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Le donne razziste e le balle del Pd

Poi dicono che basta che siano donne per farcele sentire sorelle. Prendi la leghista bolognese che esige la schedatura di quelli che praticano una religione diversa dalla sua. Non è forse una razzista come un’altra? Ma non lo sono anche quelle più politically correct che hanno immaginato i lager “dal volto umano” che prendono il nome di Centri di Identificazione ed Espulsione (Cie, prima Cpt)?

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Posted in Anticlero/Antifa, Omicidi sociali, Pensatoio, R-esistenze.


Guida per i/le giornalist* che parlano di violenza sulle donne

Dalla mailing list: H2O segnala queste linee guide per i giornalisti a cura di ZeroTolerance. E’ in inglese ma comunque giriamo la segnalazione perché forse può essere utile anche a voi. Buona lettura!

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‘Precauzioni per l’uso: una guida per la divulgazione responsabile di informazioni sulla violenza contro le donne’ è una pubblicazione resa disponibile dall’associazione scozzese Zerotolerance (http://www.zerotolerance.org.uk/sites/all/files/files/HWC_V5%281%29.pdf)

È pensata per (e rivolta a) i giornalisti di carta stampata, radio e televisione. Analizza punto per punto argomenti quali il linguaggio, il tono e le parole usate, le modalità di strutturazione di articoli e notizie, gli stereotipi che vengono indirettamente rinforzati in alcune circostanze (alcol, prostituzione, degrado ecc) le statistiche reali, la scelta delle immagini, la scelta degli esempi (ecc) soffermandosi sui più comuni tranelli (tendenze?) della comunicazione attuale per poi offrire linee guida a cui attenersi per una comunicazione più equilibrata ed efficace.

La decostruzione fatta in lista e sul blog di FaS è molto più avanzata, ma mi è sembrato comunque un documento molto ben fatto, denso di riferimenti e con una bibliografia ben nutrita e quindi lo giro in mailing list.

Posted in Comunicazione, Critica femminista.


SanScemo sessista: protesta o boicottaggio?

Dalla mailing list una discussione sul solito siparietto a presentazione della vetrina più noiosa della televisione italiana, sanremo, vetrina per i discografici, per quelli che altrimenti non saprebbero cosa scrivere sui loro articoletti gossippari, per quelli che senza sanremo addio alla speculazione e ai miliardi di spesa a danno del pubblico contribuente, tutto condito di uomini capitani a condurre ‘sta stronzata e donne bellone e possibilmente mute che saranno al solito mostrate come fenomeni da baraccone, come modelle da sfilata per abiti firmati, tanti, e tacchi chilometrici ai quali sopravvivere nelle discese per quelle anacronistiche scale da varietà anni ’50, come oggetto di pruriti e interesse di paparazzi pronti a fotografare l’ascella, il capezzolo sfuggente, la mutanda avvilente, la coscia al naturale, la ruga dopotrucco, la pomiciata post party, tutto per servire il grande business dello spettacolo per come è concepito qui in Italia. Tristezza ai massimi termini.

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Posted in Comunicazione, Critica femminista, FaceAss.