute: da uomini e dalle banche!

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Vivevano nella casa dei balocchi con tanti bei soldini e "nessun problema" comprensibile. Questo ha detto il sindaco di Tarcento (in provincia di Udine) per commentare l'omicidio/suicidio di un uomo ai danni di tutta la sua famiglia. Solito copione: prima uccide moglie e figlio e poi si suicida. Perchè la famiglia evidentemente si pensa ancora sia un possesso. Nulla di nuovo quindi di cui non abbiamo già parlato. Ma per il sindaco, così come riportato acriticamente da repubblica online - e di sicuro non è la sola, quella era una famiglia normale.

Entrambi i coniugi lavoravano e già tanto basta a definire quell'area di "normalità" che in Italia distingue il femminicidio dal "raptus", la costante strage di donne e altri membri della famiglia da un gesto estemporaneo che non deve assolutamente mai essere digerito come abituale. Come dinamica nelle relazioni sociali che va analizzata e affrontata e mai liquidata con un semplice e comodo: "era una famiglia normale".

Siamo sempre in quella Italia del nord est in cui si pensa che anormalità stia per immigrato, nero, rumeno, albanese magari siciliano. E' uno dei tanti luoghi in cui si ascrive la violenza contro le donne alla razza dell'uomo e persino alla situazione economica complessiva della famiglia. Se così fosse non ci sarebbe più il problema dei poveri e della disoccupazione perchè tutti i precari e gli affamati si starebbero sterminando tra di loro. Invece no. La cultura di violenza e di possesso è appunto una cultura che permea la società senza alcuna forma di discriminazione: "L'assassino non è un malato ma è il figlio sano del patriarcato!" - urlavano le donne in corteo il 24 novembre

La storia dell'uomo normale con famiglia normale è anche abbastanza antica e rappresenta quella vecchia categoria sociale fatta di massonerie e feudalesimi sparsi, dottorati e cavalierati della repubblica. Siamo nel territorio degli eccellentissimi, egregi, illustrissimi, signorie vostre (Con le puntature abbreviate dei: Dott. al quale si aggiunge "essa" per adeguarlo al femminile, Ill.mo/a, SV, talvolta SV Ill.ma - signoria vostra illustrissima - giusto perchè la leccata sia completa e definitiva. Trascuro il terreno delle eminenze che conosco meno perchè non ho fortunatamente visto spesso una corrispondenza burocratica tra fedeli e la sacra rota...). Attributi questi ancora presenti nelle letterine che compongono tanta nostra burocrazia. Accadeva nel nostro passato e accade ancora adesso: un uomo con una situazione economica serena non ha - per i benpensanti - alcuna giustificazione nell'essere violento se non quella di avere avuto un raptus.

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21.11.07

Le viole e il triste mondo della cooperazione sociale

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Qualche giorno fa abbiamo scritto un appello affinchè le donne "non in condizione di privilegio" della Sicilia prendessero la parola. Ci hanno risposto innanzitutto le donne della Cooperativa sociale "Le viole" di Messina costituita per aprire lo sportello antiviolenza "Un vivaio per le viole" (per chi volesse contattarle il loro indirizzo mail è: leviole_info@alice.it). 

Ci dicono:

"Facciamo piccole azioni, la notte, che permettano un risveglio diverso a cittadinanze dormienti. Ma qui (più che altrove) è dura. Ed è dura perché mancano braccia di donne che assieme possano accogliere, attutire cadute, permettere salti, farci addormentare e risvegliare serene e protette... 

[...] Ora siamo in attività per il 25 novembre. Apriamo lo sportello Antiviolenza a Villafranca Tirrena.

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19.11.07

Chirurgia estetica? Magari avessi i soldi per pagare l'affitto...

Post in Corpi & Pensatoio & Precarietà & Omicidi sociali & Fem/Activism at 07:14 :: 點閱次數 (382)

Oggi, gironzolando per il centro per comprare un paio di quotidiani e fare una passeggiata mi sono imbattuta in due scene abbastanza significative. Un tizio con un martello in mano aveva sfondato il parabrezza di un'auto della polizia. I due tutori dell'ordine hanno preso a corrergli dietro e uno dei due urla all'altro di prenderlo e di sparargli in testa. L'ha urlato ad alta voce e nessuno si è girato scandalizzato. Solo io e due amici che erano con me. La gente anzi pareva concentrata sull'entità del danno causato alla azzurrina autovettura dei poliziotti. Che quindi, forse, il problema non sono solo i poliziotti. Forse è che oramai la gente fa il tifo per vedere linciaggi, decapitazioni e cadaveri donati all'attenzione della pubblica piazza. Esistono i boia e le folle che li acclamano. Così mi è venuta una grande tristezza.

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15.11.07

Donne povere della Sicilia, unitevi...

Post in Corpi & Precarietà & Fem/Activism at 16:56 :: 點閱次數 (625)

In Sicilia esiste un femminismo che è segnato da mille differenze. Quello che conosciamo di più è rappresentato dall’eredità di parole di donne discendenti da casati nobiliari o appartenenti a grandi casate alto borghesi. Poco o nulla sappiamo o abbiamo letto di altre donne. Perché non erano abbastanza istruite per lasciarci in regalo le loro storie (comunque narrate di bocca in bocca sottoforma di nenie o filastrocche o anche ricordi consegnati per lasciare nuove custodi delle storie familiari) o anche perché il mercato della cultura un controllo un po’ nepotista e amicale ce l’ha. Il contesto culturale siciliano ha sempre realizzato un attento ostracismo nei confronti di donne non di “razza” (Riconoscendo alla casa editrice Sellerio - e talvolta anche alle edizioni La Luna e alle edizioni de La Battaglia - la grazia e bellezza di aver comunque tessuto memorie e racconti altrimenti difficili da rintracciare).

Quel femminismo che parlava di contadini e fame e miseria lo abbiamo fatto scrivere e raccontare agli uomini o alle donne che non l’hanno mai vissuto per davvero. Io ho sempre amato leggere di duchesse e baronesse. Mi è piaciuto leggere di grandi proprietari terrieri e di grandi donne eredi di enormi ricchezze. Alcune tra loro le ho anche conosciute e al di la’ dei loro privilegi e della loro fortuna, quella di essere nate in famiglie agiate, emanavano il fascino di donne che avevano visto mondi lontani. Avevano viaggiato, magari studiato all’estero, conoscevano le lingue straniere, il francese, l’inglese. Sapevano di arte e letteratura.

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01.11.07

Finanziaria e Sicurezza: questione di pacchi!

Post in Corpi & Pensatoio & Precarietà & Omicidi sociali & Fem/Activism at 08:33 :: 點閱次數 (519)

La filosofia è la stessa. Fanno finta di tutelare le donne e nel frattempo rifocillano altri. Anzi premiano le donne e le trattano per quello che ritengono siano: una proprietà. La finanziaria (che di finezze ne fa tante e credetemi sulla parola se vi dico che vale la pena leggere come questi che gestiscono le casse dello stato spartiscono denari a destra e a manca sperando che nessuno guardi i dettagli – inaccessibili al cittadino medio - a scoprire qual’e’ il trucco) ci propina il solito articoletto che sostiene la creazione di nuove imprese femminili.

Fingendo di ignorare che per fare impresa ci vogliono piccioli (soldi) e che per avere i soldi devi avere altri soldi a garanzia dei prestiti che chiederai o dei contributi che riceverai. Incentivare la prospettiva dell’impresa invece che investire per risanare la dimensione della precarietà è la solita scelta ipocrita e comoda che non porta a niente. Ma non si fermano qui. La donna di proprietà (a momenti dell’uomo o delle famiglie e poi delle imprese dalle quali dipendono per campare) avrebbe diritto ad una esenzione irpef poco poco minore (150 euri in meno) se lavoratrice madre.

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22.04.07

Quello scandalo dell'aborto terapeutico

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Negli Usa non si può più fare. Superati i tre mesi di gestazione (tra i 3 e i 6 mesi come prima era permesso) non è più possibile praticare l'aborto per motivi terapeutici. Lo ha deciso la Corte suprema per cinque voti a quattro.  Una posizione di questo genere non prevaleva dal 1973, data in cui l'aborto fu legalizzato.

Sulla questione dell'aborto terapeutico c'e' un regresso di posizioni anche in Italia (ma in generale in Europa non si respira aria di autodeterminazione a iosa). Sono recenti due fatti che hanno particolarmente acceso la discussione tra antiabortisti e difensori dei diritti civili in fatto di interruzione di gravidanza. Il primo è avvenuto a Firenze. Per una diagnosi sbagliata i medici sono intervenuti per interrompere una gravidanza a scopo terapeutico. Quando si sono accorti che il feto non presentava le anomalie diagnosticate e che dava segni di vita hanno tentato di salvarlo senza riuscirci.

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17.04.07

Chi non è omertoso alzi la mano. Ovvero: la vita psichica del potere

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Si è sempre parlato di omertà in relazione alla mafia e ai siciliani. Poche volte se ne parla riferendosi – più in generale - al ricatto di chi esercita "potere" che perennemente gioca ad affascinare le nostre vite o a ridurle al silenzio.

C'e' una modalità sociale che spinge tutti - e qui invito la gente non meridionale a farsi un bell'esame di coscienza prima di dirsi indignata di fronte al comportamento omertoso di molti siciliani - a farsi i cazzi propri o comunque a comportarsi in maniera consona, rispettosa, conveniente e perfettamente in linea con l'ambiente che li circonda. Questo a prescindere dal fatto che tali ambienti siano stati scelti o meno. Di fatto il terrore dell'abbandono lega tutti a doppio filo ai contesti in cui si vive. Fedeltà è la parola chiave. E lì si gioca con strani termini che esprimono variegate versioni del concetto di "onore" e altrettante variopinte facce del comportamento "fedele".

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